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Colantonio: un rinascimento italo-fiammingo

Colantonio (1420-1460) si staglia quale rappresentante partenopeo di un Rinascimento eterogeneo che subisce le varie influenze d’oltralpe. Il suo humus è fertile del concime fiammingo, suffragato dal contesto storico che concentra nella corte di Renato d’Angiò la convergenza tra Francia, Spagna e Fiandre.


Renè (1408-1480), figlio del re di Napoli Luigi II d’Angiò e di Iolanda d’Aragona, stigmatizza l’immagine di un sovrano dedito agli scambi culturali, suffragandoli con la formazione di un’estetica di corte. In particolare, l’impronta provenzale-borgognona viene assorbita da Colantonio che ne arricchisce le sue tele, unendo caratteristiche nordiche a un impianto stilistico mediterraneo.
La scuola di Van Eyck influenza con la sua narrativa storica e i tratti raffinati, mentre in particolare, il Maestro dell'Annunciazione di Aix-en-Provence, infonde il suo credo artistico suggestivo; il tutto commisto con una prosaicità descrittiva chiaroscurale tipica del sentire partenopeo. Il connubio che ne risulta è una documentazione vivida dell’epoca cangiante al momento. Questa particolarità della commistione ha creato dibattiti riguardo la certezza delle attribuzioni a Colantonio, creando confusione sull’autenticità delle opere.

Noto è il suo “S. Girolamo nello studio” (Museo Nazionale Capodimonte), ove la peculiarità di ogni elemento avvalora l’acribia dell’influenza fiamminga, di stampo borgognone-provenzale. L’impatto simbolico iconizza la scena come il manifesto di un’estetica. La grazia formale e contenutistica assembla una raffigurazione di genere ad una rappresentazione sacra.

L’imprinting francescano di Colantonio ha immerso la narrativa del santo in un impianto compositivo di più ampio respiro. Costui immette negli abiti dell’ordine mendicante S. Girolamo e prosegue su questo iter estetico con l’opera “S. Francesco d'Assisi che dà la regola al primo e al secondo Ordine francescano”, congiunta ai “Beati francescani”.  Qui alcuni critici, oltre il già suddetto apporto fiammingo, intravedono l’influsso di Jean Fouquet, il “miniaturista di Tours”.


Costui durante una permanenza in Italia ne accoglie le atmosfere, dal tardo-gotico di Masolino al Rinascimento di Beato Angelico. L’interesse di Colantonio per le dottrine francescane si suppone sia suffragato dalla consonanza del sovrano Renato d’Angiò con alcuni circoli pauperistici.

Nel Quattrocento riprende il dibattito dottrinario sulle tesi, in merito all’intervento di Bernardino da Siena che comporta un intento chiarificatore e innovatore nelle tematiche affrontate. L’avvento di un rigorismo del movimento dell’Osservanza conventuale che condanna gli spirituali, avvalorando l’originarietà di Francesco. Praticare la povertà nell’alveo delle norma pontificie statuite al riguardo. Colantonio si distingue come artista per aver contemplato e assecondato l’eterogeneità dei moti d’animo dell’epoca, chinandosi a un’etica del potere, ma mai esulando da un suo personale approccio stilistico e contenutistico, rendendo onore a un’italianità fiera del suo respiro internazionale.


Fonti
Storia dell’arte italiana, Giulio Carlo Argan, Firenze, Sansoni, 1991
Storia dell’arte italiana, Stefano Bottari, Milano, Principato, 1970