Fact Checking History

Filippo Agricola: un’ufficialità romantica

Esponente di rilievo dell’appendice settecentesca, Filippo Agricola (1795- 1857) esemplifica un’arte dal respiro antico. Formatosi nell’antro privilegiato dell’Accademia di S. Luca si specializza nel registro pittorico, in particolare nella ritrattistica ufficiale. Ricopre cariche e ruoli onorifici e il suo stilema s’impreziosisce della sicurezza e dell’agio che la prospera carriera gli consente.


Nato alla fine del Settecento accoglie i frutti della ricerca stilistica e cromatica maturata all’epoca e la proietta sulla piattaforma ideologica ottocentesca, conscia di un lavorio artistico composito. L’eterogeneità che arricchisce le transizioni di un’epoca all’altra è l’humus in cui fermenta l’innovazione. Corsi e ricorsi storici insegnano come la traccia della memoria sia sempre presente e veicoli verso la modernità.

Agricola impersona un tardo revisionismo classicista, sintetizzando gli aspetti formali e contenutistici. Il suo imprinting permane nell’umanesimo rinascimentale, in particolare, prendendo ispirazione dal perfezionismo di Raffaello. La modalità di ritrarre, le posture, il colore lavorato a lungo sulla tela. Una traccia che però rende retorico il suo lavoro, poiché privo dell’originalità del suo modello ispiratore.


Il noto ritratto di Costanza Monti Perticari è un esempio della sua idea di arte. Pittura di storia ad effigie di un’ufficialità che si ritrova nella perfezione della rappresentazione. L’incarnato levigato, la compostezza della figura, la mimica delle mani che rimandano esplicitamente ai dettami cinquecenteschi. Contestualizzata in un discorso di più ampio respiro che accoglie un afflato del primo Romanticismo.

Lo sguardo non riposa più nell’armonia rinascimentale, ma tradisce una malinconia, un’indolenza tipica della figurazione femminile ottocentesca. Una vulnerabilità risiede in quella rappresentazione che, a dispetto dell’impianto compositivo e della logica raffaelliana, crea una tensione diversa, nuova. Nonostante l’encomio di Monti che avvalora l’opera in questione, la narrativa di Agricola è stabile, consapevole, ma esule dall’originalità. Un tracciato sicuro dove ogni tappa è misurata: un rigore e un controllo che ingabbiano l’estro.


Nel ritratto di Elisabeth Alexandrine Ficquelmont il disegno è esemplare nel suo intento di canonizzazione dei classici. L’arco sopraciliare, l’ovale del viso, il sorriso accennato, la pettinatura raccolta.

Ogni singolo particolare rimanda a un’etica conosciuta, passata, mai dismessa. L’ideale alla base rivela il sentire romantico che prende piede nell’artista. Una contemplazione più che una rappresentazione, una religiosità profana.

Agricola si staglia come un ottimo esecutore di una descrittiva ufficiale, fiera e conscia di appartenere ad un unicum e ad un vissuto che possono germogliare in una complessità moderna.


Di: Costanza Marana

Fonti
Pittura italiana dell’Ottocento, E. Cecchi, Milano, Editore Ulrico Hoepli, 1938
L’arte moderna, E. Lavagnino, Torino, UTET, 1956