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DC - Vaticano: la storia di un rapporto particolare

Il rapporto tra il Vaticano, il mondo cattolico e la politica è sempre stato molto controverso, ma a partire dal 1943 inizia un processo di intervento del Vaticano nella politica italiana. Partendo dal 1943 questo rapporto si complica notevolmente con la nascita della Democrazia cristiana, fino almeno al 1954, periodo in cui De Gasperi ha leadership all’interno della Dc. Infatti essa, in questo periodo, può considerarsi proprio un partito cristiano, in quanto il sostegno e la classe dirigente alla Dc era dato dalle parrocchie e dall’Ac. Questo si vede chiaramente nel rapporto tra iscritti all’Ac e i voti dati alla Democrazia cristiana negli appuntamenti elettorali del 1946, 1948, 1953 cioè l’Aci in questo periodo degasperiano funge da connettivo tra Dc e i cattolici, anche perché molti parlamentari della Dc sono iscritti all’ACI; al contrario questo però non valeva sempre per i giovani dell’AC. Ciò si può notare anche dalla diffusione capillare sul territorio dell’ ACI, che troviamo ampia nelle regioni del nord come Veneto, Lombardia e Piemonte la cui partecipazione si aggira in alcune diocesi tra 11 % e il 16% della popolazione, come a Vicenza, Alba, Como e Treviso.


Quindi la mancanza di un’organizzazione e capacità di mobilitazione della Dc, rispetto al blocco socialcomunista vennero sostituite in pieno dalla mobilitazione dell’Azione cattolica, dai comitati civici e dalle parrocchie, anche se questo sostegno non era privo di perplessità da parte della Dc. Questo emerge dalle testimonianze raccolte nel volume di Francesco Piva, sul discorso di Carretto all’adunata dei Baschi verdi, come da molte testimonianze per esempio quella di Giorgio Grigolli dove racconta che De Gasperi era inquietato dal discorso di Caretto. Molte testimonianze raccolte concordano tutte sulla reazione perplessa di De Gasperi al discorso quasi politico di Carretto. Questa azione di intervento dell’AC e anche dei Comitati civici, fondati nel 1948, nel dibattito politico dell’epoca, emerge con ancora maggior forza in prossimità delle elezioni del 18 aprile 1948, rispetto a quello che si era verificato per il referendum del 2 giugno 1946. La differenza fondamentale nel coinvolgimento del mondo cattolico è dato dal clima di “crociata” anticomunista cioè di un netta contrapposizione contro l’Italia cattolica, con i suoi valori e le sue tradizioni da un lato, e quelli che erano considerati i nuovi infedeli, i senza Dio, di cui bisognava respingere l’assalto.


Questo portò a una drammatizzazione nei giorni prima dell’appuntamento elettorale del 18 aprile 1948, come emerge su molti giornali e appelli; un esempio a livello nazionale è l’appello del 10 marzo 1948 di Pio XII, in cui dichiara che non andare a votare è un peccato mortale e suggerisce di votare quelle liste che avrebbero dato garanzie veramente sufficienti per la tutela del diritto di Dio e delle sua anime. A livello locale, le idee del card. Piazza e della Voce di San Marco, organo dell’Azione cattolica veneziana, evidenziano come le elezioni del 1948, fossero viste, in termini di battaglia per la sopravvivenza della Chiesa e della civiltà cristiana. In questa mobilitazione un ruolo fondamentale all’interno del mondo cattolico, è dato dai Comitati civici, i quali rappresentavano un modo per evitare di coinvolgere troppo l’Aci nel dibattito politico, visto anche i Patti Lateranensi del 1929. Sostenere l’impegno politico dei cattolici nella Democrazia cristiana era diventato gravoso, poiché le organizzazioni cattoliche, i vescovi e il clero giudicavano troppo debole l’opposizione della Dc al blocco social comunista, soprattutto prima del 1947. I Comitati civici, vennero fondati da Gedda l’8 febbraio del 1948, dopo che in una riunione tutti i presidenti centrali e i membri della presidenza discussero il “piano Gedda“ e vennero proposti i Comitati civici come un’ organizzazione di emergenza per, come disse Gedda, “mobilitare tutte le forze per la campagna elettorale“.


Questa organizzazione coinvolgeva circa 300.000 volontari e 22.000 parrocchie e dietro c’era l’idea di fondo di Gedda, cioè la predilezione per una soluzione elettorale fondata sulle persone o su blocchi di persone che provenivano da altri partiti oltre che dalla Dc. L’organizzazione si basava su quattro uffici, che assumevano nomi di copertura: il primo era l’ Ufficio mobilitazione (Rivista Tabor ) affidato a Maria Badaloni, e svolgeva la funzione di collegamento con tutte le Opere cattoliche, che distribuivano il materiale di propaganda in periferia, il secondo era l’Ufficio Trasporti Anno Santo, che aveva il compito di trasportare il materiale di propaganda, il terzo era l’Ufficio Agenzia Maria, Gesù, Giuseppe, che aveva il compito di allestire l’attività di propaganda, il quarto era il Bureau international che aveva il compito di seguire tutte le mosse della propaganda avversaria. Secondo Gedda tutta questa organizzazione doveva infondere nei cattolici uno spirito di mobilitazione. I Comitati civici vennero accolti positivamente da gran parte della base da Giorgio La Pira e da Carretto. All’inizio li sostennero, ma dopo il 1948, si opposero ad essi perché veniva meno il pericolo comunista.

Nel 1948 Carretto fece una campagna con toni millenaristici contro il social-comunismo, a favore dei Comitati di Gedda. Le diffidenze nei confronti dei Comitati vennero dalla gerarchia ecclesiastica simpatizzante di idee di destra e con qualche perplessità verso la Dc. Infine i comitati civici ebbero un ruolo importante fino al 1954, ma il loro ruolo venne meno durante la segreteria Fanfani e l’organizzazione imposta dal politico aretino.


Di: Sunil Sbalchiero

Fonti:
MARIO CASELLA, L’azione cattolica nell’italia contemporanea (1919-1969),
Roma, Ave 1992
MARCO INVERNIZZI, Luigi Gedda e il movimento cattolico in Italia,Milano, Sugarcoedizioni
2012
FRANCESCO MALGERI ( a cura di ),Storia della Democrazia cristiana, VOLL. 2,Roma, Edizioni
Cinque lune1987
FRANCESCO PIVA, La gioventù cattolica in cammino,Milano,Franco Angeli
GIUSEPPE BEDESCHI, La Prima repubblica (1946-1993), Catanzaro,Rubbettino, 2013
GIOVANNI VIAN, La voce di San Marco (1946-1975), Padova 2007