Fact Checking History

La svolta della Bolognina: 12 novembre 1989

Nella cosiddetta “svolta della Bolognina” il segretario del Pci, Achille Occhetto, nel novembre 1989 annunciò di voler proporre un Congresso straordinario per affrontare le nuove questioni, nazionali ed internazionali che si stavano delineando. Il segretario decise di lanciare una fase costituente che avrebbe dovuto portare alla nascita di una nuova formazione politica. Secondo l’idea di Occhetto, la nuova forza politica avrebbe dovuto essere capace di costituire un punto di aggregazione e riferimento delle diverse forze della sinistra in Italia, rappresentando una cesura netta rispetto alla tradizione comunista.

Spiegare questa svolta solo come la ripercussione emotiva del crollo dei regimi comunisti nell’Est europeo, simboleggiato dalla demolizione del muro di Berlino, avvenuta solo pochi giorni prima dell’annuncio, sarebbe sbagliato in quanto la crisi del Pci era più profonda. Agirono infatti diversi fattori: Questa crisi era dovuta a diversi fattori come: il cambiamento e le trasformazioni che stavano avvenendo nella società italiana, l’ascesa anche in Italia di forze neoconservatrici e non per ultime le debolezze e incertezze del Pci negli ultimi tempi su temi centrali dell’ultima fase della segreteria di Enrico Berlinguer, come la questione morale, il rinnovamento della politica, la lotta alla corruzione e al malgoverno che erano stati punti di forza del Pci.


In questo contesto la sinistra avvertì la necessità di aprire una nuova fase caratterizzata da una nuova ricerca programmatica e culturale e dall’esigenza di creare un’organizzazione politica che fosse in grado di affrontare la nuova situazione storica.

L’esigenza di un rinnovamento del partito divenne lampante dalle dimissioni, nel 1988, di Natta da segretario del partito. Questo si era consolidato con il XVIII Congresso e questa nuova generazione avvertiva come esigenza fondamentale, per superare la crisi inarrestabile in cui sembrava essere caduto il Pci, l’accesso all’area di governo.

 Nella discussione nel Comitato centrale emersero già le prime opposizioni che portarono alla convocazione di un Congresso straordinario. Esso venne convocato dal 7 all’ 11 marzo 1990 a Bologna dove si approvò la proposta di Occhetto di promuovere una nuova formazione politica che raccolse il consenso del 67% dei delegati . Il dibattito preparatorio del Congresso di Bologna è passato alla storia come il dibattito sulla “cosa”, questo sia perché non era stato ancora definito il nome del partito e anche perché non erano ancora stati determinati, se non in modo vago, i fondamenti politici e la base ideale della formazione politica. La confusione non fu superata nelle diverse fasi dell’accesa discussione che si sviluppò prima e durante il Congresso. Il dibattito si incentrò sulla “novità“ della formazione politica, cercando nuovi interlocutori quali i circoli, i club e la società civile, insieme ai quali realizzare il progetto dei nuovi processi, da avviare nella società italiana. Tutto questo non portò concretamente ad un reale rinnovamento e gli interlocutori si rivelarono troppo scarsi e troppo poco rappresentativi per costituire un effettivo momento costituente con una più ampia sinistra rispetto al passato.


Al Congresso vennero presentate tre mozioni: la prima che approvava la svolta di Occhetto, la seconda, sostenuta da esponenti storici come Natta, che si opponeva al cambio del nome, ma che comunque proponeva un cambiamento questa era sostenuta da esponenti importati del Pci come Natta, Ingrao, Gravini l’ultima mozione fu quella proposta da Cossutta che riteneva ancora valide le  idee filosovietiche.

Il processo di formazione della “cosa”, come fu definito inizialmente il nuovo partito, si rivelò più lento e in condizioni non favorevoli visti i fatti che si stavano svolgendo nei paesi socialisti nell’Europa orientale. Il loro crollo ebbe infatti effetti pesanti sul Pci nonostante la presa di distanza già da tempo proclamata.
In questo contesto vi furono anche le elezioni amministrative e regionali del 1990 nelle quali il Pci perse ovunque con una flessione del 6%e quindi la sua consistenza risultava circa al 24% dell’elettorato.

Solo nel 1991 si arrivò quindi ad una prima tappa, con la nascita nell’ultimo Congresso del Pci a Rimini nel febbraio del 1991 di una nuova formazione politica denominata Partito democratico della sinistra, ma in questo Congresso emersero più che altro i diversi conflitti interni e non l’idea costituente di un processo di rinnovamento della sinistra italiana. Infatti la scelta voluta da Occhetto e appoggiata con convinzione da gran parte del vecchio partito fu meno indolore perché una minoranza consistente guidata da Armando Cossutta, Sergio Garavini e Lucio Libertini, abbandonò il Congresso che portò nel maggio dello stesso anno alla nascita di un nuovo partito: “Rifondazione comunista. Il partito di Rifondazione comunista prese alle elezioni circa 6% dei voti non pochi rispetto al 16-17% del PDS.

Il nome scelto non piaceva alla destra migliorista capeggiata da Giorgio Napolitano convinto che l’aggettivo socialista avrebbe dato maggior importanza al cambiamento e marcato l’idea socialdemocratica del partito e quindi l’inserimento nel gruppo parlamentare dei socialisti europei.
In questo modo il comunismo italiano - che da molto tempo rivendicava la propria diversità - faceva fronte alla crisi del comunismo globale, portando il Pds in breve tempo al centro della vita politica italiana. ma questo cambiamento fu difficile e accidentato anche a causa della crisi politica, morale istituzionale in cui versava in quel momento la democrazia repubblicana. Il cambiamento da Pci a Pds non investirà solo l’identità ideologica della sinistra italiana, ma anche l’assetto organizzativo e le strategie competitive. Questa metamorfosi anche organizzativa porterà ad un partito che si basava sul centralismo democratico, fortemente coeso ad un’organizzazione policentrica, decentrata dai confini più fluidi. Tutti questi cambiamenti sono da vedersi anche nel lungo periodo quando già negli anni cinquanta ci fu un passaggio dalla centralità della cellula a quella della sezione.


Di: Francesco Sunil Sbalchiero

Fonti:
S. Colarizi, Marco Gervasoni, La tela di Penelope, Laterza, Roma- Bari, 2012.
A. Agosti, Storia del Pci, Laterza, Roma- Bari, 2000.
G. Chiarante, La fine del Pci, Carocci, Roma- Bari, 2009.
R. Mulé, Dentro i Ds, Il Mulino, Bologna, 2007.
G. Liguori, La morte dl Pci, Manifestolibri, Roma, 2009.