Sebastiano Filippi e l’estasi michelangiolesca

Sebastiano Filippi (1530-1602), pittore ferrarese, presente sulla scena di un Rinascimento maturo e consolidato, esegue opere a carattere sacro monumentale inserendole in un’atmosfera densa, languida. Egli riprende il plasticismo michelangiolesco e lo connota di una poetica nordica che tempera il vortice dei corpi.


In particolare, noto è il suo Giudizio Universale che impreziosisce la volta della cattedrale di Ferrara. E’ suggestivo osservare l’impianto prospettico che verticalizza la scena e ripercorre il tracciato del Buonarroti. La muscolatura e la nervatura di quei corpi possenti che predominano l’assetto narrativo, descrivendo un attimo eterno e universale. Il ceruleo pastello che somatizza la sofferenza, la tensione di quel gorgo umano a effigie di un monito. L’intento didascalico che vuole formare le coscienze degli spettatori, spettacolarizzando una suggestione che dimora all’interno di ognuno. Una pittura ad effetto che accresce il mordente e la trazione verso il trascendente. I toni del marrone, sfrangiati di rosso, inframezzati dall’ecrù dell’Etterno rendono terreno quel pathos raffigurato. Macchie come tracce di un destino ineluttabile come quello umano.

Il giudizio impetrato e racchiuso in un gesto divino quanto prosaico, con l’intercessione per le anime della Vergine. Angeli, beati, dannati, demoni costellano in modo enfatico la scena descrivendo una narrativa in linea con i dettami storiografici del tempo. Bastianino accoglie Michelangelo con la consapevolezza della sua misura, con la volontà di non sopraffarlo. L’artista riprende il disegno, l’ordine compositivo, ma riduce l’avvento emotivo, rendendolo di maniera. L’originalità e la passionalità del Buonarroti sono uniche nel profondere un’aura primigenia alla sua opera. Il pittore ferrarese risulta nell’esecuzione più didascalico e inserito nel panorama del suo tempo, senza esasperazioni. Un’estetica compassata che nonostante la grandiosità dell’effetto scenico riduce il suo potenziale formale e contenutistico.


Il Bastianino memore di un Rinascimento maturo instilla degli elementi manieristi all’interno dell’esecuzione stigmatizzando le posture e le mimiche. Il suo Giudizio Universale rimane comunque un esempio di lucidità espressiva di quell’umanesimo che ha reso grande l’unicum umano.


Di: Costanza Marana

Fonti:
Sebastiano Filippi detto il Bastianino, Estr.da: Arti Figurative, A. 3, n. 2/4 (1947), Claudio Savonuzzi, Danesi, 1947;
Il Bastianino, Francesco Arcangeli, Milano, Silvana Editoriale d’Arte, 1963