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Il primo protopartito in Francia: il club giacobino

La rivoluzione francese fu una delle tappe fondamentali della storia costituzionale della Francia. Portò,  oltre alla mobilitazione della società francese, alla diffusione di diversi club e associazioni che segnarono un cambiamento nella partecipazione politica dei cittadini.


Nelle elezioni del 1790, i due terzi delle popolazione maschile aveva ottenuto il diritto di voto: ne poteva godere chi aveva almeno venticinque anni di età e pagava tasse equivalenti  almeno a tre giornate lavorative.


In questo contesto l’iscrizione a società politiche dilagò. Nel 1793 ne esistevano  6027 distribuite su tutto il territorio francese. Le società erano presenti su 5510 comuni: questo vuol dire che in ogni  cittadina di 5000 abitanti era aperto un club politico. Lo sviluppo di questo movimento venne meno dopo il 1792 con la messa al bando delle idee realiste.

Lo sviluppo di questa prima forma partito seguì diverse fasi. Durante la prima fase,  avvenne il primo riconoscimento ufficiale prima con un decreto dell’Assemblea nazionale il 14 dicembre 1789, che stabilì che i cittadini potevano riunirsi liberamente senza armi per elaborare petizioni e richieste. In seguito, il 13 novembre 1790 un décret stabilì l’autorizzazione alla fondazione di libere società.

In questa prima fase emerse il club dei Bretoni, che fu il nucleo della successiva “Società degli amici della Costituzione giacobina”. All’inizio questa società mirava a coordinare i membri dell’Assemblea nazionale per delineare una strategia comune, successivamente nella società entrarono anche degli elettori e altri cittadini non eletti che sostenevano i deputati. Questo portò alla creazione di un embrionale gruppo d’appoggio al di fuori dell’assemblea  e delle istituzioni. 
Nella seconda fase i club si diffusero in tutto la Francia, il club che emerse per la propria organizzazione e forza fu il club giacobino. Al suo interno questo Club si era dato delle regole precise e iniziò ad ammettere l’adesione di società al di fuori di Parigi. Il club di Parigi, infatti, divenne il centro nazionale e fu definito sociétè mère e aveva la funzione di controllo su gli altri club periferici. L’espansione di questa società fu impressionante nel 1791 era diffusa in 1100 centri e nel 1794 in 2000. Questa espansione sul territorio corrispose una loro maggiore influenza politica.


Il successo di questa nuova forma di organizzazione politica iniziò a destare qualche preoccupazione. Già nel 1789 il deputo giacobino Le Chapelier  promosse una legge con alcune restrizioni come quella che obbliga le associazioni di avvisare delle loro riunioni i funzionari pubblici e limitava a dieci il numero dei parlamentari che potevano parteciparvi.

Queste limitazioni vennero aggirate, alla fine 1790 tutte le società basate sul  modello del club giacobino, avevano aperto le iscrizioni a tutti gli uomini senza limiti di censo o di condizione. Anche le donne ebbero i loro club, sciolti già nel 1793. L’apogeo di queste società fu raggiunto  nel 1793/94.

Nel periodo successivo il Direttorio iniziò a controllare le loro attività, ma non riuscì i ad inibirle completamente. Infatti questa nuova forma di partecipazione politica era penetrata completamente nella società, sebbene nel 1795 furono soppressi i club. Le leggi Le Chapelier  sulle associazioni e il terrore contribuirono a distruggere questo esperimento di partecipazione alla vita politica.

Il club giacobino, con la sua organizzazione e la sua struttura interna, suggerisce l’ipotesi che in quel contesto nacque anche un forma partito moderna, in quanto al suo interno vi erano delle attività codificate come lettura e stesura di verbali, lettura di notizie di pamphlet, la stesura di un ordine del giorno e la presentazione di mozioni. Gran parte dei club svolsero un ruolo collegamento verticale tra centro e periferia. Il club giacobino tenne pure dei congressi regionali, combinando tutte queste caratteristiche che non erano presenti in altre forme di organizzazione in Inghilterra o in altri paesi. 
Il Club giacobino avendo tutte queste caratteristiche è molto più vicino ad un partito moderno.


Dr. Francesco Sunil Sbalchiero

Fonti:
E. Grosso, Francia, Il Mulino, Bologna, 2013.
A. Padoa-Schioppa, Storia del diritto in Europa. Dal medioevo all’età contemporanea, Il Mulino, Bologna, 2016.
P. Ignazi, Partito e democrazia. L’incerto percorso della legittimazione dei partiti, Il Mulino, Bologna, 2019.
F. Furet, D. Richet, La Rivoluzione francese, Laterza, Roma- Bari, 1998.
G. S. Pene Vidari, Storia del diritto. Età medievale e moderna, Giappichelli, Torino, 2014.