Fact Checking History

La nascita di Ordine Nuovo e la sua organizzazione

Nel corso degli anni 50 il Movimento Sociale Italiano cercò di intervenire in modo più attivo nelle vicende della politica italiana, con il congresso di Viareggio del gennaio 1954, in cui fu discusso il tema della politica dell’inserimento.

Nell’ottobre del 1954 Arturo Michelini subentrava come segretario a De Marsanich, anche se quest’ultimo era sostenuto da Junio Valerio Borghese e da Ezio Maria Gray. Il cambiamento alla segretaria era visto come necessario per raggiungere l’obbiettivo di entrare nell’area di governo. Michelini lavorava a questa politica dell’inserimento cercando un’alleanza con il partito nazionale monarchico di Covelli e l’Unione combattenti italiani del maresciallo Messe.


Il segretario cercò di emarginare la “sinistra socializzatrice” del partito e  questa politica causò tensioni al partito che emersero in modo ancora più evidente quando il Msi il 29 aprile 1955  sostenne e votò Giovanni Gronchi per l’elezione a presidente della Repubblica. La risposta della minoranza interna avvenne nell’ottobre dello stesso anno con l’uscita di un ciclostilato intitolata Azione. Per il rinnovamento morale e politico del MSI, che contestava la linea ufficiale del partito e chiedeva di non partecipare alle attività di governo, il gruppo che ruotava attorno al documento, guidato dal presidente del FUAN Giulio Caradonna venne sconfessato dal partito.

Queste tensioni erano accompagnate dalla richiesta dell’ala più tradizionalista e spiritualista, influenzati da Evola, di chiedere un generale riposizionamento dell’MSI verso una maggiore intransigenza dottrinale e una prospettiva rivoluzionaria, tuttavia questa idea non venne accettata dalla segreteria.

In questa situazione Pino Rauti andò ad accentuare le sue critiche verso il MSI e nel 1956 organizzò un convegno tra diverse riviste che avevano assunto posizioni critiche come La Legione (di Milano, con Roberto Barbesino), Prima Fiamma (di Torino, con Giorgio Pini e Edmondo Martinuzzi), Utopia (di Verona, con Michele Maria Di Bella). Nel successivo Congresso che si tenne nel novembre 1956 non vennero prese in considerazione queste posizioni critiche, e il tema dell’essere fascisti in democrazia appariva ai movimenti giovanili come datato nei riferimenti culturali e ideologici.

La riconferma di Michelini alla segreteria segnò l’uscita della corrente interna di Ordine Nuovo dal partito, che fu un duro colpo per il MSI. Intorno a Pino Rauti e anche in parte ad Ernesto Massi, teorico dell’economia corporativa uscito dal Msi nel marzo 1956, si raccolse un gruppo che diede vita ad un’ associazione politico-culturale denominata Centro Studi Ordine Nuovo.

La lettera di dimissioni di Rauti venne firmata da altre 87 persone secondo le informative del ministero quasi tutte concentrate a Roma. Gran parte degli aderenti erano quadri che avevano già ricoperto ruoli intermedi nel MSI. Le informative del ministero dell’Interno riportavano che i principali limiti in questa fase del Centro studi Ordine Nuovo erano la mancanza di militanti e i pochi mezzi finanziari. I primi e pochi finanziatori, che  avevano acconsentito la pubblicazione di un settimanale si ritirarono in poco tempo, constatando il fallimento della scissione, le pubblicazioni del settimanale cessarono già nel dicembre del 1957 per mancanza di fondi.


Questa associazione rimase al di fuori del dibattito politico e dall’attività elettorale del MSI e di altri partiti, tranne nel 1958 quando tentò prima di partecipare con proprie liste alle elezioni propose a Borghese di capeggiarle, ma il “comandante” rifiutò questa proposta e, successivamente, indicò ai propri militanti di votare scheda bianca, in quanto si resero conto che non vi erano le condizioni politiche ed economiche per un simile passo. Alle elezioni il MSI perse solamente 175.000 voti, questo dimostrò la scarsa rilevanza politica del scissioni avvenute all’interno del partito in particolare quella On.

Nel 1959 in un convegno nazionale di On, Pino Rauti ammise che la debolezza organizzativa e politica dei due anni precedenti era dovuta alla mancanza di fondi. In questa fase continuò comunque l’attività culturale del gruppo che nel 1959 organizzò a Milano il convegno sul Nuovo Ordine Europeo a cui partecipò anche Evola. L’unica possibile legittimazione del gruppo era rappresentata dai suoi rapporti con l’estrema destra europea. I primi risultati non li ottenne all’interno dell’Internazionale Nera, stabilendo buoni rapporti con paesi del mondo arabo come l’Egitto di Nasser. I rapporti con la Repubblica Araba Unita sono illustrati da diversi rapporti del Sifar da Fabiano (Lino Ronga, collaboratore all’Eni di Enrico Mattei, poi informatore del Sifar).

Nello stesso periodo vi erano rapporti tra On e Jeune Europe grazie alla presenza a Bruxelles dell’ordinovista Enzo Generali che fu il tramite anche dei rapporti tra On e l’Oas. Questo rapporto tra On e Oas rappresentò un salto di qualità per Ordine nuovo, infatti il gruppo italiano svolse traffico di armi per conto dell’Oas.

La forza di Ordine nuovo in questa fase fu la presenza nella classe dirigente di un gruppo di persone di estrazione sociale elevata (giornalisti, avvocati studenti di legge). Questi dirigenti sostennero presso il Sifar, in particolare il generale Aloja, le teorie dello Stato maggiore francese sulla guerra rivoluzionaria.

Sulla natura dell’organizzazione nata dalla scissioni del Msi, il suo fondatore Pino Rauti diversi anni dopo dipinse Ordine nuovo come un semplice gruppo intellettuale, un centro studi, non un gruppo di militanti con pratiche paramilitari. Questa descrizione di On trova corrispondenza nei primi due anni di vita, quando esso non fu nulla di più che centro studi, ma non per sua volontà.



Negli anni successivi l’organizzazione cambiò fisionomia: quando il gruppo riuscì ad avere più consistenza, la scheda di adesione ad Ordine nuovo mutò, questo a dimostrazione che l’adesione ad Ordine nuovo non era solo quella ad un centro studi. Infatti venivano richieste diverse informazioni: il possesso della patente e di autovetture, l’orientamento politico del datore di lavoro, il possesso di patente di caccia o porto d’armi, del passaporto e per quali paesi., se si possedevano conoscenze in ambienti militari e se si erano assolti gli obblighi militari, specificando se prima o dopo l’9 settembre 1943 e in quali reparti. Oltre a questo all’interno di On vi era una struttura “coperta”, chiamata “Il Monolite”, collaterale ad Ordine Nuovo e composta da giovani attivisti e dai più dinamici, capaci e fedeli. Ordine Nuovo promosse l’organizzazione di questa struttura coperta nei posti dove vi erano maggiori adesioni tra gli universitari e i giovani. I membri del “Il Monolite” avevano compiti sia culturali sia di servizio d’ordine e si erano organizzati su base pseudo-militare e autoritaria. Questi gruppi si diffusero maggiormente nel territorio di Mestre, Venezia e Padova.

Complessivamente la storia della destra italiana e, in modo particolare del Msi, è caratterizzata in questa prima fase da numerose scissioni, in primis quella di Ordine Nuovo che passò da un’iniziale vocazione politica teorica dei primi due anni, ad una formazione politica con un’ inclinazione paramilitare. Questo passaggio avvenne grazie al rapporto con alcuni movimenti e servizi segreti di altri paesi.

Di: Francesco Sunil Sbalchiero

Fonti:
G. Orsina (a cura di), Storia delle destre nell’Italia repubblicana, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008.
P. Rosenbaun, Il nuovo fascismo. Da Salò ad Almirante, Feltrinelli, Milano, 1974.
D. Conti, L’anima nera della Repubblica. Storia del Msi, Laterza, Roma-Bari, 2013.
A. Amorese, Fuan, Eclettica edizioni, Massa, 2017.
C. Vercelli, Neofascismi, Edizioni del Capricorno,Torino, 2018.
A. Giannuli, E. Rosati, Storia di Ordine nuovo, Mimesis, Milano, 2017.
G. Pardini, Fascisti in democrazia. Uomini, idee, giornali (1946-1958), Le Lettere, Firenze, 2008.
G. Pardini, Nazione, Ordine e altri disegni. Vicende politiche nella destra italiana (1948-1963), Le Lettere, Firenze, 2011.