Il mondo musulmano in un'intervista - parte 2

L’intervista comunque continua (trovate il link della prima parte qui) ed è ulteriormente arricchita da una presenza inaspettata. Un ragazzo spagnolo, coinquilino di N. , assiste alla nostra conversazione e vuole partecipare attivamente ponendo anche delle domande per conoscere meglio la cultura musulmana. Ciò mi fa pensare che probabilmente, secoli di antica convivenza segnata tra momenti di pace e guerra nella penisola iberica tra il 711 e il 1492, sono ormai un lontano ricordo e che quindi anche in Spagna c’è la necessità di scoprire e riscoprire il mondo musulmano.

La Ka'ba situata nella Sacra Moschea alla Mecca. Il luogo più sacro e importante per un musulmano.

Il ragazzo spagnolo che da adesso chiameremo A. chiede cosa accade a tutti coloro che non credono in Dio. N. sorride e afferma che è una ‘deep question’ , una domanda profonda che richiederebbe una grossa trattazione. K. , a cui la domanda era personalmente rivolta, risponde che questa è una questione tra Dio e il diretto interessato e che  non sarebbe una questione che sta a lui giudicare e sindacare. Non posso fare a meno di pensare che questo sia un ragionamento molto aperto e tipico di chi ha passato un bel po’ di tempo a contatto con persone non credenti. Inoltre, K. aggiunge che nel Corano è presente una frase che esorta i fedeli a non obbligare persone di altre credenze alla conversione e di rispettarli nella loro diversità. Per molte persone che conoscono l’Islam solo dalla propaganda dei gruppi terroristici potrebbe suonare veramente contraddittoria un’affermazione del genere, ma la maggior parte delle interpretazioni coraniche è concorde su quanto affermato da K. . Senza considerare che per secoli, persone appartenenti ad altre credenze hanno convissuto nei territori controllati da musulmani , pagando una semplice tassa (la Jizya ) che serviva per escluderli dall’obbligo alle armi e affinché non si convertissero, ma questo richiederebbe uno spazio d’approfondimento a parte.

Parlando appunto del loro rapporto con persone di altre religioni, N. interviene raccontando un aneddoto che mi richiama alla memoria immediatamente la parabola del buon samaritano. Nella storia di N. che  dovrebbe avere valenza pedagogica, un ‘infedele’ si comporta in modo più caritatevole verso il prossimo suo bisognoso di quanto non facciano alcuni dotti musulmani e quindi, in quest’ottica quel ‘non fedele’ è in realtà un uomo migliore di quanto non sia un ligio osservante dell’Islam che però non mostro carità e compassione. Non posso trattenermi dal far notare ai miei interlocutori che questa storia è del tutto simile alla parabola del buon samaritano presente nei Vangeli e brevemente gliela espongo.

Fino ad ora N. e K. mi hanno parlato solo degli aspetti positivi della loro fede e fin qua non sembra essere quella religione di guerra che in molti –dagli occidentali che la fraintendono ai musulmano che cadono nello stesso errore – dipingono. Ecco però che parlando giungiamo a discutere proprio di questo. N. mi dice che nella sua regione –e presumo parli di un contesto più ampio dell’Arabia Saudita – alcuni regnanti e gruppi influenti, soprattutto nel passato, hanno utilizzato la religione per manipolare i popoli che non disponendo dei mezzi culturali adeguati per studiare quello che realmente professava la loro fede, hanno finito per seguire e rispettare una dottrina islamica semplicemente modificata e distorta. Ed è chiaro a questo punto che il suo riferimento vada ai gruppi più estremisti tra cui figurano vari gruppi terroristici e non. K. aggiunge che secondo lui, l’Islam in quest’ottica è di gran lunga la religione più strumentalizzata per manipolare le persone ed entrambi i miei intervistati sono d’accordo con l’affermare che i seguaci dell’ISIS non sono da considerarsi musulmani. Questa probabilmente è un’affermazione portata alla luce persino dai più scadenti talk show occidentali quindi voglio spingermi oltre e incalzare gli intervistati facendo notare che anche l’ISIS dice lo stesso di loro. K. mi risponde che lo sa benissimo e infatti molti degli obiettivi dell’ISIS sono i musulmani stessi. A parte le vittime procurate in Europa da parte dei miliziani, il grosso dell’attività militare dell’ISIS si è svolto tra Siria ed Iraq –ma anche sul territorio libico – in un contesto di guerra civile che vede oggi lo Stato Islamico ancora presente seppure ormai quasi del tutto debellato. L’ISIS ha causato molti morti tra i musulmani stessi e ciò è risaputo e facilmente verificabile.

Paesi con maggiori attentati terroristici in generale:
https://www.lastampa.it/2015/11/17/medialab/le-nazioni-messe-sotto-scacco-dal-terrorismo-wiylwsUHsagEZxoni7KyAN/datajournalism.html

Paesi e persone colpite specificatamente dall'ISIS:
https://www.nytimes.com/interactive/2016/03/25/world/map-isis-attacks-around-the-world.html


K. afferma  di credere che qualcuno finanzi l’ISIS che altrimenti non potrebbe dotarsi di armamenti. Non scende nel particolare, dice di non avere idea di chi sia a finanziarli, ma qualcuno dovrà pur essere. Inoltre aggiunge di essere restio nel parlare di politica è un argomento che non gli piace, complice la sfiducia che sente nei confronti dell’informazione e della politica stessa. Questo mi sembra più che normale, considerando quanto queste tematiche vengano messe in risalto anche nei paesi occidentali dove per lo più l’informazione è libera e la politica è democratica e nonostante ciò in molti credono ci sia qualcosa di losco e marcio dietro di esse. Per N. invece, accusare qualcuno in particolare dei finanziamenti all’ISIS sarebbe sbagliato perché afferma di non avere alcuna ‘evidence’ (prova), che possa dimostrarlo.

A questo punto abbiamo già parlato per quasi mezz’ora e sono emersi molti spunti interessanti, quindi, procedo cercando stavolta di mettere gli intervistati davanti ad una domanda che li ponga in qualche modo in contrasto con la loro cultura politica nello specifico. Chiedo loro cosa pensano della democrazia dato che provengono da due monarchie e quindi cosa pensano anche dei loro governanti. La risposta di K. è alquanto sorprendente e inizia subito dicendo che ritiene che il suo popolo sia stato fortunato ad avere quel sistema politico con il suo monarca che considera una persona degna di ammirazione. Immagino che il mio intervistato non abbia mai visto i propri diritti o interessi calpestati da un monarca o che comunque faccia parte di una classe sociale non in conflitto con il potere per le più disparate ragioni, però la sua risposta rimane comunque singolare. N. invece risponde in un modo diverso alla domanda facendomi riflettere molto. Afferma che il mondo – e soprattutto quello visto dalla sua prospettiva nel medio oriente – non è un posto ‘stable’ (stabile) e che sono pochi gli stati che non sono in guerra quindi, la loro monarchia in Arabia Saudita è positiva in quanto garantisce una pace e una tranquillità che sarebbe rischiosa da barattare per una democrazia – di cui tra l’altro, molti di loro probabilmente non ne sente il bisogno –.

Interviene nuovamente  A. che essendo spagnolo e tra l’altro catalano, in questo momento storico, trova veramente incredibile il fatto che qualcuno possa non avere nulla di cui lamentarsi dal proprio governo. Insiste quindi chiedendo se c’è qualcosa che i due intervistati trovino di sbagliato nei rispettivi governi. K. da Dubai dice di non potersi lamentare di nulla. N. invece è più realista e ammette che dei problemi ci sono ma che ha fiducia nel nuovo principe ereditario Mohammed Bin Salman e nella sua Saudi Vision 2030 che in breve, consisterebbe in un ambizioso programma di modernizzazione da una parte tecnologica che punta tutto sull’energia rinnovabile nello sforzo di sostituirla al petrolio, elemento che fonda la ricchezza del paese e dall’altra parte una ‘modernizzazione’ culturale che dovrebbe riscattare la donna e il suo ruolo nella società, permettendole di guidare , di assistere ad eventi sportivi e di andare al cinema.  Sulla carta la Saudi Vision è effettivamente un progetto affascinante, soprattutto agli occhi di noi occidentali e da quanto testimonia N. ci sono stati veramente dei progressi notevoli.  Eppure l’apertura mentale del principe ereditario era già stata messa in dubbio da alcuni eventi contraddittori coronati dal caso dell’omicidio del giornalista Khashoggi di cui il mandante, secondo la ricostruzione della CIA e delle autorità turche sul cui suolo è avvenuto il crimine, parrebbe essere proprio il principe ereditario. E’ innegabile che all’interno della società saudita e più in generale araba, ci siano due forse contrasti, l’una progressista e l’altra conservatrice. Attualmente è abbastanza palese che quest’ultima ricopra un ruolo predominante, ma non è escluso che con il crescente numero di persone che sviluppano un pensiero simile a quello di N. e K. possano un giorno cambiare le cose.

Vi diamo appuntamento alla terza e ultima parte dell'intervista, prossimamente su Riscrivere la Storia - Eventi Dimenticati!


Di: Cristiano Rimessi