Jacques Coeur: l'uomo che osò sognare

“A vaillans cuers riens impossible” è il motto di uno degli uomini più ricchi e potenti della Francia del XV° secolo, una dichiarazione sulle potenzialità degli uomini di creare la propria fortuna, anche quando le condizioni e il tempo in cui vivono sembrano voler seppellire ogni speranza. Nel 1441 Jacques Coeur sta per essere insignito del titolo nobiliare dal re di Francia; fa già parte del consiglio privato di Carlo VII e ora sta per raggiungere il punto più alto che un commerciante, un borghese, possa raggiungere.


Un riconoscimento all'ingegno dell’uomo che ha reso la Francia una delle potenze economiche europee: Jacques Coeur, colui che diede vita a realtà che ancora non si vedevano. Nacque a Bourges tra la fine del 1300 e i primi del 1400, suo padre era un pellettiere e sua madre era la vedova di un macellaio, la cui corporazione era molto potente all’epoca. Trascorse l’infanzia e la giovinezza nella sua città natale; furono anni difficili per la Francia, la Guerra dei Cent’anni sembrava volgere a favore degli inglesi, soprattutto dopo la battaglia di Azincourt (1415). Carestia, fame ed epidemie devastavano la Francia; solo la peste negli ultimi anni aveva colpito il 40% della popolazione. In questo clima di sconforto cresceva il giovane Jacques.

Si sa poco di lui fino al 1432; sposò una vicina di casa, ebbe dei figli, ma nulla di storicamente rilevante. A circa trent’anni, età considerevole per un uomo del medioevo, decise di allontanarsi da Bourges, e si imbarcò su una nave diretta ad Oriente. Sarà il viaggio che cambierà la sua sorte. Divenne in breve tempo uno dei più importati commercianti francesi dell’epoca. Capì il grande potenziale di una rete commerciale di scambio tra Occidente e Oriente, sfruttando anche la differenza di prezzo dell’oro e dell'argento dei due continenti. Nel Levante infatti abbondavano le miniere d’oro mentre scarseggiava l’argento (abbondante in Europa), portando ad aumentarne il valore. Tornato in Francia commissionò la costruzione di alcune navi, seguendo il progetto di quelle genovesi, che in breve divennero una vera e propria flotta per il commercio nel Mediterraneo. Come centro dei suoi affari scelse la città di Montpellier, ed aprì altre sedi a Lione, Avignone, Rouen e Parigi.


Intratteneva rapporti commerciali con i paesi arabi, creando quelle che oggi potremmo definire una “società multinazionale”, riuscendo a frenare la svalutazione monetaria. Il suo talento negli affari lo portò ad emergere anche nell’ambito politico. Già protetto dalla favorita del re, Agnès Sorel, Jacques conquistò la fiducia di Carlo, tant’è che costui gli affidò delle missioni diplomatiche. Nel 1436 venne nominato Maestro della Zecca di Parigi e nel 1439 Argentiere del re. Grazie alla sua ricchezza, Coeur prestò ingenti somme di denaro al sovrano, laddove le casse dello stato soffrivano ancora per la recente guerra.

Ci si chiedeva chi fosse davvero l’uomo più potente di Francia: "le Roi fait ce qu'il peut, Jacques Cœur fait ce qu'il veut", è una delle tante frasi di scherno che giravano a corte, e il re mal tollerava essere messo in secondo piano. Alla morte misteriosa di Agnès Sorel nel 1450, Jacques Coeur venne arrestato, imputato di una dozzina di capi d’accusa; reati finanziari, corruzione, lo si accusò anche dell’omicidio della favorita. A seguito di un sommario processo, nel 1451, i suoi beni vennero confiscati; gli fu risparmiata la pena di morte in merito ai servizi resi alla corona.

Palazzo di Coeur - Ville de Bourges
Dopo due anni di reclusione, Coeur riuscì a fuggire, si recò a Roma, sotto la protezione di papa Callisto III. Da qui, armò una flotta in nome del suo illustre ospite, per andare a combattere contro i turchi. Morì sull’isola di Chio, nel novembre del 1456. Finisce nell'ignoto la vita di uno degli uomini che hanno costruito l’Europa moderna. La figura di Jacques Coeur è ad oggi poco conosciuta, e a mio personale avviso credo sia un peccato, perché la sua storia è quella di un uomo che non si è arreso di fronte ai limiti sociali della sua epoca, non si è rassegnato a ricoprire il ruolo che gli spettava per nascita. Lui ha voluto di più. Ha osato, ha faticato, ha costruito se stesso. Ha visto possibilità dove c’era buoi. Credo che oggi abbiamo bisogno di queste storie, di ricordarci che si può ottenere, solo se lo desideriamo, solo se ci impegniamo fino a quasi perdere tutto. Come riportato nel libro di Jean-Christophe Rufin, “L’uomo dei sogni” quando Jacques Coeur tornò per la prima volta dall'Oriente, aveva perso tutto il suo denaro, ma era ricco di idee, di progetti e di sogni.


Di: Gaia Del Riccio

Fonti:
Jean-Christophe Rufin, L’uomo dei sogni, E/O, 2013
Massimo Montanari, Storia medievale, GLF Editori Laterza, Roma-Bari, 2007
http://www.historyworld.net/wrldhis/PlainTextHistories.asp?historyid=217
http://www.jacques-coeur-bourges.com/vie_de_Jacques_Coeur.htm