Laicismo e Islam: una rivoluzione mai scoppiata...

La modernità ci inganna. Oggi, l'essere umano è costantemente e abbondantemente bersagliato di propaganda e informazioni. Ed è insito nel ruolo della propaganda il convincimento degli animi e l'annullamento di ogni altro pensiero opposto ad essa. Ci illudiamo di essere liberi, di fondare la nostra vita sugli ideali che da sempre caratterizzano l'Occidente, come la libertà di parola, di scelta e di pensiero. Ma allo stato attuale, la legge dell'informazione plasma l'opinione pubblica come vuole, influenzando la cultura e la storia dell'uomo. Un esempio concreto è la creazione di un nemico da combattere, per fini politici, giustificati a livello culturale ed evoluzionistico. Per molti anni, fino ad oggi, siamo stati bersagliati di notizie, articoli e libri che demonizzavano l'Islam, gli arabi ed il Medio Oriente. Ma quel che il pubblico più generale non sa è che cos'è veramente questo Islam! Perché banalizzare tale concetto definendola semplicemente una "religione" è un abominio nei confronti della storia del genere umano. E per renderci conto che la realtà dei fatti supera spesso le idee stantie nelle menti dell'uomo, ammaliato dalla propaganda e dalla retorica bigotta e conservatrice, in questo articolo parleremo del laicismo islamico: quella che è una realtà storica in molti la considereranno un vero e proprio ossimoro. Infatti, considerato nei secoli un concetto tipicamente occidentale sulla scia dell'idea di superiorità razziale dell'uomo bianco nei confronti delle altre culture, il laicismo coinvolge pienamente la cultura e la vita sociale islamica, anche se non lo si immagina.


Cultura, perché di cultura bisogna parlare quando si affronta un argomento talmente spinoso negli ultimi tempi, come l'Islam. Essa, se studiata attentamente, non ci apparirà infatti più come una semplice religione, come la descrivono i manuali scolastici o gli articoli giornalistici. Cultura, perché se il Cristianesimo ha saputo dar vita a usi, costumi, detti popolari e tradizioni, l'Islam in Africa, Oceania e Medio Oriente ha saputo rispondere esattamente allo stesso modo, influenzando non solo l'apparato religioso ma anche e soprattutto l'ambito quotidiano.

Sadiq Jalal Al-‘Azm (1934-2016) fu il principale pensatore laico di questa schiera. Siriano, in aperta critica con il regime nasseriano e il socialismo arabo perché, a suo avviso, non apportarono alcun cambiamento richiesto dalla classe media. Fu inoltre molto critico con le religioni in generale ma ritenne che esse fossero predisposte ad accogliere il laicismo, in particolare l’islam, che non ha un clero a cui è sottoposta e che può essere annoverata come una religione libera da condizionamenti politici. Il laicismo però, impone alcune regole da rispettare: anzitutto la neutralità delle istituzioni, la comprensione del pluralismo religioso, l’indipendenza dei comportamenti dei singoli nei confronti delle religioni, l’uguaglianza tra uomini e donne e la libertà di coscienza. E proprio l'islam, secondo Al-‘Azm, potrebbe garantire il rispetto assoluto di queste regole data la sua natura particolare, aperta alla mediazione linguistica e culturale e non oppressiva nei confronti dei non convertiti e degli atei. Egli ha però assunto una posizione radicale nel suo paese: volle infatti tagliare i ponti con il turath (l'eredità religiosa) a favore dell'apertura alla democrazia, che fu da molti considerata come lotta anti-religiosa.

Sulla stessa scia troviamo Al-‘Ashmawi (1932-2013), il principale oppositore al fondamentalismo religioso. Da sempre egli ha creduto che l’islam oggi sia stato svuotato dal suo significato religioso e la rinascita di esso deve quindi respingere la politicizzazione della religione, cercando di ricostruirsi su una base modernista, composta da un mix di razionalità e spiritualità. Con Bassam Tibi troviamo un altro avversario del fondamentalismo religioso, il quale conduce ad una aggressiva politicizzazione della religione, utilizzata per scopi non religiosi. Per Tibi il fondamentalismo è infatti contrario al principio dello stato-nazione e globalizza la violenza alimentando lo scontro di civiltà. Il clash of civilization, ovvero lo scontro delle civiltà, si è tradotto in realtà soprattutto per colpa dei fondamentalisti islamici. Bassam Tibi vuole secolarizzare la politica e l’islam e limitare il religioso all’ambito dell’interiorità. E' quindi il vero islam che può accogliere i valori umani occidentali della libertà e della democrazia e un grande contributo può arrivare dalle nuove generazioni di emigrati. Il laicismo di Tibi sembra basarsi quindi su un islam modernizzato e mondializzato, che ricerca un aiuto fondamentale per poterlo essere negli emigrati di nuova generazione, più integrati nel mondo laico moderno.


Il pensiero di Fu’ad Zakariyya (1927-2010) è situato a metà tra lo scientismo ed il liberalismo classico. Egli studiò a lungo il mondo occidentale e la sua cultura laica, arrivando a considerarla come una realtà totalmente laica, non considerando il grande influsso delle chiese e della religione che ancora oggi è presente in ogni regione europea. Tuttavia l'eredità religiosa (turath) è stata un fattore di freno e di sottosviluppo per l’islam ed egli auspicò una sorta di "rinascimento islamico" sulla falsa riga di quello occidentale, basato sulle arti e sulle scienze, che permetterebbero ai paesi arabi una acculturazione di massa come è successo in quelli occidentali.

Torniamo però indietro di più di un secolo per affrontare un pensatore oggi attualissimo per le sue idee, stiamo parlando di Ali’Abd al-Raziq (1888-1966). Raziq sosteneva che la missione del profeta fosse una missione essenzialmente religiosa e che nessuna forma politica - tanto meno il califfato - è prescritta dalla religione. Per questo bisogna separare il religioso dal politico, secolarizzando il passato. Il principale studioso di Raziq, Filali-Ansary, ritiene che nel pensiero islamico si siano prodotte tre confusioni: la prima è stata la riunione di un sistema religioso e di un processo storico, la seconda è stata l’oscuramento della differenza tra principi morali religiosi e le regole/leggi che costituiscono i sistemi politici e la terza è stata l’accostamento dello stato con la comunità religiosa, a suo avviso due entità completamente diverse. Vi è stata quindi, riepilogando, una confusione tra dogma e storia. L’islam quindi, per aprirsi alla laicità, deve essere considerata anzitutto una religione "dell’intimo", che non costringe i credenti a regole severe ma che stimoli la nascita di una coscienza islamica che si allontani dai falsi condizionamenti storici riguardanti i principi religiosi. I califfi ed i sultani, per Raziq e Ansary, nella storia islamica hanno cercato di piegare la religione ai propri interessi, istituzionalizzandola e lo stesso discorso si applicherebbe ai molti esperti di scienze religiose (ulama, imam).


Con Hasan Hanafi, troviamo invece una teoria di rinnovamento in senso laico molto interessante. Egli si auspica un tajdid (ovvero un rinnovamento a tutto campo dell'islam) in dialettica col pensiero occidentale, attraverso la ricostruzione delle discipline islamiche classiche e la ricostruzione della coscienza con l'introduzione del termine “occidentalismo”. Per Hanafi l'uomo europeo ha infatti creato una scienza (l’orientalismo) per meglio dominare l’altro, corrispondente alla scienza del dominio coloniale. Così è importante sostenere lo sviluppo dell’occidentalismo, che si sostanzia nella consapevolezza della storia islamica per completare il processo di decolonizzazione. Esso è la riappropriazione della propria autocoscienza, un processo educativo e culturale al contrario dell’orientalismo. In tale pensiero di Hanafi vi è una forte connotazione utopistica e di fiducia nella teleologia del divenire storico. Quella però che per lui significava alternativa all’impero coloniale europeo sembra si stia involvendo oggi nel jihadismo di matrice terrorista.

Arriviamo infine a Tariq Ramadan. Famoso per essere uno dei primi pensatori musulmani europei e, soprattutto, per essere il nipote di Hasan al-Banna, il fondatore del movimento radicale dei Fratelli Musulmani in Egitto. E' proprio Ramadan a tracciare una linea di continuità nei suoi testi con il pensiero originale dei Fratelli Musulmani, vedendoli come culmine del processo riformistico mediorientale. I musulmani di seconda generazione europea, per Tariq, devono sentirsi a tutti gli effetti cittadini europei, rispettando e facendo proprie le leggi occidentali attraverso un contributo positivo allo stato in cui sono nati e vivono. I suoi passi in avanti hanno un solo obiettivo: superare le connotazioni negative tra islamico e non islamico. Per questo punta al suo raggiungimento mettendo in discussione apertamente la legge della shari'a, sottolineando che essa è scarsamente normativa e rappresenta soprattutto la via che orienta il comportamento individuale, mentre le società islamiche dovrebbero basare il proprio stato sul fiqh, da lui considerato come l’autentico diritto islamico. Il metodo dunque è quello di applicare l’esercizio razionale dell’interpretazione delle fonti islamiche (ovvero l'ijtihad) rivedendo completamente la shari'a. Sono in molto ad averlo accusato sia di conservatorismo islamico da una parte sia di distaccarsi troppo dai modelli islamici dall'altra. Ramadan ha invece aperto solo uno spiraglio per la ridefinizione di molti concetti islamici, che ancora oggi a noi sembrano impossibili da capire, per permettere a due mondi diversi di comunicare e collaborare tra loro pacificamente, improntando entrambe le relazioni sulla solida base del laicismo moderno.


Fonti:

Massimo Campanini, Il pensiero islamico contemporaneo, Il Mulino
Oliver Roy, Generazione Isis, Feltrinelli
A cura di Filoramo, Islam, Editore Laterza