Principato di Monaco: un piccolo Stato, una grande crisi diplomatica

Nel film Grace di Monaco uscito nel 2014 e diretto da Oliver Dahan, la vita della nota attrice americana Grace Kelly, divenuta principessa del Principato monegasco grazie al matrimonio reale con Ranieri III, fa da sfondo ad una delle peggiori crisi diplomatiche che il piccolo Stato, enclave della Francia, dovrà mai affrontare nella sua lunga esistenza.
Il periodo storico in questione è quello di fine anni ’50 – inizio anni 60’, un periodo difficile e teso  a livello politico, soprattutto per la Francia, impegnata dal 1954 nella guerra anticoloniale algerina; inoltre vi era anche la questione del referendum sull’elezione del Presidente della Repubblica Francese, a suffragio universale, estremamente voluto dal Generale De Gaulle e che avrà luogo il 28 ottobre 1962.


La crisi con Monaco si inserisce in queste serie problematiche: il Principe Ranieri III decide di riprendere il totale possesso dei media di Montecarlo, quali Radio Montecarlo (RMT) e Télé Montecarlo (TMC) emanando un’ordinanza sovrana conosciuta come Ordonnace Image et Sons, il 14 gennaio 1962. Entrambi i media erano precedentemente sotto l’ente francese per le trasmissioni radiodiffuse, ovvero il SOFIRAD, e le antenne per la loro trasmissione di trovavano su territorio francese. La mossa di Ranieri fece perdere immense quantità di denaro all’erario francese che decise immediatamente di reagire alle disposizioni monegasche.


La tensione tra i due paesi continua a salire vertiginosamente anche a causa della questione tassazione, molto cara a Monaco. Il Principato infatti, dal 1869 aveva eliminato le imposte sui redditi ai propri cittadini, stimolando una continua affluenza di ricchi, industriali e non, a trasferire le proprie residenze nel piccolo stato, costituendo così uno dei primi “Paradisi Fiscali” d’Europa. Il regime tax-free, inoltre, iniziò ad essere applicato anche a molte aziende che decidevano di spostare la loro sede fiscale nel Principato, comportando una perdita di imposte non da poco, soprattutto per lo stato francese che si è visto privare di molte imprese, nate e sviluppatesi su territorio francese, che prima, pagando le tasse sul proprio territorio, reinvestivano su di esso.



Il refugium peccatorum di questi imprenditori divenne proprio Monaco, suscitando le ire di De Gaulle che non tardò all’azione. Furono inviati delegati francesi, che convincessero Ranieri a ritrattare la sua ordinanza, ma il Principe rifiutò categoricamente, incrinando definitivamente i rapporti con i vicini, portando ad una crisi diplomatica senza precedenti. Fu nominato infatti Ministre d’Etat Emilé Pellettier, già collaboratore di De Gaulle nel precedente governo, per cercare una risoluzione – tutta a vantaggio francese - con il Principe. Inviato a Montecarlo fu ricevuto da Ranieri il 28 gennaio 1962, dopo giorni in cui l’alto funzionario francese aveva tentato – vanamente – una rettifica dell’ordinanza, e ad ora tarda il colloquio si concluse con uno scontro duro: Pellettier fu invitato bruscamente a lasciare il Paese e, secondo alcune testimonianze, Ranieri molto adirato per le insensate richieste francesi gli disse «Ce n’est pas vous qui partez, c’est moi qui vous met à la porte!». Questa frase è figlia del clima molto teso che si protrarrà per quasi un anno.
La crisi infatti si dilungherà fino ad ottobre 1962 e nei mesi fino alla sua conclusione si sfiorerà anche l’invasione.


Dopo il rifiuto di Ranieri, De Gaulle e il suo governo inaspriranno ancora di più il loro dissenso verso Montecarlo, soprattutto a seguito delle numerose interviste a giornali francesi che il Principe rilascerà fino ad aprile 1962 per far prevalere le sue ragioni. Il Generale decise quindi di concedere sei mesi ai monegaschi per decidere se adottare il nuovo allineamento fiscale proposto dai francesi, ovvero reintrodurre le imposte dirette, obbligando così i numerosi imprenditori francesi a ritornare al loro paese di origine, venendo a mancare il privilegio della esente tassazione.
Monaco impotente di fronte alla superiorità economica della Francia subisce dure pressioni: De Gaulle disporrà nuove misure che inaspriranno ancora di più la questione, quali  il fermo della registrazione dei cittadini francesi che decidono di stabilirsi a Monaco; la restrizione sui soggiorni di cittadini del Principato in Francia (assimilati a stranieri); la denuncia della convezione sui trasporti e sui prodotti farmaceutici monegaschi.
Le pressioni sembrano dare i loro frutti e il 19 settembre 1962 furono ripresi i negoziati e Monaco si dimostrò disponibile alla trattazione su alcuni punti cruciali, in particolare il principio di imposta sulle società e sulle persone, anche se restava ancora  da chiarire la spinosa questione dell’importo. Altra spina nel fianco fu la richiesta francese di togliere la cittadinanza monegasca a chi non viveva nel principato da più di 5 anni, di fatto svantaggiando i recenti cambi di residenza di marocchini, algerini e tunisini. Monaco non poté accettare queste condizioni e lo scontro con De Gaulle fu inevitabile.
Il Generale infatti adottò una linea ancora più dura della precedente, passando dalle parole ai fatti: la dogana fu presidiata da sei poliziotti francesi e nessuno poteva uscire dal paese. Di fatto i monegaschi si ritrovarono sotto embargo – in particolare economico, poiché fu applicato il tasso di scambio internazionale tra i due paesi - e la paura di una possibile invasione francese si fece reale, soprattutto quando Ranieri III trasmise in tv e radio un suo personale messaggio ai concittadini in cui li invitava ad adottare la resistenza passiva, se si fosse realizzata l’invasione.
Inoltre Monaco non faceva parte neanche dell’ONU, fu così impossibilitato a richiedere anche l’aiuto al Consiglio di Sicurezza e delle altre Nazioni. Inevitabilmente era più che necessario trovare una risoluzione a questa guéguerre (guerricciola) e finalmente ripresero i negoziati, coadiuvati anche dalla Principessa Grace, che riuscì a portare l’opinione pubblica dalla parte dei monegaschi.



Dopo mesi di trattative, il 12 ottobre 1962 Raineri III e De Gaulle firmarono finalmente il “trattato di pace”, con la stipula di una nuova convenzione fiscale che stabilì un nuovo regime nel Principato: questo si impegnava a imporre nuove imposte su imprese ed imprenditori che decidevano di delocalizzare le proprie sedi fiscali nel territorio. Per darsi un tono anche più vicino alla modernità, Monaco introdusse nuovi diritti civili per i suoi cittadini, come l’abolizione della pena di morte e il diritto di voto alle donne.  Inoltre, compresa la fragilità del suo sistema economico, il paese di soli 150 ettari, intraprese una nuova via economica, spingendo verso il settore del lusso e dei casinò, attirando ricchi e non da ogni parte del globo, e assicurandosi, ancora oggi, un futuro “alla moda”.



Qui una delle numerose interviste rilasciate da Ranieri III dove spiega ad un giornalista britannico le ragioni della disputa franco-monegasca. 





Simona Amadori

Fonti:

Jean-Remy Bezias, Les Alpes Maritimes et la crise Franco-Monégasque de 1962, in “Cahier de La Méditérrannée”, Les Crises dans l’Historie des Alpes-Maritimes, n° 74, 2007, p.321-336

Bertrand Le Gendre, 1962: l'année prodigieuse, Paris, Editions Denoël, 2012

Jean-Marie Guillon, La crise franco-monégasque de 1962, Video – Journal télevisé, 17 octobre 1962, reperibile all’URL https://fresques.ina.fr/reperes-mediterraneens/fiche-media/Repmed00227/la-crise-franco-monegasque-de-1962.html

Stéfanie Mourou, Les relations internationales de la Principauté de Monaco, Villeneuve d'Ascq, Presses Universitaires du Septentrion, 2000