Fact Checking History

Gerusalemme e le tre sorelle

C'erano una volta tre sorelle, nate a molti anni di distanza l'una dall'altra, tant'è che crebbero con la convinzione di essere figlie uniche degli amati genitori. Un giorno, le tre sorelle cominciarono a litigare circa l'eredità lasciata dai genitori. 
E' un litigio antico quanto la storia stessa, che vede come protagoniste le tre religioni abramitiche, una storia che ancora oggi non ha trovato il suo finale.
Gerusalemme, con la sua patina bruno dorata datale dalle pietre calcare delle sue mura ed edifici, non solo fa da sfondo a questo racconto, ma lo nutre. Ma cos'è davvero la città della pace?


Non ho la pretesa di dare una risposta a questa domanda, quello che posso fare è solo dirvi cos'è stata per me, e come la città si è mostrata agli occhi di chi cerca la storia in ogni luogo.

Ho scoperto, come accade per moltissime città, che Gerusalemme ha un volto dall'alto e uno dal basso. Salendo sulla torre di Davide, la città vecchia è catturata in un solo sguardo; pochissimi chilometri contengono distanze politiche e religiose insormontabili. Eppure a guardarlo è tutto così vicino. Seguendo a ritroso la Via Dolorosa, in un solo battito degli occhi, dalla Basilica del Santo Sepolcro arriviamo all'oro della Cupola della Roccia, che si staglia di fronte al Monte degli Ulivi e ancora più su, l'Orto del Getsemani.


In basso invece Gerusalemme diventa un groviglio di vie strette, una calca che rende impossibile fare più di 5 passi senza fermarsi. E se in alto regnava il silenzio, a cui anela chi vuole contemplare, giù si è investiti dal vociare di 10 lingue diverse, di grida per richiamare i turisti nelle proprie botteghe. A chi spera di trovare pace nei siti sacri, dico subito che non sarà così. Forse è proprio lì che la voce della città, delle sue tre anime, si sente ancora più forte. Di fronte al Muro d'Occidente, meglio conosciuto come Muro del Pianto uomini e donne, rigorosamente separati, pregano così forte che colui al quale si rivolgono non può ignorarli.

Percorrendo la Via Dolorosa non è raro incontrare dei portacroce, che procedono indisturbati verso la Basilica del Santo Sepolcro. Questo è il luogo più sacro per i cristiani, e anche coloro che non credono che lì sia morto colui che veniva chiamato il figlio di Dio, non possono non rimanere colpiti dalla devozione e struggimento di così tanti fedeli. le persone si accalcano, fremono per toccare la pietra dove è stato deposto il corpo di Gesù, per scorgere, nel buio, la sua tomba, per guardare in alto, dove è asceso per sedere accanto al Padre. Le mani sono giunte in preghiera, a coprire visi e labbra intente a chiedere perché, a chiedere perdono.


Infine sono andata a trovare la sorella più giovane, sulla Spianata delle Moschee; quì, anche se l'accesso è consentito a tutti in orari prestabiliti, è assolutamente vietato pregare ciò che esula dal Corano. Ci si aspetterebbe ti trovare finalmente quel silenzio e quella calma che tanto sono mancati negli altri Luoghi Sacri, ma non è così. La polizia israeliana, che fa sentire la sua presenza in tutta la città, in questo luogo è affiancata dalla polizia musulmana, che vigila affinché nessun'altro preghi e disonori il luogo in cui Maometto ha iniziato la sua salita verso il cielo. Si può toccare la tensione, che raggiunge il suo apice quando si vedono camminare gruppi di ebrei scortati dai militari israeliani, e ogni movimento di labbra può essere la miccia dello scontro.

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I turisti che guardano la scena tra l'incuriosito e il preoccupato, dimenticano spesso il divieto che hanno uomini e donne di toccarsi tra di loro, spingendo la polizia ad ammonirli. Ma poi accade che davanti la Moschea al-Aqsa, un gruppo di bambine musulmane, seguite dalle maestre ride e scherza, mentre uno studioso, vestito di bianco, è intento a leggere, dimentico di ciò che accade intorno a lui.

E allora perché anche noi non possiamo dimenticarci degli altri e ricordarci che siamo lì perché tutti convinti della sacralità di un luogo unico al mondo. Se c'è una cosa che accomuna la prima e la terza sorella è la profonda convinzione di essere entrambe religioni autenticamente monoteiste (mal comprendono la stranezza trinitaria della sorella di mezzo). Se pregare è qualcosa che riguarda la nostra anima, la nostra salvezza, perché non farlo accanto ai nostri fratelli, alle nostre sorelle?


Nessuno può rimanere indifferente di fronte all'energia di questa città, in bilico tra la pace e l'irrequietezza. Ho visto uomini ebrei buttarsi in terra sull'uscio esterno della porta del Monte del Tempio, liberi di pregare, cantare e osannare il loro Dio; ho visto donne etiopi, cristiane, fasciate di bianco, col viso rivolto al muro, dedite ad una preghiera che ricordava un lamento. Ho visto un giovane ebreo ultraortodosso, nel quartiere di Mea She'arim, coprirsi gli occhi alla vista di una giovane dai capelli color dell'oro. Ho visto un arabo musulmano indossare la Kippah per fare da guida ad un gruppo di stranieri. Ho visto tre sorelle, legate dal sangue, vicine, ma mai unite.

E se la religione non suscita in voi nessuna attrattiva, di certo non può restare immune alla storia che è viva più che mai. Siamo soliti dire che dobbiamo guardare al passato per imparare ad agire nel presente, ma in questa città il passato coesiste con il presente, talvolta lo sovrasta e lo prende per mano, mostrandogli le grandezze e gli orrori che l'uomo è capace di compiere. Il Tempio distrutto dai romani, per sancire la vittoria e la sottomissione. Un uomo ucciso per le sue idee. Un popolo cacciato dalla propria casa in una lotta dove non esistono né buoni né cattivi ma soltanto vittime.


Di: Gaia Del Riccio