Fact Checking History

L'ombra di Bianca Maria Gaspardone

Unica erede di Giacomo Gaspardone, tesoriere del Marchesato, esponente dell’alta borghesia attivista e di Margherita, nobildonna della casata degli Inviziati, nota famiglia di Alessandria, Bianca Maria accorpa la fascinazione che risiede nel vissuto di un’antica dimora: il castello di Issogne.


I luoghi serbano gelosamente l’aura di chi li ha abitati e tracciano il solco dell’esistenza e della memoria storica a suggello di un “memento vivere”.

Costei nasce in finis Quattrocento all’incirca e la sua sorte, come d’uso, risulta vessata dalle ambizioni familiari. Fanciulla giovane e avvenente viene promessa e data in sposa (1514) al signore di Somma, più anziano di lei, Ermes Visconti (1485-1521). Di natali patrizi, figlio di Battista Visconti e Giovanna Pusterla, sventurato, morì accusato e giustiziato di reità, senza eredi. Bianca Maria diventa bersaglio di molti pretendenti, alla volta della sua vedovanza, convolando a nozze (1522) con il conte Renato di Challant. Renè unico genito del quarto conte di Challant ricopre ruoli importanti alla corte dei Savoia e consegue il titolo di barone di Bauffremont a seguito della dipartita materna (Luisa d'Arberg).

Estingue il ramo di Aymaville, passando a miglior vita senza discendenti e viziato da un sentire politico che attinge al feudalesimo, supplice di un atteggiamento ripiegato su sé stesso e sui propri interessi. Un’aristocrazia conservatrice che avversa ogni forma di innovazione e progressismo.

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Il suo Credo votato al duca di Savoia crea acredine all’interno del matrimonio con Bianca Maria che non digerisce questo comportamento filofrancese alle spese della sua Milano, città in cui aveva vissuto parte della vita. L’allontanamento tra i due sposi è esemplificato dalle liason della giovane con Ardizzino Valperga (Conte di Masino) e Roberto Sanseverino, nobile napoletano dell’entourage di Carlo V. Il furore generato dall’orgoglio ferito porta Ardizzino a tinger il buon nome di Bianca Maria, esecrando la sua condotta miserabile, atta al libertinaggio.

Di converso costei aizza i suoi amanti contro di lui e lo spagnolo Piero Cordona, ultima conquista e di impeto fanciullesco, accondiscende all’ordita condanna. Il conte di Masino perisce durante l’agguato teso e il suo sicario viene individuato e consegnato ai Borbone, messi sull’avviso dal’impietoso Sanseverino.

Il 20 ottobre 1526 la testa di Bianca Maria capitola sulla gogna nel rivellino del Castello di Porta Giovia nel milanese. La di lei volontà risiedeva nel consegnare i suoi possedimenti a Maria di Monferrato, ma dopo la sua morte la situazione si rivelò ben diversa dal prestabilito. Il cugino mette piede nella sede di Casale impossessandosene, mentre Renè Challant impugna l’atto, battendo sul punto che lui fosse il consorte e pertanto il legittimo erede.


Il dolore appassionato che ammanta questa donna la rende un’eroina nel campo letterario a cui attinse Bandello per i suoi racconti. Egli esaspera le tinte noir e dissolute dell’esistenza di Bianca Maria, imago di una voluttà e trasgressione fuori tempo.

Il pittore Luini la raffigura con la metafora di Santa Caterina, in un affresco nella chiesa milanese di San Maurizio al Monastero Maggiore. L’infelicità e l’insofferenza di quel corpo ancora si narra infestino un loggiato nel castello di Challant nelle notti di luna piena.


Di: Costanza Marana

Fonti:
G. Giacosa, Castelli valdostani e canavesani, Torino, 1897;
L. Vaccarone, B. M. di Challant e il suo corredo in Miscellanea di storia italiana, XXXV (1897)