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Una chiesa nella "bocca dell'inferno": Santa Maria in Vallicella

Il loco entro cui fu edificata la struttura di Santa Maria in Vallicella (o Chiesa Nuova) ab origine era sostanzialmente una zona paludosa, sita nei pressi dell’ansa fluviale vaticana. E’ un’ipotesi papabile che in questa parte del Campo Marzio vi sorgesse un lago, detto Tarentum, probabilmente di acqua sulfurea e legato proprio per questo a visioni e immaginari infernali. Tale conformazione geografica gli deputò, in età romana e repubblicana, la nomea di Campus Igniferi, ovvero bocca dell’inferno. I romani credevano infatti che proprio in questo luogo si potesse ricercare la via per il collegamento con gli inferi e proprio qui venne eretto un altare in onore di Dite e Proserpina, ai quali venivano offerti in sacrificio una vacca bianca e un toro nero in occasione dei Ludi saecolares. La chiesa, inoltre, possiede internamente una pianta basilicale. Ma scopriamo di più su questa particolare chiesa romana...

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Le sue decorazioni stigmatizzano un lasso di tempo che va dal barocco maturo e ad un inizio settecento piuttosto “manierista”, classicheggiante. Artisti quali Giuseppe Passeri, Daniel Seiter, Giuseppe Ghezzi contemplano la navata centrale, adornata dal lavoro della scuola di Pietro da Cortona sulle volta e cupola.

La Madonna della Vallicella insediata sull’altare risale al 400, è difesa da una copia in rame del 600, eseguita da Rubens, circondata da angeli adoranti, raffigurati dal medesimo. Interessante il particolare che, al fine di tutelare l’antica icona, venga costruito un meccanismo di saliscendi che rivela e ricopre l’antica effigie mariana. In memoria della prima pietra deposta e della consacrazione della chiesa è apposta una lapide a latere dell’altare maggiore.


La navata destra invece mostra la Cappella del Crocifisso con l’opera di Scipione Pulzone che raffigura una crocifissione densa di tensione patetica. A seguire la Cappella della Pietà deputata al parmense Pietro Vittrici, maggiordomo del Cardinale Boncompagni, soggetto all’azione miracolosa di S. Filippo Neri, del quale riconosce l’autorevolezza, inchinandosi alla sua maestà spirituale. Suo figlio ordinerà a Caravaggio la pala d’altare con il tema della deposizione di Cristo.

La Cappella dell’Ascensione colloca la tela di Girolamo Muziano nel contesto pisano della famiglia Ceuli, noti banchieri di Roma. In seguito la Cappella dello Spirito Santo con dei lavori di fattezza fiamminga di Wensel Coebergher.


La Cappella dell’Assunta “di potestà” del banchiere genovese Giovanni Agostino Pinelli, tesoriere di Sisto V, adornata dell’Assunzione della Vergine di Cerrini. Chiude Cavalier d’Arpino con la sua Incoronazione della Vergine. A latere sinistro la Cappella della Presentazione contempla l’opera di Barocci. Il suo luminismo argenteo nei visi e la composizione teatrale e frugale al medesimo tempo donano uno splendido esempio di barocco maturo italiano.

Passignano e il suo verticalismo prospettico adornano la Cappella dell’Annunciazione, per poi ritrovare Barocci in una delicata Visitazione che nella cappella dall’omonima tematica offre una rappresentazione intrisa del pathos e del pudore che contraddistinguono la sua arte.
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La Cappella della Natività e la Cappella dei Magi serbano un’etica prosaica con l’Adorazione di Alberti e di Nebbia che, seppur con differenti linguaggi, impongono una visione comune sulla tematica, descrivendo una narrativa di genere. In finis Cavalier d’Arpino con la sua Purificazione.

La suddivisione degli spazi e l’imponenza della struttura di S. Maria in Vallicella creano un respiro architettonico che riecheggia il sentire dell’epoca barocca, stimolando la tensione mistica e quello sguardo verso l’alto che sia la poetica dottrinale che lo slancio prospettico onorano.


Di: Costanza Marana

Fonti:
Galassi Paluzzi Carlo, Le arti minori nella Chiesa di S. Maria in Vallicella, Roma, F.lli Palombi, 1927
Barbieri, Sofia Barchiesi, Daniele Ferrara, Santa Maria in Vallicella Chiesa Nuova, Palombi Editore, 1995