Fact Checking History

I tre padri della missilistica

Nel 1865 fu pubblicato “Dalla Terra alla Luna” di Jules Verne. Allora i viaggi spaziali erano fantascienza; un secolo dopo il romanzo di Verne, la fantascienza è diventata scienza, anzi la realtà ha superato la fantasia dato che nel libro il proiettile che fungeva da navicella spaziale non allunò ma si limitò a orbitare intorno al nostro satellite, mentre il 21 luglio 1969 Neil Armstrong e Buzz Aldrin il piede sulla luna ce lo misero davvero.

Tsiolkovsky nel 1934
La conquista della luna è certamente il punto più iconico della storia dell’esplorazione spaziale, una storia che però parte molto prima. Parte quando ai viaggi spaziali non ci pensavano gli scienziati, ma i visionari, i sognatori; al limite i romanzieri, come Jules Verne, che peraltro era convinto che il figlio avrebbe assistito all’allunaggio. In effetti Dalla Terra alla Luna fu un successo venne tradotto in numerose lingue e raggiunse anche la Russia dove fu letto, tra gli altri, da Konstantin Eduardovich Tsiolkovsky. Un nome che probabilmente dice poco ma che è stato uno dei pionieri della missilistica. La sua è una storia interessante.
Tsiolkovsky nacque nel 1857 in una cittadina di nome Ijevskoe da una famiglia modesta; a dieci anni fu reso sordo da una scarlattina e non poté andare a scuola con gli altri bambini. Allora si formò da autodidatta, leggendo tutti i libri della piccola biblioteca del padre. La svolta avvenne nel 1873 quando si trasferì a Mosca e conobbe Nikolaj Fedorov, il Socrate di Mosca. Fedorov era un filosofo che in epoca sovietica fu considerato il padre del cosmismo: una corrente di pensiero particolare, un misto tra scienza e metafisica. Il cosmismo guardava alla scienza con molto ottimismo, sostenendo che grazie a essa l’uomo avrebbe sconfitto la morte per poi colonizzare lo spazio grazie alle sue potenti tecnologie. Non sappiamo se Fedorov avesse parlato delle sue teorie a Tsiolkovsky ma è probabile. In ogni caso le idee dei due erano molto simili. Anche Tsiolkovsky pensava seriamente a una vita dell'uomo nello spazio, tanto che è famosa una sua citazione "La Terra è la culla dell'uomo, ma l'uomo non può vivere nella culla per sempre".

 Dopo tre anni di vita moscovita  tornò nella sua città natale, dove riuscì ad ottenere l’abilitazione per l’insegnamento della matematica e nel 1892 si trasferì a Kaluga dove visse il resto della sua vita. Qui continuò a lavorare sul suo sogno di far andare l’uomo nello spazio e proprio in questo periodo teorizzò il razzo a propellente liquido. Nel 1903, nello stesso anno in cui i fratelli Wright fecero volare il loro aeroplano per qualche centinaio di metri, Tsiolkovsky aveva già trovato il modo per raggiungere lo spazio: diede infatti alle stampe il trattato “L'esplorazione dello spazio mediante apparecchi a reazione”, che sarà una pietra miliare della scienza missilistica. A lui inoltre si deve l’equazione del razzo oggi detta “di Tsiolkovsky”.

Goddard e il suo razzo nel 1926
Il padre dell’astronautica, come verrà in seguito definito, dovrà però aspettare l’epoca sovietica per ricevere notorietà e riconoscimenti accademici. Lo scienziato continuerà a teorizzare e studiare metodi per il viaggio, e perfino la colonizzazione, spaziale sempre con serissimo metodo scientifico. Nel ‘29 arrivò a proporre l’uso di razzi multistadio, e pensò addirittura alle stazioni spaziali, oltre a numerosi altri strumenti che tutt'oggi vengono usati nei viaggi spaziali.
Lo scienziato russo però era un teorico e non fece mai esperimenti pratici, per quelli bisogna andare dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, negli Stati Uniti. Qui, 24 anni dopo Tsiolkovsky, nacque Robert Goddard, anche lui amante della fantascienza, visionario dei viaggi spaziali e genio incompreso. Goddard, mentre studiava al politecnico di Worcester, sua città natale, si interessò agli studi sui razzi e ne lanciò uno a combustibile solido nel 1907, l’anno prima della laurea. In seguito progettò varie tipologie di razzo prima a combustibile solido poi liquido. Un ulteriore passo in avanti fu quello di applicare l’ugello di De Laval ai suoi razzi per rendenderli più efficienti. Dopo aver ottenuto vari finanziamenti, nel 1920 pubblicò “Un metodo per raggiungere altitudini estreme” oggi altra pietra miliare della missilistica ma che non fu riconosciuto come tale dai contemporanei. Questo soprattutto perché nell’ultima pagina del trattato Goddard si azzardò ad affermare che con un razzo sarebbe stato possibile raggiungere la luna. Una tale affermazione, a quell’epoca, equivaleva a dichiararsi pazzo e venne preso di mira anche dall’opinione pubblica generalista. Il New York Times lo accusò addirittura di non conoscere i principi base della fisica; nel 1969 il giornale pubblicò le sue scuse anche se Goddard non poté leggerle in quanto morto da quasi venticinque anni.

Hermann Oberth nel 1961
Goddard, sicuro di aver ragione, continuò i suoi studi e il 16 marzo 1926 in una fattoria di Aubron collaudò il primo razzo a propellente liquido. Il razzo volò fino a 12 metri e mezzo di altezza e raggiunse una velocità per poi schiantarsi al suolo il tutto il 2 secondi e mezzo. Sono numeri piccoli ma significativi: il primo razzo a propellente liquido della storia era stato lanciato, e il primo passo pratico verso lo spazio era stato fatto. Purtroppo i vicini di Goddard non erano tanto entusiasti della cosa e lo scienziato dovette spiegarsi con la polizia. Anche la comunità scientifica continuava a sottovalutarlo ma Goddard andò avanti nei suoi studi, anche grazie agli aiuti economici ottenuti grazie a Charles Lindbergh. Alla fine del decennio, dopo altre visite della polizia, lo scienziato si trasferì in New Mexico, dove aprì un laboratorio astronautico per perfezionare i suoi razzi. Tuttavia i suoi meriti in patria continuarono a essere sottovalutati e furono ufficialmente riconosciuti solo dopo la morte, avvenuta nel 1945.

Ma c’è un terzo padre della missilistica che fu, almeno in un primo momento, ignorato dal mondo accademico: l’austro-ungarico naturalizzato tedesco Hermann Oberth, nato il 25 giugno 1894. È il terzo padre dell’astronautica e anche nel suo caso la passione per lo spazio fu influenzata dalla fantascienza di Verne. Inizialmente Oberth era destinato a fare il medico: nel 1912 si iscrisse a medicina presso l’università di Monaco di Baviera e allo scoppio della prima guerra mondiale divenne medico di campo. Fu proprio l’esperienza bellica a fargli comprendere di essere inadatto alla carriera medica, perciò decise di dedicarsi ai suoi interessi sulla fisica e soprattutto sui razzi. Già nel 1917 propose un progetto per usarli come arma bellica che però fu respinto dal ministero della guerra. Non fu l’unica delusione: pochi anni dopo si vide rifiutare la tesi di dottorato “Il razzo nello spazio interplanetario”, che non fu ritenuto realistico dalla commissione d’esame. Oberth non si arrese e pubblicò la tesi a sue spese nel 1923 e poi, in una versione ampliata, nel 1929; anche questo lavoro fu poi ritenuto testo fondamentale per la corsa allo spazio. Il grande scalpore che destò quel lavoro negli anni ‘20 favorì la costituzione della società per i viaggi spaziali, una società ispirata proprio dal libro di Oberth che ben presto ne divenne membro.  La società dei viaggi spaziali dopo alcuni successi si avviò al declino e fu ufficialmente sciolta nel 1934, per problemi finanziari.

A quel punto però tutti gli studi dei razzi erano concentrati nelle mani dell’esercito e il regime nazista aveva vietato qualsiasi altro test. Nel ‘41 Oberth fu inviato nel centro missilistico di Peenemünde, diretto dal più giovane Werner Von Braun che era stato suo allievo e collaboratore ai tempi della società per i viaggi spaziali. Come noto proprio in quel centro furono sviluppati i terribili A-4, meglio conosciuti come V-2 e proprio Von Braun, consegnatosi agli statunitensi alla fine della guerra, sarà il progettista di moltissimi razzi usati dagli americani nella corsa allo spazio, compreso il celeberrimo Saturno V che portò gli uomini sulla luna. Anche Oberth collaborò per qualche tempo con il programma spaziale americano, ritirandosi nel ‘62. Dei tre padri della missilistica Oberth sarà l’unico a vedere davvero l’uomo andare nello spazio, sulla luna e sulle stazioni spaziali, morì infatti nel 1989.

Se oggi i viaggi spaziali sono una realtà lo dobbiamo anche e forse soprattutto a tre visionari, prima ancora che scienziati, nati negli ultimi decenni dell’Ottocento che hanno dimostrato che ciò che era considerato fantascienza poteva diventare realtà. Se oggi l’uomo può andare nello spazio lo dobbiamo anche a Tsiolkovsky, Goddard e Oberth.


Fonti:
Torino Scienza:
-Konstantin Eduardovitch Tsiolkovsky: https://www.torinoscienza.it/personaggi/konstantin-eduardovitch-tsiolkovsky (ultima visita 19/04/2020)
-Robert Hutchings Goddard: https://www.torinoscienza.it/personaggi/robert-hutchings-goddard (ultima visita 19/04/2020)
-Hermann Oberth(1894- 1989): https://www.torinoscienza.it/personaggi/hermann-oberth (ultima visita 19/04/2020)
Nasa:
- Konstantin E. Tsiolkovsky: https://www.nasa.gov/audience/foreducators/rocketry/home/konstantin-tsiolkovsky.html (ultima visita 19/04/2020)
- Dr. Robert H. Goddard, American Rocketry Pioneer: https://www.nasa.gov/centers/goddard/about/history/dr_goddard.html (ultima visita 19/04/2020)
- Herman Oberth: https://www.nasa.gov/audience/foreducators/rocketry/home/hermann-oberth.html (ultima visita 19/04/2020)