Fact Checking History

Luciano Re Cecconi, una morte "per scherzo"

Morire per sbaglio, a soli ventotto anni, con una carriera calcistica ben avviata e promettente. Questa è la terribile fine subita dal centrocampista Luciano Re Cecconi, giocatore della Lazio e della Nazionale, mancato a Roma nei turbolenti anni ’70. Se la Giustizia italiana ha almeno trovato l’arma che ha posto fine alla sua esistenza, non è però riuscita a scoprire la reale dinamica degli eventi che hanno condotto al suo decesso, alimentando sospetti ancora a distanza di più di quarant’anni da quel fatidico giorno.


Ma chi era Re Cecconi? Era un ragazzo qualsiasi della provincia di Milano, nato poco dopo il secondo conflitto mondiale - nel 1948 - veloce e scattante, con la passione per quel pallone che rappresentava il miglior passatempo per svagarsi dalle fatiche quotidiane. Nonostante nel suo cognome porti il titolo di Re, Luciano non ha nulla di regale, se non nello spirito: la povertà della famiglia lo obbliga infatti a lavorare sin da adolescente nell’officina meccanica del cugino, ma la passione per il calcio sovrasta ogni pensiero e ogni attività, portandolo a sfruttare il suo poco tempo libero per continuare ad allenarsi nell’oratorio vicino casa, a Sant’Ilario Milanese. I sacrifici fatti lo porteranno dai primi livelli agonistici, alla serie B nel Foggia: nella splendida stagione vissuta nella squadra pugliese, Re Cecconi dimostra tutto il suo potenziale che gli garantirà, nei primi anni Settanta, un posto come centrocampista nella squadra della Lazio. Sempre in questo periodo inizia anche la sua fulgida carriera nella Nazionale italiana, regalando forti emozioni ai tifosi che ormai seguono le azioni dell’Angelo Biondo con passione.



Il suo carattere mite, solare e umano gli valgono la simpatia anche di mister e compagni, ma soprattutto del pubblico: i suoi inconfondibili capelli biondissimi lo rendono riconoscibile ovunque, in particolare nel quartiere Fleming di Roma, dove Re Cecconi – come tanti altri giocatori laziali - vive con la sua famiglia. E proprio nel suo quartiere troverà la morte ad attenderlo, il 18 gennaio 1977. Luciano, insieme al suo compagno di squadra Pietro Ghedin, accompagnano il profumiere romano Giorgio Fraticcioli in una gioielleria in via Nitti, 68 per consegnare del campionario al commerciante Bruno Tabocchini. Una manciata di secondi e la situazione precipita: il gioielliere imbraccia la sua pistola Walther calibro 7,65 e spara un colpo in pieno petto al Re Cecconi che, dopo una disperata corsa in ospedale, muore per il colpo ricevuto alle 20.04 di quel maledetto gennaio. La dinamica della sparatoria non è mai stata chiara e due sono le ipotesi che avanzano sino ai giorni nostri. La prima – avallata anche dalla Procura - afferma che Luciano abbia simulato, per scherzo, un tentativo di rapina e il gioielliere, non capita la burla, abbia prima puntato l’arma contro Ghedin, poi spostarla contro Re Cecconi, premendo il grilletto. Sembrerebbe quindi che questa vicenda possa chiudersi come un brutto incidente, un gioco finito nel peggiore dei modi.


Tuttavia, negli ultimi anni, alcuni studiosi, giornalisti e ricercatori hanno iniziato ad ipotizzare un’altra ipotesi, più oscura. Infatti secondo recenti ricostruzioni, Re Cecconi non avrebbe né fatto né detto alcunché che potesse ricondurre ad un’azione criminosa; anzi, il centrocampista non avrebbe proprio proferito parola in quei frangenti. Altro dettaglio inquietante di questa amara vicenda è la pistola puntata prima contro Ghedin, poi contro Re Cecconi. Per quale motivo il gioielliere, se davvero fosse stato spaventato da eventuali frasi - “Questa è una rapina!” – non ha sparato al primo, ma al secondo? Gli interrogativi rimangono tantissimi, tra cui il fatto che nessuno dei presenti in quel momento nella gioielleria (nove in totale, tutti membri della famiglia di Tabocchini) non abbia riconosciuto Re Cecconi, famosissimo non solo nel quartiere, ma a livello nazionale. Inoltre, secondo la deposizione di Ghedin, il gioielliere ha avuto modo di constatare che i tre non erano portatori di alcuna minaccia. E allora perché esplodere quel colpo fatale? Quali sono le ragioni di tale atto? Purtroppo ancora ad oggi una ricostruzione esatta dell’accaduto è stata impossibile da riprodurre, neanche nei tribunali. Il caso è stato chiuso in fretta e furia: Tabocchini, immediatamente arrestato con l’accusa di “eccesso colposo di legittima difesa” ha subito un processo molto rapidamente, diciotto giorni dopo l’evento, trovando l’assoluzione “per aver sparato per legittima difesa putativa”. Il caso non verrà mai riaperto dalla Procura di Roma, alimentando molte nuove ipotesi su quello che è accaduto realmente in quel tragico (forse) equivoco.


Secondo il giornalista Guy Chiappaventi nel suo “Aveva un volto bianco e tirato”, afferma che, forse, le cause  che conducono alla morte dell’”Angelo Biondo” sono da ricercare nei sanguinosi anni Settanta, che, anche nella Città Eterna, hanno macchiato le strade di sangue più di una volta, causa le numerose rapine e omicidi verificatisi proprio nella zona Fleming, accrescendo una tensione pungente. Tutte queste sono comunque speculazioni che solo la Giustizia potrebbe dissipare. Quel che è certo è che l’omicidio di Luciano ha rappresentato un duro colpo per tutta la comunità: un giovane centrocampista ventottenne ha lasciato per sempre la sua famiglia e i suoi amati tifosi che tutt’oggi lo ricordano con affetto e stima, tanto da continuare a cercare una amara, ma necessaria spiegazione ad una così precoce  e violenta dipartita.


Ai nostri lettori che vogliono approfondire consigliamo la visione di questo documentario andato in onda su Rai Sport




Di: Simona Amadori


Fonti:
Guy Chiappaventi, Aveva un volto bianco e tirato. Il caso Re Cecconi, Tunué, Latina, 2016
Carlo D’Amicis, Ho visto un Re. Luciano Re Cecconi, l’eroe biancoazzurro che giocava alla morte ed è morto per gioco, Limina, Arezzo, 2012
Maurizio Martucci, Non scherzo. Re Cecconi, la verità calpestata, Edizioni Eraclea, Roma, 2012 
Stefano Re Cecconi, Lui era mio papà, Reality Book, Roma, 2012