L'Unità 731: le atrocità delle torture del dottor Shiro Ishii.

Shiro Ishii fu un microbiologo giapponese che lavorò presso l'area dell'Unità 731, situata in Cina, con lo scopo di riprodurre degli esperimenti che nulla hanno da invidiare al nazista Mengele, "l'angelo della morte" tedesco. 
L'Unità 731.

Nel 1936 il nord della Cina fu invaso dai Giapponesi con scopi di conquista e qui, fuori la cittadina di Harbin, il dottor Ishii volle creare il campo dell'area 731. Secondo Sheldon H. Harris, storico specializzato nello studio dei soprusi della Seconda Guerra mondiale, i giapponesi erano soliti chiamare le vittime degli esperimenti "ceppi", poiché, proprio come il legno, esse potevano essere scorticate, seviziate, bruciate senza provare per loro alcun rimorso, in quanto snaturate nell'idea di essere soltanto un elemento naturale non senziente e senza coscienza e sentimenti. 

Shiro Ishii (1892-1959)
Uno dei primi esperimenti effettuati fu quello di vivisezione senza anestesia i corpi, per lo più di donne e bambini, infettati da qualche malattia con lo scopo di studiarne l'andamento all'interno del corpo e verificare se le teorie dei medici fossero davvero così accurate in materia di batteri e infezioni. La cavia, come la chiamavano loro, soffriva per dolori atroci, in quanto tutto il corpo poteva essere soggetto allo spolpamento e al taglio in sezione. 

Esempio di taglio in sezione (disegno di Gerard de Lairesse, 1640-1711).
Trattandosi di un artgomento cruento, si evitano foto più esplicite e reali,
preferendo i disegni dei grandi maestri di anatomia o, come qui, dei pittori.
Un altro esperimento riguardava come curare i malati da armi di artiglieria. Si sceglievano uomini sani, che potrebbero essere stati ottimi soldati, venivano legati ad un palo vicino ad una bomba - posta a diverse distanze in base all'esperimento da condurre - che poi detonava. I sopravvissuti, carichi di schegge e a volte mutilati, venivano operati da chirurghi per appurare quale fosse la pratica più efficace per ricucire tali ferite. È inutile dire che il trauma psicologico superava quello fisico.
Altri uomini venivano selezionati per testare l'efficacia di lanciafiamme, armi chimiche e biologiche. Tra queste, si ricordano alcune bombe che avevano lo scopo di propagare i germi della peste bubbonica, del tifo, dell'antrace, della dissenteria, della sifilide e della gonorrea al fine di capirne il raggio di azione e di efficacia in termini di annientamento, oltre a verificare, in sede di vivisezione, la velocità e l'efficacia della propagazione all'interno del corpo ospite. A questo esperimento prendevano parte uomini, donne e bambini indistintamente, poiché l'arma in questione sarebbe stata destinata a semplici civili. Queste bombe erano dotate di un guscio di porcellana, ideato dallo stesso Shiro Ishii. In seguito, tali ordigni venivano fatti detonate in aree cinesi lontane dalle zone già occupate dai Giapponesi, precisamente per contaminare i campi e le acque. Per questo scopo, il dottor Ishii pensò di ideare anche delle semplici caramelle da somministrare ai bambini cinesi. 
Infine, un altro esperimento decisamente sadico fu quello di studiare il principio di deassideramento. Alcune cavie - ricordiamo che si adopera questo termine in quanto per il dottor Ishii si trattava soltanto di oggettini con cui fare degli esperimenti, tanta era enorme la sua disumanità - venivano portare, in inverno, in Manciuria. In seguito, spogliato degli abiti, venivano lasciate a "congelarsi" nella neve. Una volta iniziato il processo di assideramento, si attendeva che le estremità diventassero letteralmente dei pezzi di ghiaccio. Stava poi ai medici provare a curare l'assideramento cercando un metodo per guarire gli arti o le aree del corpo colpite dal gelo. Talvolta, gli arti venivano sbriciolati per provocare la cancrena e studiarla.

Schema dell'inizio della necrosi alla mano. Ciò va esteso a tutto il corpo.
Questi meccanismi sarebbero serviti ai giapponesi per curare i propri uomini in guerra, ma la situazione, già decisamente tragica e malsana, degenerò ulteriormente quando si passò a bruciare, ustionare, impiccare a testa in giù, centrifugare le vittime di questo massacro raccapricciante. Si arrivò persino a iniettare nei reni dei prigionieri dell'urina di cavallo per vedere quali sarebbero stati gli effetti nell'uomo. 
Le vittime di questa inutile e assolutamente disumana strage sono incalcolabili. Shiro Ishii aveva à disposizione sempre 2.000 o 3.000 vittime e non sempre solo cinesi. All'interno del campo di sterminio dell'Unità 731 c'erano anche due forni crematori. Il dottor Shiro Ishii morì a 67 anni per cancro alla gola. 

Una foto di un esperimento dell'unità 731.
Dal momento che le ricerche per capire e scoprire quali atrocità fossero commesse in questo campo di sterminio erano assolutamente importanti per gli Stati Uniti, nel contesto della guerra fredda, fu offerto un salvacondotto a tutti gli scienziati che cooperarono al massacro. 

Scienziati all'opera.

Il generale Douglas MacArthur voleva risposte ad ogni costo, che in questo caso stava nella fiducia verso chi aveva prima lavorato con il dottor Ishii. Si sono così ottenuti i dati di quell'episodio riprovevole, oltre alle foto che esplicavano, ancor meglio degli appunti, che cosa stesse accadendo in quel campo di esperimenti, torture e sterminio. Resta impressa, tra le tante foto, quella di bambino che veniva vivisezionato: è incomprensibile a quanta scelleratezza l'uomo sia riuscito ad arrivare in quegli anni, tra campi di concentramento nazisti tedeschi e giapponesi. Come può un uomo torturare un suo simile? Come può non provare alcun tipo di empatia e chiamare "ceppi" le persone? Come può un essere umano bruciare, incenerire, amputare un suo compagno per la scienza?
In questo caso viene ribrezzo a parlare di scienza e di medicina, poiché le storture e le atrocità commesse non hanno eguali e se la storia ci insegna davvero qualcosa è che il fine non giustifica i mezzi, al contrario di ciò che scriveva Machiavelli. I mezzi adoperati in questo frangente non possono né potranno mai essere una valida giustificazione per l'orrore creato artificialmente, come se quegli uomini avessero aperto le porte dell'inferno e della follia in quell'area, l'Unità 731.



Schema di un'autopsia. Lasciamo al lettore il compito di immaginare
come poteva invece essere una vivisezione umana.


Dr. Anna Maria Vantini

Fonti:

- R. M. Couillard, L'horreur de l'unité, Indipendently Published, Francia, 2017
- L. Sholes, J. Moore, L'Héritage de l'Unité 731, ADA, San Marino, 2009