Fact Checking History

Le Botteghe dell'Illuminazione: Red Land. Rosso Istria.

Per ricordare il terribile sterminio delle foibe compiuto dai comunisti titini ed il conseguente esodo istriano e giuliano-dalmata avevo pensato di recensire per il mese di febbraio uno dei molti ottimi testi che negli ultimi anni sono stati scritti, dopo che questi fatti sono finalmente rientrati nella storia collettiva dopo un esilio di oltre mezzo secolo. Ero indeciso se recensire Foibe, le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell'Istria di Gianni Oliva o Il lungo esodo Istria:le persecuzioni, le foibe, l'esilio di Raoul Pupo. Entrambi grandi storici. Stavo facendo la mia scelta, attratto più dall'opera di Pupo quando ho pensato che per questo mese avrei fatto qualcosa di diverso. Ricordando quanto da bambino avessero avuto un impatto maggiore le visioni di film sulla shoah visti alle elementari piuttosto che i libri letti successivamente in età adulta.
Un film è immediato, un film ti coinvolge con la sua trama, probabilmente di più di un libro, seppur davvero ottime pubblicazioni le due citate sopra (se siete interessati ad approfondire l'argomento ve le consiglio) mi sono sembrate forse fredde per un argomento tanto importante. Le informazioni veicolate dall'immagine sono più immediate, restano più a fondo negli occhi, nella memoria e nell'anima. Sicuramente questo film, come tanti altri su argomenti tragici e spinosi, rimane una presentazione scenografica, ovvero cerca di attenersi il più possibile ai fatti ma racconta una storia e per questo possiamo trovare qualche piccola inesattezza o elemento accentuato, tuttavia ritengo che l'opera in se sia un buon lavoro. Per questo motivo per questo mese la recensione delle Botteghe riguarderà un film e non un libro: Red Land di Maximiliano Hernando Bruno, 2018.





Il film racconta la vicenda di Norma Cossetto, figlia del podestà di Santa Domenica di Visinada e della sua comunità all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre. Norma è una studentessa universitaria prossima alla laurea che pagherà con la vita il fatto di essere figlia di un quadro fascista e di essere italiana. Verrà arrestata da partigiani titini ed italiani e dopo torture e terribili stupri sarà legata con fil di ferro e gettata nella foiba vicino Villa Surani insieme ad altri italiani, lì troverà la morte. La vicenda di Norma è una storia vera, il film si basa su una rielaborazione di un libro scritto da un cugino della ragazza sotto pressione della figlia affinché la terribile vicenda della giovane non andasse dimenticata. Norma ricevette nel 2005 la medaglia d'oro al valore civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi.

Nelle scene è ben reso quel senso di incredulità, spaesamento e paura del futuro, comune a tutti gli italiani all'indomani dell'armistizio. Sono dubbiosi se festeggiare la fine del confitto o temere l'inizio di qualcosa di nuovo, qualcosa di peggiore. Questo qualcosa nei confini orientali è la prima avanzata dei titini jugoslavi, che in combutta con i comunisti italiani avversi al regime fascista ora in ginocchio cercano di prendere il potere. Il sentimento restituito è quello del tradimento dei comunisti italiani, tradimento non tanto nei confronti dei fascisti dei quali erano ovviamente nemici naturali, ma degli italiani, dei compaesani che erano italiani prima che fascisti. Come nell'omerica Iliade, i troiani aprono le porte della città ai greci portando all'interno il cavallo, così i partigiani comunisti si alleano con l'avanzata titina per poter sconfiggere il loro nemico fascista, non rendendosi conto però che presto il nemico sarebbe diventato l'italiano, e non più solo il fascista. Questo sentimento di tradimento, verso la propria gente ed il proprio popolo, viene enfatizzato più volte in varie dinamiche dei personaggi, alcune che terminano in tentativi di redenzione, come un ragazzo antifascista che una volta capito il disegno anti italiano dei titini cerca di far fuggire i compaesani prigionieri rimanendo ucciso. Questo tradimento crea stupore, i fascisti (sopratutto figure femminili legate a quadri di partito) rimangono sconvolti nel vedere passare al nemico persone con le quali hanno condiviso tutto, come fraterni amici di famiglia, con un sentimento di incredulità che non trova risposta alcuna.
Infatti più volte all'interno del film viene sottolineato, forse con toni un po troppo netti, come l'eliminazione dei fascisti fosse solo il prodromo all'idea titina, il fine ultimo è l'eliminazione degli italiani. All'inizio questo è solo suggerito, poi è apertamente dichiarato dai protagonisti jugoslavi, l'obiettivo è l'eliminazione fisica o la cacciata degli italiani, la conquista di una terra che ritengono loro. Dal punto di vista storico si può affermare che queste aree furono terra di dominazione italiana, da Roma alla Repubblica di Venezia, come ricordato anche nel film in un breve monologo. Terra di commistione linguistica e di etnie dove popoli hanno vissuto per secoli una convivenza incrinata dall'italianizzazione voluta dal regime fascista e distrutta irrimediabilmente dall'avanzata titina. Tanto che dopo la cacciata degli italiani gli slavi locali divennero la classe dominante sostituendosi di fatto agli italiani, ed importarono come classe subalterna, esattamente come erano stati loro nei secoli precedenti, popoli slavi della Jugoslavia interna e balcanica quali i bosniaci. La tanto decantata unità jugoslava in realtà non era così forte come credevano visto che con la morte di Tito le tensioni etniche separatistiche la videro velocemente e sanguinosamente esplodere e frammentarsi in tanti stati.

Ottima a mio parere l'interpretazione di Franco Nero come il professore Ambrosin, uomo colto della comunità, dalla sua bocca escono parole toccanti che fanno pensare, parole di tolleranza e di pace, che si scagliano contro la guerra, che lui ha patito e combattuto nelle trincee durante la prima guerra mondiale. Il professore intuisce prima degli altri il progetto dei titini, tuttavia è inerme, come una moderna Cassandra non può fare altro che capire cosa accadrà ma non può fermarlo. Deciderà di suicidarsi per non finire in mano al nemico titino giunto alla sua porta per arrestarlo. Questo disagio contro la guerra è espresso oltre che dal professore anche dal prete del luogo, che nella sua neutralità di unica fedeltà verso Dio e la pace si rifiuta di aiutare i comunisti italiani che gli chiedono appoggio. Anche lui pagherà con la morte questa decisione finendo impiccato alla corda delle campane della sua chiesa.

Il film è a tinte fosche, molte scene sono girate di notte o comunque in interni bui, questo per accentuare quel senso di oppressione e disagio che si intensifica via via in un crescendo mano a mano che la tragedia si compie. Il regista rappresenta molto la violenza titina sulla popolazione, prima verbale con interrogatori per carpire informazioni, poi fisica con l'eliminazione degli oppositori, prima i fascisti, poi gli italiani e gli stessi slavi sposati con italiani. Le scene di stupri ed omicidi sono dure, crude, coinvolgono e feriscono per la loro nitidezza, ma non sono affatto gratuite, vengono infatti usate del regista per rendere la durezza di quei giorni terribili.

Il tema principale è quello del ricordo e della memoria, della testimonianza di ciò che è stato affinché non possa mai più ripetersi e affinché non venga mai scordato. Il film è un grande flash back tra le due appendici iniziali e finali dove Geraldine Chaplin, figlia di Charlie Chaplin, interpreta una donna ormai anziata che ritorna con la nipotina sui luoghi dell'orrore. L'interpretazione è struggente, il dolore si legge bene nel volto della signora anziana che ripercorre i luoghi dell'infanzia dando il via al film. La conclusione con l'anziana davanti alla foiba dove è stata gettata ancora viva Norma Cossetto è intensa, spiega con le lacrime agli occhi alla nipotina quasi sotto forma di fiaba le foibe, indicandole come un mostro che inghiottiva le persone. Proprio davanti quella foiba, il tema della memoria si incarna in un passaggio generazionale da nonna a nipote affinché la tragedia delle foibe non venga mai dimenticata.

Il film ha avuto tutto sommato una buona accoglienza dalla critica e anche negli ascolti in prima serata su Rai 3 (quasi un milione di telespettatori in concomitanza con il Festival di Sanremo), d'altronde è stato girato anche con una collaborazione RAI e con le regioni Lazio e Veneto. Dispiace dover leggere di polemiche riguardanti la messa in onda di questo film, penso che l'intenzione del regista fosse quella di fare luce con un film su eventi che fino all'istituzione del giorno del ricordo del 2004 erano tabù. Dal termine della seconda guerra mondiale il tema delle foibe e il conseguente esodo istriano e giulio-dalmata è stato cancellato dalla memoria collettiva italiana, non studiato nelle scuole e nascosto il più possibile all’opinione pubblica. Il perché è presto detto, opportunismo, vergogna e dolore. Opportunismo perché il partito comunista italiano si era trovato spesso a sostenere i titini macchiatisi di terribili azioni di sterminio e cancellazione della popolazione italiana. Inoltre anche la Democrazia Cristiana preferì non marcare troppo la mano sull’argomento una volta che venne restituita all’Italia Trieste nel 1954 dopo i patti di Londra e la Jugoslavia di Tito si sganciò dal blocco sovietico diventando una realtà parzialmente autonoma all’interno del mondo comunista. Vergogna perché agli italiani ricordava i tempi duri della guerra, la sconfitta, molti preferivano non ricordare marchiando spesso gli esuli come fascisti quando presumibilmente essi lo erano stati tanto quanto tutti gli altri italiani durante il ventennio. Eppure gli esuli avevano pagato il prezzo più alto della guerra, avevano perso in moltissimi la vita nelle deportazioni titine e gli scampati si erano visti costretti ad abbandonare tutto quello che possedevano per fuggire verso l’Italia. Un’Italia che li guardava con sospetto, quasi con fastidio, ammassandoli inizialmente in campi profughi e lasciandoli in condizioni precarie. Per tutte queste ragioni credo che le polemiche, unite ai rigurgiti di negazionismo, anch'esse notizie di questi giorni, siano dannose per il ricordo ed un ennesimo sfregio nei confronti dei sopravvissuti e delle loro famiglie.

Stavo per chiudere senza spiegare il titolo del film, perché Red Land? Terra rossa, era il titolo della tesi di Norma e si riferiva alla terra di Istria, rossa per la presenza della bauxite, il regista sceglie appositamente questo nome accomunando il rosso della terra al rosso del sangue versato dai titini comunisti dalle rosse bandiere.

Consigliato per: Tutti. Questo film è consigliato a tutti gli italiani, per rivedere o conoscere eventi tragici della nostra storia e per tramandarne la memoria. Se invece avete voglia di leggere dei testi sull’argomento delle foibe vi consiglio i due testi citati in apertura.