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Gruppo XXII Ottobre: il primo nucleo paramilitare italiano

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Ore 20.33 del 16 aprile 1970. Il normale TG della sera, ascoltato da milioni di italiani, è bruscamente interrotto da un’interferenza che si diffonde solo in alcune zone di Genova. Il messaggio viene trasmesso da alcuni ripetitori siti sul Monte Fasce, alle spalle della città portuale ligure, nella Val Bisagno. Incapaci di comprendere cosa stesse succedendo, molti sono i telespettatori che si allarmano per l’inquietante messaggio dei disturbatori, che annunciava:

“Questa è radio Gap, del gruppo XXII Ottobre. Qui Gap. Il fascismo e’ risorto. Ricordiamo i fatti del luglio 1960. Prepariamoci a scendere in lotta. Morte ai fascisti e ai padroni”.
I Gap, ovvero Gruppi d’Azione Partigiana (acronimo ripreso dai GAP, i partigiani protagonisti della lotta di liberazione anti-nazi-fascista italiana) erano una formazione di estrema sinistra fondata, nel 1970, dall’editore Giangiacomo Feltrinelli, operante a Milano, ma con diramazioni in altre città italiane, tra cui Genova e Torino; fu la seconda organizzazione ad abbracciare la lotta armata sul suolo italiano.


La forte paura di quegli anni per un revanscismo fascista, spinge ben presto elementi della sezione genovese dei Gap a distaccarsi dalla formazione originaria, per dare vita ad un nuovo gruppo politico-militare e armato che prenderà il nome di Gruppo XXII Ottobre. Leader della nuova organizzazione extraparlamentare è Mario Rossi, che alle sue spalle vanta già numerose azioni di protesta contro il sistema. Chiamati in un primo momento dai giornalisti “Tupamaros della Val Bisagno” – con evidente riferimento all’MLN (Movimiento de Liberación Nacional) attivo in quegli stessi anni in Uruguay – solo successivamente prenderanno il nome di Banda XXII Ottobre, quando verrà ritrovato un biglietto del treno riportante proprio quella data in uno dei nascondigli usati dall’organizzazione. Lo scopo della banda è già chiaramente formulato nella celebre interferenza: contrastare con la lotta armata il fascismo, che sembra essere risorto nella nazione, come testimoniato dai fatti susseguitesi, proprio a Genova, durante il Governo Tambroni del 1960.

Complice anche la contestazione studentesca, molti saranno i gruppi che, in questi anni, dalla teoria passeranno alla violenza agita, costruendo mirate azioni di stampo terroristico, con l’obiettivo di colpire quegli obiettivi ritenuti colpevoli della rinascita fascista. Il gruppo XXII Ottobre inaugurerà questa terribile stagione di guerriglia quotidiana, storicamente nota come Anni di Piombo, che affliggerà il paese, nella sua fase più sanguinaria, per più di un ventennio.
Le prime azioni della banda iniziano immediatamente dopo la trasmissione clandestina, con vari attentati prima ad una sede di partito, e in seguito al consolato statunitense genovese, scampato. Il primo vero e forte atto terroristico si terrà la notte del 5 ottobre del 1970, quando il Gruppo rapirà, a scopo di finanziamento interno, il 22enne Sergio Gadolla, primogenito di una facoltosa famiglia borghese genovese. Il riscatto richiesto ammonta a 200 milioni di lire, una cifra astronomica per l’epoca, ma solo così il ragazzo ottiene la sua liberazione. Questa particolare richiesta instaura un modus operandi, ripreso poi anche dalle seguenti evoluzioni paramilitari italiane per finanziarsi, come le Brigate Rosse: rapine e rapimenti “rivoluzionari” – chiamati in gergo espropri proletari - diventeranno quotidiani nell’Italia degli anni Settanta. L’anno seguente, nella primavera 1971, il Gruppo XXI ottobre torna a far parlare di sé, ancora più nettamente, con la sua nuova azione sempre a danno del capitale, accusato di essere il peggiore dei mali che affligge e che decostruisce la società, non solo italiana.

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La sera del 25 marzo, Rossi e altri componenti si incontrano per mettere a punto gli ultimi dettagli del piano previsto: rapinare lo IACP – Istituto Autonomo Case Popolari, da breve colpito da accuse di mala gestione e corruzione e soprattutto accusato di aver aumentato i canoni di affitto agli inquilini. La mattina del 26 marzo il colpo ha luogo nella sede genovese dello IACP: nonostante la preventiva intenzione di non utilizzare armi, molti spari infuocarono le strade genovesi. Rossi e compagni, informati da una fonte interna circa l’arrivo di una borsa contente le paghe dei dipendenti dell’Istituto, entrano negli uffici, afferrando e prelevando forzosamente la valigetta piena di denaro. Convinti di potersi allontanare indisturbati a bordo di una Lambretta, i rapinatori devono fare i conti con la tenacia del fattorino di nome Alessandro Floris, dipendente dello IACP, che non si dà per vinto e, nonostante le intimidazioni ricevute dai membri della banda, li insegue. Rossi decide di sparare dei colpi a terra, nel tentativo di allontanarlo ma, uno di questi, lo colpisce mortalmente. 


La loro fuga prosegue per le vie della città, inseguiti anche da alcuni automobilisti, tristi testimoni di quella vicenda: una volante dei Carabinieri riuscirà a fermare almeno uno dei rapinatori, precisamente Rossi, il leader, trasportato immediatamente in carcere con l’accusa di omicidio colposo. Dopo un incessante lavoro da parte degli organi investigativi, alcuni membri della banda l’anno seguente vengono arrestati e spediti alla sbarra; nel 1973 si conclude definitivamente il processo, il primo ai danni di una organizzazione paramilitare in Italia, che condannerà in primis Rossi all’ergastolo. 


Il paese plaude alle dure condanne emesse dai giudici, ma non tutti concordano con le decisioni prese dalla Corte di Assise, accusata di aver commesso importanti irregolarità nelle indagini e nel processo: in particolare, alcuni sostenitori della banda, si assembrano in Francia, dove si costituisce il Comité aux camarades du XXII ottobre. Anche gli ex-compagni di Radio GAP fanno sentire la loro voce di protesta fuori dall’aula:

"Compagni della 22 Ottobre, fra voi e noi si alzano le mura di questo infame edificio. Sono mura robuste, ma non possono impedire che la nostra voce vi giunga. Inutilmente le forze coalizzate del potere hanno tentato di serrare intorno a voi il muro ben più tenace della menzogna e del silenzio.” 

Il messaggio radiofonico dei GAP si conclude in modo profetico:

“La 22 Ottobre ha aperto la via; altre forze la sostituiranno, alimentate continuamente dalla stessa ferocia distruttiva del potere dominante".
Così la storia del Gruppo XXI Ottobre, ormai sgominato, sembra concludersi qui, ma non sarà così. Le vicende legate ai terroristi genovesi di protrarranno ancora per alcuni anni. Nonostante i massicci arresti, molti componenti riuscirono a mettersi in salvo, approdando definitivamente nei gruppi armati di estrema sinistra che hanno costellato la storia italiana dagli anni Settanta, fino ai primi Duemila: il nome di Rossi e di alcuni compagni sono inesorabilmente legati alle sanguinarie Brigate Rosse. Infatti, due sono gli episodi in cui verrà richiesto il loro rilascio, tramite un comunicato: in occasione del rapimento del magistrato Mario Sossi (1974) e in occasione del rapimento del parlamentare della Democrazia Cristiana Aldo Moro (1978). In entrambi i casi, le richieste dei brigatisti non verranno avallate. Per quanto riguarda il leader del Gruppo XXI Ottobre, Mario Rossi, uscirà dal carcere dopo aver scontato 31 anni di detenzione speciale.


Qui riportiamo un filmato di estremo interesse, relativo al processo della banda, conservato dall’AAMOD - Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico.






Fonti:
(a cura di) Giovanni Assereto, Marco Doria, Storia della Liguria, Editori Laterza, Bari, 2014
Gianni Oliva, Anni di piombo e di tritolo, Mondadori, Milano, 2019
Paolo Piano, La «banda 22 ottobre». Agli albori della lotta armata., DeriveApprodi, Roma, 2008
Davide Serafino, La lotta armata a Genova: dal Gruppo 22 ottobre alle Brigate Rosse, Pacini Editore, Pisa, 2016


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