Il mondo musulmano in un'intervista - parte 1

L’incontro con culture diversa dalla nostra, italiana e di matrice cattolica, è ormai all’ordine del giorno. Vediamo film e serie tv americane, mangiamo in ristoranti cinesi e giapponesi, le nostre città sono sempre più abitate da immigrati provenienti dal nord Africa e da zone del mondo dove la religione è musulmana e proprio in rapporto a quest’ultimo fattore ci sarebbe qualcosa di interessante su cui riflettere. Al di là del credo politico e della visione sull’immigrazione che ognuno di noi ha è di certo opportuno conoscere le altre culture e soprattutto quelle che ultimamente vengono più a contatto con noi, gli islamici. Di islam ultimamente si parla molto per un motivo o per un altro. Dal già accennato tema sui migranti al gruppo terroristico denominato Isis, i salotti televisivi e non si infiammano ogni volta sul tema ma troppo spesso emerge quella che è un’ignoranza di fondo sulla cultura musulmana la quale rimane sepolta sotto strati di semplice disinformazione o appunto, scarsa conoscenza della stessa.


Nonostante molte persone di fede musulmana abitano le città italiane, non tutti gli italiani entrano quotidianamente i contatto con queste persone e qualora lo facciano, difficilmente si informano sulle usanze dell’altro. Ritengo invece che possa essere illuminante e molto utile conoscere alcune delle sfaccettature di una delle religioni e culture con più seguito in tutto il mondo per imparare quali sono i punti di convergenza con la nostra tradizione, i punti invece irrimediabilmente discordanti e anche le stesse contraddizioni e problemi che i musulmani hanno e che talvolta riconoscono e talvolta no.

In occasione di un viaggio di studio in Inghilterra, ho avuto modo di conoscere due ragazzi arabi e musulmani che ho intervistato per apprendere di più il loro modo di vivere la propria cultura e la propria religione. Per ragioni di privacy, li citerò utilizzando le iniziali dei loro nomi. N. viene dall’Arabia Saudita e vive nella capitale, Riad ma è emigrato solo per motivi di studio e non tutta la sua famiglia vive lì. K. invece è di Dubai, la capitale degli Emirati Arabi Uniti. E’ chiaro fin da subito che questi due ragazzi non sono gli arabi musulmani con i quali noi italiani abbiamo modo di convivere tutti i giorni. Non sono rifugiati di guerra che vengono con il barcone in Italia attraversando deserti e mari, non sono nemmeno migranti economici che si spostano per far fortuna in altri paesi e per quanto mi è dato sapere, non sono nemmeno criminali che emigrano per delinquere all’estero, come parte della retorica comune classifica una parte dei migranti che clandestinamente giungono in Italia. N. e K. vengono da due dei paesi arabi più prosperosi al mondo e provengono da una classe sociale non ai vertici della società dei loro paesi, ma di certo benestante e stabile. Il motivo del loro soggiorno in Inghilterra è quello di approfondire le loro conoscenze della lingua e di proseguire gli studi universitari.

L’intervista da me proposta era pensata più come una chiacchierata. Avevo alcune domande da porre loro, ma li avrei lasciati divagare senza troppi problemi, senza condurre in maniera stringete la conversazione. Mi danno la piena disponibilità per parlare di ogni argomento, contenti di poter discorrere dei loro usi e costumi.  Usiamo un inglese un po’ impacciato e sgrammaticato ma sufficiente per esprimere anche concetti di una certa complessità.

Il primo a prendere la parola è N. che mi spiega il motivo per cui è musulmano. Afferma di essersi informato su varie religioni e di aver studiato approfonditamente l’islam e quelli che sono i precetti, le regole e le leggi della sua fede. Dopo aver seguito questo percorso critico e di essersi fatto qualche domanda ha alla fine deciso di aderire all'islam. Ci tiene poi a sottolineare come lui non sia musulmano perché nato in un paese musulmano o perché così gli hanno insegnato ma perché ha ragionato sulla religione e l’ha scelta autonomamente. Per lui chi è musulmano solo perché  gli è stato insegnato ad esserlo e che quindi non si è mai informato e non ha mai studiato la sua religione, non è un vero musulmano tanto quanto un seguace di qualsiasi altra religione. Aggiunge inoltre che quando era bambino e quindi immaturo, aveva ritenuto la sua religione corretta e le altre semplicemente scorrette e cieche di fronte alla verità di Muhammad (Maometto). Solo crescendo però, ha compreso di sbagliarsi e che per essere musulmano occorreva ed occorre studiare e conoscere quello in cui si crede. Subito dopo, ammette che parte di questa riflessione l’ha sviluppata grazie all’opportunità di viaggiare in altri paesi tra cui la Gran Bretagna.

N. racconta di aver incontrato molte persone non musulmane che riteneva brillanti ed intelligenti e di aver quindi capito come il semplice pensare che chi non era musulmano fosse semplicemente stupido e cieco di fronte alla verità rivelata, era una soluzione troppo banale quanto affrettata.


Già da questo primo minuto di intervista mi accorgo di parlare con una persona sicuramente non ignorante i cui pensieri hanno un certo ragionamento logico da cui non mi discosterei, anzi, hanno perfettamente senso.  Sentendo queste parole in effetti, non posso fare a meno di concordare e di pensare come molte persone in Italia, come nel resto della comunità cristiano-cattolica, conoscano effettivamente ben poco della loro religione e tra quelli, levando chi afferma di credere in Dio perché ritiene di percepirlo con una particolare sensibilità, esista un sostrato di credenti il cui unico legame con il Signore e con la Chiesa è la tradizione che viene tramandata nella sua famiglia che potrebbe benissimo essere diversa se solo fossero essi nati e cresciuti nello stesso paese in cui si è ritrovato N. Mi accorgo quindi di avere qualcosa in comune con questo ragazzo musulmano e questo qualcosa è un certo tipo di pensiero critico che perlomeno ha spinto entrambi a credere che occorre sempre mettersi in discussione.

N. continua spiegandomi velocemente cosa concretamente lo spinge ad essere musulmano. ‘Evidence’ è la parola inglese che usa per spiegarmi cosa ha trovato nel Corano.’ Evidence’ può essere tradotta come ‘prova’ o ‘dimostrazione’ e sostiene che nel testo sacro ve ne siano molte che ne provano la veridicità. Nonostante io sia a conoscenza del fatto che in ogni testo sacro di quasi ogni religione vi siano fatti ed eventi realmente accaduti, non so bene a cosa si riferisca nello specifico e in realtà non sono interessato ad indagare tali informazioni che potrei reperire più accuratamente e più comprensibilmente tramite un libro o un manuale sull’argomento.  

A questo punto è K. a voler iniziare a parlare e mi chiede quali domande avevo preparato per loro. Decido di iniziare con qualcosa di semplice che possa metterli a loro agio e che al contempo stesso mi permetta di capire di più sul loro modo di vivere la fede. Chiedo quanto sia importante nella loro vita quotidiana l’Islam e specifico che lo chiedo perché nella maggior parte del mondo occidentale sempre di più sono le persone che si discostano dalla religione.

K. mi dice che prega ogni giorno e afferma che quando non lo fa, gli capita sempre qualcosa di brutto. Ci tiene comunque a precisare che ‘bad things’ gli succedono lo stesso perché fanno parte della vita. Nonostante preghi tutti i giorni, K. non nasconde il fatto che tutti commettono peccati e che nessuno è perfetto, tanto meno lui ma quello che è importante, dice, è impegnarsi per essere migliori, per rispettare gli altri e per perdonarli anche se ti hanno fatto un torto. Mentre dice queste cose, penso che infondo questo è un principio che sulla carta è presente in tutte le religioni ed è l’interpretazione che si fa di esse che può renderle violente o pericolose. Già dai primi minuti sta emergendo un Islam diverso da quello che magari siamo abituati a vedere noi occidentali nelle brutali immagini di sgozzamenti ed esecuzioni dell’ISIS e che quindi una delle due parti non è effettivamente islamica.


Vi diamo appuntamento alla seconda parte dell'intervista, prossimamente su Riscrivere la Storia - Eventi Dimenticati!


Di: Cristiano Rimessi

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