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Il Governo Tambroni e la fine del centrismo

Alla fine degli anni ‘50 la situazione politica in Italiaera molto complessa,la formula di governo centrista,a partire dalle elezioni del 7 giugno 1953, stava esaurendo la sua capacità di garantire stabilità di governo, visto il fuoco incrociato dei franchi tiratori sui governi centristi, le incursioni del Movimento Sociale Italiano e la difficoltà di trovare formule di governo diverse da quella centrista.Emilio Taviani nei suoi diari scrive: “A poco a poco il centro non reggeva più nei voti. Questa formula di governo che fino al 1953 aveva garantito stabilità nella seconda legislatura, e in parte nella terza,aveva dimostrato molti limiti,perché erano cambiati alcuni elementi nella politica italiana e nella situazione internazionale.


La situazione internazionale a partire dal 1953 è in momento di rottura, in questo periodo avvennero dei cambiamenti, che ebbero delle conseguenze nella situazione politica italiana Gli elementi che erano cambiati nella politica italiana in quel periodo,riguardavano: la situazione interna della Democrazia Cristiana , la situazione interna del Msi e la situazione nel Partito Socialista Italiano.Il primo elemento riguarda il fatto che,all’interno della Dc, si iniziava a discutere, sia a livello locale, che nazionale, su un possibile allargamento della maggioranza a sinistra guardando quindi al Psi. All’interno della Dc, alcune correnti avrebbero voluto l’apertura a sinistra, ma era ancora forte il ruolo della destra e del centro del partito, il cui leader di riferimento, in quel periodo, era Mario Scelba, che avrebbe voluto la continuazione della formula centrista;tale posizione era sostenuta anche dalla gerarchia ecclesiastica. Il secondo elemento per capire in quale contesto è maturato il governo Tambroni è la politica fatta in quel periodo dal Msi. Il segretario del Msi dall’ 11 ottobre 1954, dopo la crisi della segreteria di De Marsarich, era Artuto Michelini,che cercò di riassorbire le frange più estreme del movimento e fece anche una politica di inserimento nel dibattito politico italiano. Questa politica aveva portato il movimento Msi a partecipare ad alcuni risultati a livello nazionali quali: la soluzione della questione di Trieste, la partecipazione all’elezione di Gronchi.

Il Msi non era tuttavia riuscito a svincolarsi dal ruolo di “ospite muto” dello schieramento anticomunista, e non era riuscito a far accettare da parte del partito liberale della costituzioni di una “grande destra”. Sulla situazione del Msi sempre Taviani scrive : “Nessuno – dorotei, fanfaniani, sinistra sociale, Base- pensava di sdoganare il Msi dall’esilio“ Il terzo elemento che complicava ulteriormente la situazione era la posizione del Psi,che partendo dal 1953, aveva adottato una politica sempre più diversa e autonoma rispetto al Pci, ma che solo a partire dai fatti del 1956 aveva preso effettivamente le distanze dal Pci 6 . Nel 1958 si era dimostrato che il Psi non era ancora sicuro di un sostegno diretto ad un governo di “centro sinistra pulito” guidato da Fanfani, infatti il 1 luglio 1958 egli proponeva, con il suo esecutivo, non solo riforme sociali (sull’agricoltura, sulla scuola e sulla casa), ma anche una serie di proposte che portassero a compimento il dettato costituzionale ( sul sindacato, sulle regioni e sul referendum). Questo non venne accolto positivamente dal Psi, che in questo periodo aveva forti contrasti tra le correnti interne per la prima volta strutturate, ma anche parte di alcune correnti della Dc all’interno della sua stessa corrente Iniziativa democratica,non erano pronte all’apertura a sinistra propugnata da Fanfani. Questa forte diffidenza si fece sentire anche a livello internazionale,poiché gli USA erano contrari, oltre che all’apertura a sinistra, anche alla politica estera innovativa filo terzomondista.


A ciò si aggiunga il conflitto che in quel periodo vedeva misurarsi l’ENI di Enrico Mattei e gli interessi petroliferi statunitensi. Queste situazioni interne al Psi e alla Dc avevano portato alla crisi del governo Fanfani e ad un rallentamento del processo di apertura a sinistra. Il Psi dilaniato dai personalismi interni e dalle correnti si apprestava a svolgere il suo Congresso del 1959 con un molte novità interne, cioè le correnti che, come sottolinea Paolo Matera sono strutturate non solo a livello nazionale, ma anche nel territorio e queste due componenti si scontravano proprio sulla linea politica da seguire tra autonomisti e quelli che volevano di nuovo l’alleanza con il Partito Comunista Italiano. La linea autonomista del Psi stenta a decollare nel Congresso del 1959 e quindi, questa situazione interna al Psi complica ulteriormente la ricerca da parte della Dc di un’alternativa al centrismo. Questa situazione portò alla formazione dell’esecutivo Segni, che era sostenuto dalla formula di governo monocolore che si reggeva con l’appoggio esterno del Pli, del Pnm, del Pmp e del Msi, ma in seguito ci furonodelle polemiche da parte dei liberali che accusarono la Dc di cercare un governo tripartito (Dc, Partito Repubblicano Italiano e Partito Socialista Democratico Italiano) con eventuale appoggio esterno del Psi; a seguito di ciò il governo Segni entrò in crisi e decadde. In questo contesto di instabilità di governo e di attesa di apertura a sinistra si fece preponderante l’attivismo quasi al limite, del rispetto della Costituzione, del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi: ciò rappresentò una tappa fondamentale nell’estensione del ruolo politico del capo dello Stato.

Questa evoluzione del ruolo del Presidente della Repubblica,fu determinato sia da fattori endogeni che esogeni. Da una parte gli interventi furono quasi fisiologici, dovuti all’instabilità politica dopo le elezioni del 7 giugno 1953, dall’altra parte c’era la personalità di Gronchi, leader storico del partito popolare e quindi della Dc, e la sua capacità di pesare sugli equilibri politici. Un momento del settennato di Giovanni Gronchi che si rivelerà molto critico è quando si forma il primo governo del presidente dell’Italia repubblicana. Il Presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Segni dà l’incarico di formare il governo ad una figura secondaria della sinistra sindacale della Dc FernandoTambroni, uomo di fiducia di Gronchi che fino a qualche mese prima si era espresso a favore dell’apertura a sinistra, ed era stato ministro dell’Interno nei due governi precedenti, voluto da Gronchi. Questo governo dai maggiori esponenti della sinistra della Dc venne visto come un governo in preparazione al centro-sinistra e di transizione. Tambroni venne incaricato dal suo illustre protettore e vecchio leader della sinistra sindacale della Democrazia cristiana Gronchi, per cercare una convergenza con i socialisti, ma finì per avere l’appoggio e la fiducia necessaria del Msi, del Partito democratico italiano (partito conservatoredi ispirazione monarchica) e quindi si ebbe uno spostamento a destra 12 . Ciò generò subito la reazione dei vecchi alleati del centrismo, e alla stessa posizione negativa della direzione della Dc, Tambroni si dimise, ma in seguito alle pressioni di Gronchi, stranamente favorevole all’apertura a destra, si presentò nuovamente al Senato ed ebbe la fiducia nuovamente con i voti determinanti del Msi. Questo non era il primo governo che era appoggiato dal Msi, a seguito di ciò Tambroni e il governo vennero etichettati come di Destra.


Tambroni affronta l’impegno di governo con particolare vivacità, per non sembrare un governo amministrativo,e alcune misure prese dal suo esecutivo, sembrarono orientate a rafforzare l’immagine e la popolarità del governo come: la riduzione dei prezzi dei generi di prima necessità, l’aumento dei salari di alcune categorie. Tutte queste manovre davano la sensazione di un governo che sarebbe stato duraturo. In questa situazione difficile si aggiunse la provocazione da parte del Msi di tenere il suo Congresso nazionale nella città “medaglia d’oro per la partecipazione alla Resistenza”che era Genova al teatro Margherita il 2 luglio. La tensione aumentò quando i neofascisti invitarono al Congresso Carlo Emanuele Basile, ultimo prefetto di Genova durante la Repubblica Sociale Italiana e responsabile della morte e deportazione di alcuni operai genovesi. Il culmine della protesta si ebbe tra il 30 giugno e il 2 luglio.La risposta della città fu la manifestazione con decine di migliaia di persone che il 30 giugno del 1960 la attraversaronocreando degli scontri. In questa atmosfera il governo e il prefetto,poiché non erano più in grado di garantire il libero svolgimento del Congresso al teatro Margherita, chiesero alla direzione del Msi di spostare il congresso al teatro Nervi, ma la segreteria decise di rimandare sine die il Congresso, anche per sottolineare l’incapacità del governo di garantire l’ordine e il libero esercizio dell’attività politica. La tensione nei giorni seguenti non si placò, ci furono scontri a Licata in Sicilia, a Reggio Emilia dove la polizia si fece largo con le armi da fuoco, e ciò provocò 5 morti e, il giorno successivo,ci furono altri morti a Palermo e Catania. Questa situazione difficile venne affrontata con un intenso dibattito alla Camera il 12 e 13 luglio in cui i partiti di centro sostennero che bisognava voltare pagina e favorire un mutamento di governo.Tale idea era affermata dal Partito Liberale Italiano con Malagodi, mentre Saragat esponente del Psdi e Reale del Pri sostennero che l’unica formula, per garantire riformismo e stabilità politica, era l’apertura a sinistra. Il Pci in questa situazione di protesta si fece carico dell’antifascismo e criticò duramente il governo Tambroni che venne accusato di viltà e di essere un criminale perché aveva accusato il Pci di fare parte di un complotto internazionale; ciò sembrava un modo per screditare il movimento di piazza e il Pci che veniva considerato il fautore di questo movimento di piazza ai danni della Dc e delle istituzioni.

L’esecutivo Tambroni dopo la lunga discussione in parlamento il 19 luglio 1960, e lo scontro interno alla Dc, si dimise. Infine le proteste di piazza, gli scontri, i contrasti sociali ed economici che dividevano l’Italia, non potevano essere risolti che con l’apertura a sinistra, visto le conseguenze che aveva provocato l’apertura a destra fatta da Tambroni nell’estate del 1960. Il suo governo essendo appoggiato dal Msi portò negli anni successivi ad una spinta irreversibile verso il governo delle convergenze democratiche e poi al centro-sinistra.


Di: Sunil Sbalchiero

Fonti:
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PAOLO E. TAVIANI, Politica a memoria d’uomo, il Mulino 2002
FRANCESCO MALGERI, L’Italia democristiana , Gangemi Editore 2005 DAVIDE CONTI, L’anima
nera della Repubblica. Storia del Msi, Laterza 2013
PAOLO E. TAVIANI, Politica a memoria d’uomo, il Mulino 2002
GIANLUCA SCROCCU , Il partito al bivio, Roma, Carrocci 2011
Amintore Fanfani e la politica estera italiana ( a cura di Agostino Giovagnoli e luciano Tosi), Masilio 2010
Si veda per approfondire il ruolo di NICO PERRONE, Enrico Mattei, il Mulino 2012
PAOLO MATTERA, storia del Psi, Carocci 2010 p. 179
Per approfondire il percorso che porta il Psi dall’opposizione al governo si veda di Gianluca Scroccu ,
Il partito al bivio, Carrocci 2011
Presidenti. Storia e costumi della Repubblica nell’Italia democratica, ( a cura di Ridolfi M.), Viella 2014 p. 303
DONALD SASSON, Togliatti e il partito di massa, Castelvecchi 2014
SALVATORE LUPO, Partito e antipartito , Donzelli 2004
MANUELA CONSONNI, L’eclisse dell’antifascismo, Bari, Laterza 2015
FRANCESCO MALGERI, La stagione del centrismo, Rubbettino 2002
ALDO AGOSTI, Togliatti, UTET 2003
DONALD SASSON, Togliatti e il partito di massa, Castelvecchi 2014
ENNIO DI NOLFO, La repubblica delle speranze e degli inganni, Ponte alle grazie 1996