Versailles: la nuova serie tripudio delle insensatezze storiche

Francia, 1667. Versailles non è ancora quel palazzo che incanta gli occhi e i cuori, ma è la semplice tenuta di caccia del defunto re. Luigi XIV però, la sceglie come residenza per allontanarsi da Parigi. Il giovane re, pur essendo sul trono da 24 anni, si ritrova per la prima volta a portare interamente il peso della corona. Sua madre, che l’ha guidato e consigliato per tutta la vita, è spirata l’anno prima, a causa di un tumore al seno. Ora Luigi è solo, e dovrà affrontare una nuova congiura da parte dei nobili, che ancora una volta cercano di prendere il pieno controllo e potere sul regno.



Questo è l’inizio del Pilot della nuova serie targata Canal+, Versailles, disponibile su Netlix. Fino a qui tutto bene, e non nascondo che, date tali premesse, sono stata incuriosita. L’epoca di Luigi XIV è ricca di fascino, e una serie che tratta degli anni della costruzione di una delle regge più suntuose e spettacolari del mondo merita una chance.

Devo dire che essendo la serie una produzione franco-canadese, e sapendo quanto i francesi tengano alla loro storia, mi aspettavo qualcosa di più. Alla fine anche loro si sono dovuti piegare alle leggi del mercato, che prediligono una storia fittizia ma intrigante, rispetto al reale. Cominciamo dal positivo, che è quello che ci fa arrivare a vedere la puntata per intero. I costumi sono accurati (la costumista Madeline Fontaine ha collaborato al film Yves Saint-Laurent) e la maggior parte delle scene sono state girate proprio a Versailles o in altri castelli francesi, e ciò facilita l’immersione nella storia. Anche la trama ha degli spunti interessanti; l’esigenza del re di rafforzare il suo potere lo spinge a “costruire un paradiso per sé stesso, per far sapere al mondo intero che Luigi il grande è arrivato”. Versailles diventa così la gabbia dorata nella quale tenere vicini i suoi nemici. Ad appoggiarlo in questa sua mastodontica impresa ci sono il valletto Bontemps, il losco capo della polizia Fabien, e suo fratello minore Filippo, Duca d’Orléans. Ammetto che già dal principio mi incuriosiva scoprire come la produzione avrebbe affrontato il rapporto tra i due fratelli. Ciò che emerge è un amore tormentato; Luigi si fida di suo fratello, tanto da chiedergli di guardargli le spalle, ma allo stesso tempo trapela un astio per l’anticonformismo (ricordiamoci che l’omosessualità nel 1600 non era apertamente tollerata) e una totale libertà nell’essere sé stesso, negata al re. Dall’altra parte, anche Filippo ama e odia suo fratello. Dalla stessa madre, è stato cresciuto all’ombra di Luigi, per essere d’appoggio allo scranno reale. Ma la devozione è tale in lui da non osare ribellarsi, anche se si sente costantemente sminuito e osteggiato nei suoi desideri di grandezza. I due attori (George Blagden – Luigi, Alexander Vlahos – Filippo), mettono abilmente in scena questo rapporto ricco di sfaccettature, quello che però non convince è l’esagerazione di alcune scene, quasi forzate, tali da rendere tutto il resto poco credibile.



Il problema, come capita in moltissime serie e film storici, è il voler esagerare. E non parlo del sesso esplicito, presente già nei primissimi minuti; il sesso attira audience, e non ultimo, non ce lo immaginiamo proprio il giovane re come un pudico. Quello che disturba è questo bisogno, quasi morboso, di attuare cambiamenti, come se la storia di per sé non fosse abbastanza accattivante. Si omettono fatti e personaggi, sostituendoli con eventi assurdi e soggetti ridicoli. Anche la natura dei personaggi viene piegata ai bisogni del grande pubblico. La Regina Maria Teresa, per esempio, nella serie poteva benissimo essere chiamata in un altro modo tale è la distanza con la figura storica. Non critico la necessità di snellire gli eventi, o accorparli, per motivi temporali.

È la distorsione senza limiti ad essere negativa; il verbo “modificare” si impone come un imperativo, anche laddove è la stessa realtà a fornirci elementi accattivanti, talvolta scabrosi, ed inaspettati. Quello che io mi auguro, che mi auguro sempre quando escono tali produzioni a tema storico, è che in qualcuno nasca la curiosità di conoscere gli eventi che hanno ispirato la finzione. La Storia dietro la storia. Credo troverebbero personaggi più simili a loro di quelli sulla pellicola.


Di: Gaia Del Riccio

Fonti: Web