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Francesco Mario Pagano: il filosofo della democrazia

In un'epoca laddove giusnaturalisno e illuminismo giuridico spadroneggiano nelle menti di dotti intellettuali, il paradosso storico si avvinghia all'insano bisogno dell'uomo di stroncare il progresso sopprimendo i lungimiranti. Era l'epoca dei grandi ingegni e delle nascenti repubbliche, quelle stesse che travolsero anche il regno delle due Sicilie inducendo coloro i quali traevano dalla restaurazione del potere monarchico incommensurabili vantaggi, al tradimento e alla successiva atroce morte delle più alte intellettualità napoletane.  Dall'arroganza dittatoriale della sovranità borbonica, e dunque dalla sua attenta osservazione del metodo politico dittatoriale della suddetta casata, sorgeva il pensiero filosofico storico di Mario Pagano, il quale nell'opera Saggi Politici, ben descrisse il decadimento del pensiero filosofico nonché della concezione della democrazia incapace di incontrare effettivi riscontri, in una società ignorante ed incapace a comprendere il confine tra ciò che è diritto e ciò che è dovere.


Era il primo febbraio 1799 allorquando dopo 29 mesi di prigionia Francesco Mario Pagano tornando nella sua amata Napoli si scontrò con lo sconvolgimento sociale della neonata Repubblica napoletana falsa riga della trasognante Repubblica francese la quale rappresentava il sogno che diventa realtà, quell'irraggiungibile miraggio di libertà che schiaccia l'oppressore per regalare al popolo quei diritti promananti dalla natura. Prima fra tante a urlare al mondo che l'uomo, in quanto tale, è libero e tutelato da diritti, quegli stessi ampiamente descritti dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo.

Un pensiero, quello di Francesco Mario Pagano, che si connette con i maggiori intellettualismi dell'epoca e che di contro si scontra con la completa incapacità, da parte del popolo di apprenderne i benefici. Idee e speranze che traevano virulenza dai magnifici fatti del 1789 , anno che ha dato i natali a quello sconvolgimento politico il quale, partendo dal basso, ha arricchito la cultura filosofico politica del pensiero illuminato, sconvolgendo l'asse della speculazione filosofica, dalla natura all'uomo. Uno sconvolgimento che prese il nome, appunto, di Rivoluzione Francese, ma che nello specifico non si risolse semplicisticamente nei fatti materiali avvenuti in tale epoca.

Un cambiamento che nel regno delle due Sicilie non sortì i risultati richiesti e che, di contro, ebbe come diretto interlocutore lo scollamento culturale impresso nell'ideologia di un'epoca invasa da bisogni pressoché necessari ai fini della sopravvivenza umana. Bisogni tali da inficiare le capacità cognitive nonché sistemologiche.

«La libertà è la facoltà dell'Uomo di valersi di tutte le sue forze morali e fisiche come gli piace, colla sola limitazione di non impedir agli altri di far lo stesso.»

(Francesco Mario Pagano, Costituzione Napoletana dell'anno 1799)

Statua  di Francesco Mario Pagano in Brienza, Basilicata anno 1890

Cosa sarebbe avvenuto se anziché una masnada di uomini privati dell'umanità, il movimento repubblicano avesse incontrato un popolo, nel significato più aulico del termine, anziché una sconnessa popolazione?

Ed ecco che la riflessione sulle sorti della democrazia rimarca un elemento semiotico molto evidente basato, perlopiù sulla capacità dei concittadini di rispondere al sistema giuridico che il potere costituito predispone per essi, in caso contrario l'individuo medio si ritroverà ad essere confuso nonché sconvolto dal pressante cambiamento psico- culturale che in maniera dirompente prende a scardinare l' Acien Règime. Una sorta di sindrome di Stoccolma che lega al carnefice i malcapitati soccombenti, ed è su questo elemento che  Francesco Mario Pagano ha costruito il uso sofisticato pensiero giusfilosofico, uno che ad oggi, trova pieno riscontro nella società moderna incapace a compenetrarsi nelle complicate trame della politica del presente, impegnata com'è a riempir la pancia anziché la bocca con altisonanti paroloni.

Nell'ambito dell'effimera Repubblica Napoletana, Francesco Mario Pagano poté progettare alcune delle sue proposte di legge quali, la legge feudale, in cui si mantiene su posizioni piuttosto moderate e il progetto di Costituzione della Repubblica Napoletana, proposte che purtroppo non videro la luce a causa dell'immediato ripristino del potere borbonico e che tuttavia andarono a segnare l'idea stessa di stato. Essa per la prima volta stabiliva la giurisdizione esclusiva dello Stato sui diritti civili e, tra le altre cose, prevedeva il decentramento amministrativo della città. La carta elaborata da Pagano prevedeva inoltre l'istituzione dell'eforato, precursore dell'odierna Corte Costituzionale. Pagano si distinse sostenendo altre leggi di capitale importanza come quella sull'abolizione dei fedecommessi (10 febbraio), sull'abolizione delle servitù feudali (5 marzo), del testatico (22 aprile), della tortura (1º maggio).

esecuzione di Francesco Mario Pagano

Un impegno il suo di alta intellettualità che fu ricambiato dalla corona borbonica, con l'impiccagione a seguito di un immediato, nonché superficiale processo, di laconica condanna.

Fu giustiziato in Piazza Mercato il 29 ottobre 1799, assieme ad altri repubblicani come Domenico Cirillo, Giorgio Pigliacelli e Ignazio Ciaia. Secondo Giuseppe Poerio, Pagano, salendo sul patibolo, pronunciò la seguente frase:

«Due generazioni di vittime e di carnefici si succederanno, ma l'Italia, o signori, si farà.»


Di: Anna Di Fresco

Fonti:
Elio Palombi, Mario Pagano e la scienza penalistica del secolo XIX, Giannini, 1979 Fulvio Tessitore, Comprensione storica e cultura, Guida, 1979 Petronilla Reina Gorini, Ricordanze di trenta illustri italiani, Minerva, 1839