La tattica dei rivoluzionari a Budapest nel 1956

La rivoluzione ungherese del 1956 fu uno degli episodi più salienti degli anni '50, segnando un vero e proprio spartiacque nella storia del Secolo breve.
La rivolta prese piede nella Budapest comunista tra il 23 ottobre e i primi giorni di novembre e rappresentò -  prima di essere fortemente repressa dall'esercito dell'Armata rossa - la prima rivolta in assoluto contro l'impero sovietico.


L'epopea del 1956, le cui conseguenze sono ancora visibili in una città come Budapest, lasciò un segno indelebile. Fu il primo momento, dalla conclusione della seconda guerra mondiale una decina d'anni prima, che un Paese alleato dell'Unione Sovietica sollevava le armi contro Mosca e invocava una nuova "via al socialismo".

Quali furono le tattiche dei rivoluzionari ungheresi, i quali - in un primo momento - credettero davvero di poter mettere sotto scacco la superpotenza sovietica?

L'aspetto interessante degli scontri a fuoco che ebbero luogo nelle strade di Budapest è, senz'ombra di dubbio, l'inventiva. I rivoluzionari, capeggiati da alcuni uomini politici - in primo luogo, Imre Nagy - e veri e propri condottieri - come il 59enne Jànos Szabò - idearono una serie di stratagemmi che lasciarono di stucco i loro avversari.

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Per opporsi ai potenti carri armati sovietici T-34 furono utilizzate, ad esempio, alcune padelle riempite d'acqua, appese a dei cavi e calate in mezzo alla strada. Nel momento in cui i carri armati russi avanzavano lungo la strada, il rumore provocato dalle padelle avvisava gli uomini nascoste dietro le barricate dell'imminente pericolo e dava loro il tempo di prepararsi adeguatamente.

Un'altra tattica ugualmente geniale ed efficace consisteva nel piazzare mattoni in mezzo alla strada e coprirli con assi di legno, poiché da lontano sarebbero stati molto simili a mine di terra e avrebbero rallentato l'avanzata dei T-34. Inoltre, ogni carro armato messo fuori uso avvantaggiava doppiamente i ribelli perché, oltre a diminuire la potenza militare dei sovietici, i cingolati diventavano ottime barricate per lo scontro successivo.

Infine, sulle colline di Buda, i rivoluzionari escogitarono l'idea di rivestire di seta le strade in pendenza e di versarsi sopra acqua saponata, tant'è che gli ingombranti e goffi T-34 scivolavano e sbandavano l'uno contro l'altro, divenendo facile bersaglio per i cecchini.

In ogni caso, questa strategia non riuscì a portare i ribelli alla portare perché la rivolta del 1956 fu repressa nel sangue dall'esercito sovietico, provocando la morte di oltre 2.000 ungheresi tra militari e civili.


Di: RLS Staff

Fonti:
SEBESTYEN V., Budapest 1956: la prima rivolta contro l'impero sovietico, Rizzoli, Milano 2006.