La Maestra Ada, la prima donna sindaco d'Italia

Dal dopoguerra alcune celebri donne hanno assunto importanti incarichi, e, senza qui addentrarci sulle opere lodevoli o non del loro operato, è importante ricordare che non sono state le prime, e si spera, non saranno le ultime. È essenziale parlare di queste donne, per promuovere quella idea di uguaglianza di genere che si stenta ancora applicare al mondo della politica, che vede ancora quelle donne alla guida di un’istituzione come qualcosa fuori dalla normalità, nel nostro paese. Questo processo di assegnazione di incarichi istituzionali anche a donne meritevoli inizia nell’immediato secondo dopoguerra e tra le prime donne sindaco troviamo Ada Natali, figura storica sicuramente da celebrare.


Ada nasce nelle Marche, a Massa Fermana (Ascoli Piceno) il 5 settembre 1898. È figlia del sindaco di Massa fermana, Giuseppe Natali, di orientamento socialista e che, dall’istituzione del regime fascista, ha avuto significativi scontri, anche fisici, con le Camicie Nere di Mussolini. Il peso della politica è quindi presente nella vita di Ada sin dalla tenera età e gli orrori del Ventennio segneranno il suo corso futuro. Si diploma presso l’istituto magistrale e inizia così la sua carriera nel mondo scolastico, dedicandosi ai bambini e al loro insegnamento.
 

 Le Marche di quel periodo - come le altre regioni d’Italia - sono martoriate dal secondo conflitto mondiale, che ha distrutto le speranze e le aspirazioni non solo degli uomini e delle donne che hanno partecipato, volontariamente o non, alla guerra, ma anche di tanti bambini nati proprio a cavallo degli anni 30/40 e che si sono ritrovati in una situazione di povertà senza precedenti. Questa situazione segna una svolta nella vita di Ada, che accompagna la sua attività di maestra – da qui il nome “la maestra Ada” – alla sua attività politica antifascista. Le autorità la obbligano prima al confino a Roccafluvione, poi, in seguito ad una sua esplicita richiesta ad Apezzana di Loro Piceno, un paesino sperduto per gli Appennini. Questa scelta è strategica per la sua istruzione: nonostante la lontananza e i chilometri da percorrere su strade prettamente rurali, Ada ha così la possibilità di frequentare la Facoltà di Giursprudenza presso l’Università di Macerata.


Anche se posta sotto lo stretto controllo continuo da parte delle istituzioni fasciste, Ada riesce comunque ad ottenere la laurea in legge, molto utile nella sua attività politica prossima. Continua comunque ad istruire i tanti piccoli scolari che affollano le vallate del Piceno e, accanto ad essi, tenta di strappare dall’analfabetismo anche i numerosissimi contadini della zona. Alla caduta ufficiale del fascismo l’Italia intera si ritrova a combattere quella che è stata definita da molti una vera e propria guerra civile dove la Guerra di liberazione tra fazioni partigiane e lealisti al regime è costante, sanguinosa e calzante. Ada, come tanti giovani dell’epoca, decide di prestare il suo aiuto alla Resistenza marchigiana, partecipando alle battaglie di Pian di Piega e San Ginesio, nel Maceratese. Finita la guerra, torna alla sua professione di insegnante e alla sua vocazione politica: da tempo ormai militava nel Partito Comunista che deciderà di candidarla come sindaco alle prime elezioni comunali libere del 1946, le stesse elezioni in cui per la prima volta le italiane potranno esprimere il loro diritto di voto garantito a livello costituzionale.


Ada viene eletta ufficialmente Prima Cittadina di Massa Fermana nello stesso anno, ricalcando le orme paterne che tanto la influenzarono. La palestra della Resistenza le è utile come sindaco; infatti inizia subito a distinguersi per la sua forte volontà di migliorare la vita per la sua gente e per il suo territorio: istituisce le colonie per i bambini della zona, che servivano tanto a far svagare i ragazzini, quanto a garantire loro tutti i giorni un piatto caldo, quello che probabilmente le famiglie contadine, impoverite dal conflitto, non potevano assicurar loro. Anche alle elezioni per la Camera dei Deputati del 1948 il PCI la sceglie e, in quest’occasione, la disegna come unica candidata del partito per tutta la regione. Da deputata della Repubblica la maestra continua la sua attività in difesa dei più deboli delle Marche: negli anni ’50 si schiera al fianco delle lotte sindacali delle operaie delle manifatture di cappelli – produzione tipica della zona fermana – in cui si richiedevano regolari contratti di lavoro. Le operaie in lotta si riuniscono in assemblea negli stabilimenti e Ada obbliga i dipendenti comunali a raccogliere della legna da ardere per il loro riscaldamento; a causa di ciò viene anche processata e infine assolta dalla Magistratura.

Pende su di lei un’ulteriore denuncia in questi anni: è accusata di compravendita di oggetti artistici comunali. Ada infatti vende alcuni di questi manufatti per poter salvare dal degrado la Natività del pittore cinquecentesco Vincenzo Pagani, conservata presso la Pinacoteca comunale di Massa Fermana. Come deputata si distingue anche per la promozione di varie proposte di legge, dieci in totale, tutte avanguardistiche: dalla tutela alla maternità, alla lotta contro la tubercolosi, all’assistenza ai bambini delle zone alluvionate, alla riparazione dei danni dei paesi del fermano colpiti dal terremoto del 1° settembre 1951. Ada rimane in carica fino al 1953, per poi ritirarsi dalla vita pubblica, ma mantenendo sempre attivi i contatti con importanti esponenti del PCI.


Questa donna è stata una figura emblematica di come, anche partendo da un piccolo paese, ma con tanta volontà, si possano cambiare e migliorare le condizioni di vita di migliaia di persone, avvantaggiando gli interessi di un’intera comunità: Ada Natali, il primo sindaco donna d’Italia, dovrebbe essere ricordata oggi più che mai ed essere presa d'esempio, da un mondo politico sempre più lacerato da vane lotte di potere.


Di: Simona Amadori

Fonti:
Oscar Gaspari, Rosario Forlenza, Sante Cruciani, Storie di sindaci per la storia d'Italia (1889-2000), Roma, Donzelli Editore, 2009
Patrizia Gabrielli, Il 1946, le donne, la Repubblica, Roma, Donzelli Editore, 2009
Paolo Giovannini, Barbara Montesi, Massimo Papini, Le Marche dalla ricostruzione alla transizione - 1944/1960, Ancona, Il lavoro editoriale, 1999
http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1172/ada-natali