La storia si nutre del tempo comune

La storia si nutre del tempo comune, non d'altro.

Gli eventi, i fatti, gli avvenimenti accadono e si sedimentano nella stessa dimensione temporale in cui al mattino versiamo il caffè dalla moka, in cui alla sera ci ritroviamo sotto una lampada a sfogliare le pagine di un libro o a scrollare le notizie del giorno su google. Ciò che accade, ciò che è, si sta facendo perfino adesso, mentre scrivo quest'articolo. 

Il tempo comune, dunque, è il tempo di tutti, a cui ognuno di noi partecipa ed è di questo che è fatta la Storia: ogni cosa s'illumina di un valore unico ed insostituibile, ogni atto è un contributo al patrimonio del genere umano. Napoleone allora, Alessandro Magno, Robespierre e Garibaldi. Ma anche Lorenzo, Anna, Vittoria o Roberto: nomi comuni e vite qualsiasi, ognuna delle quali è la sua storia personale e quella dell'intera sua specie.


Una premessa che serve a dire quanto noi, oggi, non siamo esclusivamente il frutto di ciò che di ieri sappiamo - dei fatti grandi, degli eventi epocali; noi siamo anche il risultato di ciò che di piccolo è accaduto e di cui nulla sappiamo o quasi, di storie pressoché dimenticate.

Il 22 Febbraio 1937, a Londra, una donna bussa a casa di Leonard e Virginia Woolf, nata Stephen. Quella donna, poco più che trentenne, viene da oltremanica, da Parigi; scrittrice anch'essa, è incaricata dalla sua casa editrice di tradurre in francese l'ultimo romanzo della Woolf, Le onde, lavoro accettato per ragioni economiche. Virginia non dev'essere molto entusiasta se, come annoterà nei suoi diari il giorno seguente in maniera corriva, non ricorda neppure il nome della giovane francese:

"Signora o signorina Youniac (?). Non è questo il suo nome".

Si tratta, in realtà, di Marguerite Yourcenar, ossia di colei che diverrà la prima donna ad essere ammessa all'interno dell'Academie Francaise, autrice di "Memorie d'Adriano" e "Opera al nero".

"Pochi giorni fa, nel salone tenuemente illuminato dal chiarore del fuoco, dove la Woolf era stata così cortese da ricevermi, guardavo profilarsi nella penombra il pallido viso da giovane Parca appena invecchiata, ma delicatamente segnata dalle impronte dei pensieri e della stanchezza e mi dicevo che spesso vengono rimproverate d'intellettualismo le nature più raffinate, le più appassionatamente vitali […] Per tali esseri, l'intelligenza è un vetro del tutto trasparente dietro al quale osservano con attenzione scorrere la vita."

Virginia Woolf 
Con queste parole la Yourcenar, nel suo saggio sulla Woolf "Una donna sfavillante e timida", ricorda quell'incontro in cui la volontà di restituire un ritratto interiore e i cenni descrittivi si mescolano nel tentativo di rendere un'atmosfera ed una donna - una grande mente - ad un tempo.
Quando la Yourcenar tenta di ricondurre Virginia alle ragioni del suo viaggio - questioni strettamente legate alla traduzione: se l'autrice, ad esempio, preferisce una resa più fedele e letterale o se invece concepisce dei margini di libertà più ampi - quest'ultima, a detta della francese, sembra essere completamente disinteressata, quasi si trattasse di cose di poca importanza.

"Non ho né tempo né spazio per descrivere la traduttrice, salvo per dire che indossava dei graziosi nastri d'oro sul suo abito nero; ritengo sia una donna che nasconde qualcosa del suo passato; dedita all'amore; intellettuale; vive ad Atene per metà dell'anno; […] ha labbra rosse; è tenace; una francese lavoratrice; prosaica."

E' il 23 Febbraio 1937 e queste sono le asciutte parole della Woolf sulla donna che il giorno prima le aveva fatto visita, di cui non ricorda già più il nome.

Marguerite Yourcenar
Virginia vede, osserva, descrive acutamente e da lontano con gli occhi di chi considera una distrazione, un'incombenza necessaria quell'incontro. Marguerite, invece, prende ogni cosa da quel viso che la guarda, dalla voce che le parla, dall'ambiente che le accoglie.

Si potrebbe osservare che è costretta a farlo: lei sa di dover scrivere della Woolf e riscrivere la Woolf; ha tutto l'interesse a carpire dettagli, sfumature, nuances. Probabilmente - possiamo solo immaginarlo - non si andrebbe lontano dal vero. Eppure, leggendo l'introduzione all'edizione francese de Le onde da lei tradotta, studiando il suo saggio "Una donna sfavillante e timida", traspare l'ammirazione, la stima, la ricchezza del sentire riconosciuta ad una scrittrice la cui opera ha "una leggerezza tesa a non si sa quale cielo astratto" ed uno stile che fa pensare "ora a ciò che attraversa, ora a ciò che ha attraversato".

Provo ad immaginare la fine della conversazione, il congedo di entrambe, il fuoco che continua a bruciare in un giorno che come tanti altri finisce: ognuna riprende posto nella propria vita riportando impressioni differenti, percezioni sottili e distinte. Non si rivedranno più.


E' una piccola storia questa, a rigore un incontro di lavoro: un mondo, in realtà. Qualcosa di cui i libri di letteratura difficilmente raccontano. Un evento accaduto nel "tempo comune" di una giornata invernale di qualche decennio fa.
La storia si fa sempre, ogni minuto che passa: in ogni singolo uomo, in ogni singola donna.


Di: Simone Migliazza

Fonti:

Virginia Woolf: Diario di una scrittrice, Minimum Fax.
Marguerite Yourcenar: Pellegrina e straniera, Einaudi.

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