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I pilastri della terra: Il romanzo di Ken Follet tra storia ed invenzione

"Il vecchio re Enrico era troppo forte" disse Waleran senza preamboli. "E a molti baroni questo non piaceva...si sentivano troppo vincolati. Volevano come successore un re più debole. Ma Enrico aveva un figlio, William. […] Alcuni baroni decisero di uccidere William. Pensavano che, se la successione fosse stata in dubbio, avrebbero potuto influire maggiormente sulla scelta del nuovo re." Jack scrutò il viso pallido e magro di Waleran […]: "Ma William morì nel naufragio della White Ship", disse Jack. "Non fu un naufragio accidentale" disse Waleran. Jack trasalì. Possibile?
Questo è lo stralcio di una storia che difficilmente chi l'abbia letta dimentica. A Pagina 1026 dell'edizione italiana de "I pilastri della terra", Ken Follett - finalmente - chiarisce l'antefatto del suo romanzo più famoso. E' il motore di un racconto lungo 54 anni - i fatti coprono un periodo che va dal 1120 al 1174 - in cui, alle sorti della costruzione di un cattedrale inglese si mescolano vicende di uomini e donne ed eventi storici fra i più significativi della storia britannica.

Ma quanto c'è di vero nel romanzo? Quanto è frutto d'invenzione e fantasia?




I fatti:
E' storia che la notte del 25 Novembre 1120 la "White ship" - la nave Bianca - fece naufragio al largo delle acque della penisola francese del Contentin, nell'attuale bassa Normandia. A bordo dell'imbarcazione, di rientro in patria, vi era Guglielmo Adelin, - il William del romanzo  - erede al trono inglese, figlio legittimo del re Enrico I d'Inghilterra.  Assieme a lui partì uno stuolo di cavalieri e nobildonne per un totale di 300 persone. Questo il racconto che fa Orderico Vitale, monaco inglese, riguardo all'organizzazione del viaggio nella sua Historia Ecclesiastica:

Thomas, figlio di Etienne, andò a trovare il re [Enrico I] e […] gli disse: Etienne, figlio di Airard, era mio padre, e per tutta la vita servì il vostro Guglielmo il Conquistatore] sul mare. E' stato lui a condurlo in Inghilterra  quando vi si recò per combattere Harold. […]. Re mio signore,io vi chiedo il medesimo favore: ho un vascello di tutto equipaggiato a vostro servizio , la nave Bianca. Il re gli diede questa risposta: Mi è gradita la vostra domanda. E tuttavia io ho già scelto la nave che mi si confà e non la cambierò.; vi affido però i miei figli, William e Richard, che amo come me stesso, ed insieme a loro molti nobili del mio regno. 

Dalla narrazione di Orderico risulta che nel momento in cui re Enrico rifiutò cordialmente i favori di Thomas, gli affidò il viaggio dei suoi due figli Richard era suo figlio illegittimo], oltre che una "corte" di notabili che avrebbero fatto loro compagnia. Tra questi vi era anche Matilde, figlia naturale di Enrico e sorellastra di William. Orderico racconta che davanti a tale decisione i marinai furono così contenti da chiedere al principe William del vino e questi, ben felice, gliene donò in abbondanza. Il risultato fu che l'equipaggio, ancor prima della partenza, era già completamente ubriaco.

Non solo, gli uomini, in preda all'ebbrezza, scacciarono sprezzanti i sacerdoti che erano andati a benedire loro ed il vascello, meritandosi per questo l'ira di Dio nei loro confronti e pagando il prezzo per la loro derisione. Intanto era sceso il buio. Ad un certo punto, Thomas:

diede il segnale per la partenza. I marinai presero prontamente in mano i loro remi e, pieni di gioia, nell'ignoranza delle pene che li attendevano, prepararono i loro arnesi e spinsero l'imbarcazione con grande impeto sui flutti. Dato che i rematori, ubriachi, impiegavano tutte le loro forze e l'infelice timoniere non riusciva a pilotare correttamente, il fianco sinistro della Nave Bianca colpì violentemente una grande roccia.

Due tavole del corpo della nave furono sfondate: il vascello d'un tratto fu sommerso.

Tutti cacciavano delle grida orrende. Ma l'acqua non tardò a riempir loro la bocca. Morirono tutti indistintamente.

Solo due uomini, racconta Orderico, riuscirono ad afferrare l'asta che sosteneva la vela sostenendosi per tutta la notte in attesa di un qualunque soccorso. Uno dei due era un fornaio di Rouen, Berold; l'altro un giovane nobile, Goisfred, figlio di Gislebert de L'Aigle. Il cronista continua dicendo che Thomas, il capitano, dopo essere stato scaraventato tra le onde vedendo i due che si sostenevano dall'albero della nave, chiese delle sorti di William, il figlio del re. Quando i superstiti gli risposero che questi era morto egli si lasciò morire annegato piuttosto che rischiare d'affrontare l'ira ed il dolore di re Enrico.  La notte gelida lasciò scampo solo al povero fornaio Berold che, scrive Orderico, potè contare sulla pelle di montone che lo protesse dal freddo. Goisfred, stremato, ad un certo punto scomparve fra i flutti senza riapparire più.


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Berold fu raccolto al mattino da tre pescatori e, dopo essersi rimesso, raccontò l'avvenimento a tutti i curiosi che gliene chiedevano. A quanto scrive Orderico,visse in buona salute per altri vent'anni.

Secondo Guglielmo di Nangis, monaco normanno che racconta brevemente nella sua "Cronaca"" l'accaduto, il naufragio fu invece la punizione divina poiché pressoché tutte le persone presenti sulla Nave Bianca erano colpevoli del peccato di sodomia. Inoltre, stando a quanto racconta Robert Aird nel suo "Robert Curhose, duke of Normandy", in un primo tempo l'erede al trono inglese sarebbe riuscito a salvarsi su una scialuppa di salvataggio ma, all'udire le urla della sua sorellastra Matilde, tentò di andare in suo soccorso. La piccola barca, però, non resistette all'assalto degli altri naufraghi, che la fecero cappottare causando la morte di William.

Cosa c'è di tutto questo nel romanzo di Ken Follett?

Ne "I pilastri della terra", del triste episodio narrato da Orderico Vitale con accento a volte moralista a volte teatrale e patetico, restano la Nave Bianca ed il suo naufragio che costò la vita a William, futuro re inglese. Nient'altro.

Foto di van den Heuvel su Unsplash

Follett, a partire da questo evento, costruisce il più riuscito dei suoi romanzi. Nel libro, chi scampa al naufragio è un giovane trovatore francese, Jack. Questi, suo malgrado, si ritrova unico testimone del complotto tessuto dai baroni inglesi per assassinare l'erede al trono d'Inghilterra ed indebolire così la monarchia. Arrivato a terra, in confessione Jack racconta al parroco del paese in cui si trova di quanto gli è accaduto.

Il sacerdote altri non è che Waleran Bigod, figura chiave dell'intero romanzo, che ha mire ambiziose aspirando a diventare vescovo prima e poi coronare la sua carriera come arcivescovo di Canterbury. Waleran, conscio del racconto che aveva per le mani e di quanto potesse tornargli utile nella sua ascesa sociale, senza porsi alcuno scrupolo, si accorda col priore di Kingsbridge e con un cavaliere, Percy Hamleigh, per incolpare Jack di un furto e poterlo così giustiziare.

Il romanzo si apre con l'impiccagione del trovatore su pubblica piazza e con una donna fra gli astanti, che scaglia una maledizione sui tre giudici responsabili della sua condanna a morte. La donna è Ellen, di cui Jack scampato al naufragio si era innamorato e che lo amava a sua volta, la quale sa dell'ingiusta accusa rivolta al giovane: Io vi maledico perché siate colpiti dalla malattia e dall'angoscia, dalla fame e dalla sofferenza; la vostra casa sarà consumata dal fuoco e i vostri figli finiranno sulla forca; i vostri nemici trionferanno e voi invecchierete nella tristezza e nel rimorso e morirete tra le sozzure e i tomenti. Da quest'episodio prende il via una trama vertiginosa che coprirà mezzo secolo di storia inglese.

In nessuna fonte dell'epoca, in realtà, è ravvisabile l'ipotesi di un complotto ordito dai baroni e nobili inglesi rivolto a causare la morte dell'erede al trono. Sia in Gugliemo di Nangis che in Orderico Vitale non manca l'idea tutta medievale del peccato contro Dio che causa la sua ira e punizione. Ma in entrambi è assente il riferimento all'ipotesi complottistica che ben si presta nella fantasia romanzesca di Follett a costituire il movente generatore di un complesso ingranaggio di intrighi e tradimenti che riescono a tenere col fiato sospeso per le oltre mille pagine della sua narrazione.

A scorrere le vicende che vedono protagonisti i personaggi di Follett, da Tom il costruttore al perfido Waleran, non mancano riferimenti ad accadimenti reali successivi al naufragio della Nave Bianca. E' certamente storia il periodo di storia inglese noto come l'Anarchia causato dai problemi di successione seguiti alla morte di re Enrico I. Egli aveva lasciato come unica erede legittima sua figlia Matilde, una donna, cosa inaccettabile. Così come altrettanto vero è il riferimento a figure storicamente documentate come Thomas Becket, l'arcivescovo di Canterbury o gli scontri tra Matilde e re Stefano di Blois.



Eppure, la forza di un romanzo come questo non sta nel raccontare il vero - per cui basterebbe un manuale di storia - quanto nell'elaborare il verosimile che dal reale trae linfa e forza. I personaggi che vivono con maggior forza nelle parole di Follett sono proprio quelli di cui la Storia non parla e che nonostante tutto riescono a trovare una loro voce ed una dimensione plausibile all'interno del testo. In un mondo fatto di violenza e sopraffazione, di giochi di potere e assalti macchinosi, così come di amore per la bellezza e esaltazione dell'industriosità umana, all'ombra della costruzione della cattedrale di Kingsbridge vivono le storie di singoli personaggi verso cui risulta impossibile rimanere indifferenti.
Sbaglierebbe colui che si fermasse a rimproverare la non aderenza ai fatti di alcune vicende: Follett non si è mai spacciato per uno storico. E' un romanziere, costruisce storie, intreccia eventi. Ed in questo caso il suo lavoro lo ha saputo fare bene.


Di: Simone Migliazza

Fonti:
Aird R., Robert "Curthose", duke of Normandy
Follett K., I pilastri della terra
Guglielmo di Nangis, Cronaca Orderico Vitale, Historia ecclesiastica