Fact Checking History

La Saponificatrice di Correggio, la serial killer più famosa d'Italia


Nel 1941, il piccolo paese di Correggio, in provincia di Reggio Emilia, viene sconvolto da una un’atroce notizia: tra i suoi abitanti si nasconde un’assassina seriale. Gli anni già bui per via della Seconda guerra mondiale, si affermano ancora più plumbei alla divulgazione della notizia del probabile omicidio di tre donne precedentemente scomparse nel nulla.
Le indagini iniziano immediatamente, affidate al commissario Serrao dal questore di Reggio Emilia, che, in breve tempo, esaminando una  piccola serie di indizi, risale al feroce assassino. L’omicida in questione è Leonarda Cianciulli, un'anziana signora sulla sessantina che di malvagio ha ben poco nell’aspetto, ma che dentro di sé, nasconde un mostro capace di commettere orrori inimmaginabili. 


Cianciulli nasce a Montella (Avellino) nel 1894 da una famiglia di umili origini. Ultima di sei figli, Leonarda trascorre un’infanzia e un’adolescenza molto complicate e infelici: il marchio di “frutto” di uno stupro macchierà la giovane sin dalla nascita, costellando la sua breve esistenza di episodi violenti e tentativi di suicidio, alimentati anche dal peso della malattia epilettica di cui soffre sin da quando è in fasce. 
Le sofferenze per la giovane Leonarda non si concludono neanche nella fase adulta. Alla morte della madre, con cui il rapporto è sempre stato molto anaffettivo – la madre probabilmente era stata violentata e per tale ragione rigetterà sempre qualsiasi legame con la figlia – si conclude con una maledizione da parte del genitore che le augura una vita piena di miserie. Questa profezia va a legarsi con un’altra divinazione ricevuta da una zingara: «Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi.».
La seconda rivelazione, in particolare, segnerà Leonarda nei suoi atti futuri.
Dopo il matrimonio nel 1917 con Raffaele Pansardi, un giovane impiegato dell’ufficio del catasto, i novelli sposi si trasferiscono in Basilicata dove la donna si distingue nel giro di qualche anno, come strega – praticherà a pagamento chiromanzia e astrologia - e truffatrice - viene arrestata ben due volte per raggiri e aggressioni a danni di alcuni concittadini.
Causa il terremoto dell’Irpinia e del Vulture del 1930 gli sposi, usufruendo dei fondi statali per i terremotati, decidono di trasferirsi a Correggio, nel reggiano, dove il legame con le arti magiche e l’astrologia si fa sempre più imperante nella vita quotidiana di Luciana, convinta, già da fatti avvenuti nei tempi lucani, di essere stata maledetta da quella zingara tanti anni prima. In effetti, la donna sarà davvero sfortunata: tredici gravidanze finiranno con dieci neonati morti nella culla e tre aborti spontanei. Grazie all’intervento di una fattucchiera, Luciana riuscirà ad avere altri quattro figli, tre maschi e una femmina, sani e abbastanza robusti da poter sopravvivere.
Questi dolorosi episodi suggellano la sua vita al servizio della “magia”. Il soggiorno reggiano è piacevole e costruttivo: Luciana è ben accetta nella comunità e i suoi servigi sono molto richiesti. Questo le permette di avvicinarsi a molte donne, creando quei legami di amicizia di cui approfitterà brutalmente solo qualche anno più tardi. Nel 1939, con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, Leonarda si ritrova ad affrontare completamente in solitudine i suoi peggiori fantasmi: l’abbandono improvviso del marito e il pensiero costante per i figli maggiori, in età adatta all’arruolamento, riportano a galla le due profezie che hanno scandito fino a quel momento la sua difficoltosa vita.
La più grande paura, quella di perdere nuovamente gli unici figli in vita, la spingono totalmente nelle braccia della magia nera. Il ricordo della “strega” lucana e del suo intervento magico la convincono a mischiare occultismo con la sua fervente devozione alla Madonna. Sarebbe stata proprio questa – come affermato dall’omicida durante il processo - ad averle proposto in sogno uno scambio rituale: la vita dei figli verrà risparmiata in cambio di un sacrificio, umano.
Famosa ed apprezzata per le sue arti culinarie, la casa di Cianciulli diventa ritrovo, soprattutto dall’inizio della guerra, per tante donne rimaste sole e che non desiderano altro che un porto sicuro in cui allietare il tempo bellico. È così che tre donne cadono nella sua trappola fatta di bugie e negromanzia.  


La prima vittima si chiama Ermelinda Faustina Setti, una giovane donna, semianalfabeta, probabilmente un po’ ingenua, desiderosa di viaggiare e di allontanarsi da Correggio; viene convinta dalla Cianciulli di averle trovato un marito a Pola e che, per sposarlo, avrebbe dovuto immediatamente partire. Setti lascia tutti i suoi averi nelle mani della sua assassina che, senza pietà, con un’arma bianca - precisamente un’ascia - la fa a pezzi per poi bollirla in una sostanza chimica.
Come risulterà dalle seguenti indagini, il figlio Giuseppe fu coinvolto sin dal principio: per coprire il primo omicidio, arrivò fino a Pola, in Istria, per spedire delle lettere scritte precedentemente dalla vittima – su suggerimento di Leonarda  con lo scopo di convincere amici e parenti che la donna si fosse allontanata per propria volontà.
Il primo omicidio segna una lunga scia di sangue che Leonarda si lascerà alle spalle; mieterà ancora due vittime negli anni di Correggio. La seconda vittima, Francesca Clementina Soavi, anch’ella speranzosa di poter lasciare il piccolo paese, si fa ammaliare dall’amica che le propone un’interessane posizione lavorativa presso un collegio femminile di Piacenza. Anche in questo caso la vittima viene convinta a scrivere delle lettere per rassicurare amici e parenti sulla sua improvvisa partenza e che verranno spedite sempre dal figlio Giuseppe, ormai ad omicidio compiuto. L’assassinio, anche per la Soavi, prevederà lo stesso modus operandi della Setti.
Infine la terza vittima, Virginia Cacioppo, un ex-soprano di discreto successo che, dopo una vita passata nei teatri, desidera ardentemente un altro ingaggio per riprendere la sua carriera nel mondo dello spettacolo, ormai flebile. Cianciulli la convince di avere un affidabile aggancio presso un importante impresario fiorentino, stuzzicando i suoi sogni di gloria, da tempo riposti nel cassetto: il povero soprano, invece, scomparirà come le altre povere sventurate.
Sarà  la cognata della Cacioppo ad insospettirsi della “partenza” così improvvisa della vedova: è quella amica così bizzarra che Virginia frequentava a darle forti dubbi e la parente prende la decisione di confidare i suoi sospetti al Questore di Reggio Emilia. Seguendo un Buono del Tesoro di proprietà della Cacioppo presentato al Banco di San Prospero, il Commissario Serrao, incaricato direttamente dal questore di svolgere le indagini, arriva ad Abelardo Spinarelli, amico della Cianciulli e parroco di San Giorgio, a Correggio. Il prete confessa di aver ricevuto direttamente il buono dall’amica per saldare un vecchio debito. Serrao rivolge quindi le sue attenzioni all’anziana donna che, senza troppa resistenza, confessa il triplice omicidio. Tuttavia Leonarda solo dopo lunghi interrogatori rivelerà agli agenti le crude modalità di esecuzione delle povere vittime:
«Ebbene me le ho mangiate le mie amiche[...], le scomparse me le avevo mangiate una in arrosto, una a stufato, una bollita.». 

 

La verità insita in queste parole è sconvolgente. L’omicida infatti non si accontenterà di fare a pezzi le sue vittime, ma oserà molto di più, come racconterà lei stessa nel suo Memoriale  - settecento pagine in cui racconta nel dettaglio le disgrazie e le disgraziate azioni della sua vita:
«Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comperato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno, lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina e mescolai il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io». 
Cianciulli acquista così la fama di “Saponificatrice di Correggio”: il suo modus operandi prevede infatti la dissoluzione dei corpi nella soda caustica, creando saponette all’allume di rocca e alla pece greca, utilizzate quotidianamente dalla famiglia e distribuite anche ad amici e parenti. Inoltre, la centralità del sangue: come la dea Teti – figura con cui si identificava poiché bagnò i suoi figli nelle acque dello Stige per renderli immortali -  anche Leonarda desiderava la vita eterna per i propri figli. Questo desiderio si traduce nell’ingestione ritualistica del sangue estratto dai corpi delle vittime, mascherando il sapore con altri ingredienti tipici per la preparazione di prodotti dolciari.
Dopo la confessione Cianciulli è immediatamente sottoposta a carcere preventivo, in attesa del
processo, che inizierà solo alla fine della guerra. Nel 1946, avrà luogo la sentenza della Corte di Assise - dopo una difesa, che decadrà rapidamente e  tutta indirizzata verso la semi-infermità mentale, basata sulle nozioni lombrosiane: accusata di triplice omicidio, vilipendio di cadavere e furto alle proprietà delle vittime, la Saponificatrice, ormai resa famosa dai giornali dell’epoca, inizia a spendere la sua condanna a trent’anni di reclusione, a cui i giudici ne aggiungono altri tre da scontare presso un manicomio criminale. Trasferita nell’ospedale psichiatrico di Aversa, Leonarda non vi uscirà che da morta, ventiquattro anni dopo, causa un malore. 
Testimonianze postume provenienti dal carcere, raccontano delle sue giornate spese tra scrittura, uncinetto e, come le è sempre piaciuto fare, preparare biscotti. Ma la sua fama e la relativa paura nei suoi confronti faranno sì che, quei dolcetti di bell’aspetto e probabilmente gustosissimi, nessuno li oserà mai mangiare.


Curiosità:

L'abitazione dei delitti si trova a Correggio, in via Cavour 11/A


Per chi volesse visionare gli "utensili" di Leonarda li può trovare presso il Museo Criminologico di Roma, conservati dal 1949



Qui sotto una breve intervista alla Saponificatrice, condotta da Luigi Comencini per il cortometraggio del 1950 "L'ospedale del delitto":





Simona Amadori


Fonti:
Carmen Barbaro, Leonarda Cianciulli. La saponificatrice di Correggio, Il Papavero, Avellino, 2016 Carmela M. Barbaro, La strega del sapone. Storie del caso della saponificatrice di Correggio, Gruppo Albatros il Filo, Roma, 2010
Fabio Sanvitale, Vincenzo Maria Mastronardi, Leonarda Cianciulli: la saponificatrice : nuove indagini e rivelazioni sul mostro di Correggio, Armando, Roma, 2010