Un fascismo diverso: le idee del 1919

Nel 1919 nessuna delle figure chiavi della politica italiana dell'epoca era in grado di rispondere alla domanda su che cosa avrebbe riservato il futuro. A questa domanda non furono infatti in grado di rispondere alcuni politici di lungo corso come Orlando, Nitti, Sonnino o Giolitti, né il re Vittorio Emanuele III o il capo di stato maggiore Armando Diaz e nemmeno le grandi figure del mondo industriale come gli Agnelli. Questo perché la Grande Guerra aveva spazzato via innumerevoli certezze dal punto di vista politico, spirituale e economico . A questa domanda provarono a rispondere alcuni intellettuali come D’Annunzio e Marinetti, nazionalisti come Rocco e Federzoni, il comandante del corpo speciale degli arditi Ferruccio Vecchi e un gruppo dei capi delle diverse fazioni socialiste tra cui Mussolini, Farinacci, Balbo, Grandi, Gianpaoli e altri che iniziarono a farsi chiamare, appunto, “fascisti”.Tutte queste avanguardie sociali e politico-letterarie erano divise politicamente, ma unite nella critica allo stato liberale, al suo modo di fare politica e al “giolittismo”.


A partire dall’estate del 1918 c’erano stati alcuni atti che segnavano la discontinuità nell’azione politica di Mussolini e le premesse alla nascita dei fasci italiani di combattimento. Il primo atto è che venne tolto l’aggettivo “socialista” dalla testata del giornale diretto da Mussolini il Popolo d’Italia, che era nato come un giornale socialista, sostituendolo con la dicitura “giornale dei combattenti e dei produttori”. Questo cambiamento era avvenuto perché lo stesso direttore del giornale, qualche mese prima, aveva dichiarato di non credere più nel socialismo, ma nella “trincerocrazia” (come la definì su Il Popolo d’Italia il 15 dicembre 1917), secondo cui in trincea si fosse ormai formata una nuova élite di combattenti che dovesse assumere la guida del paese per realizzare una rivoluzione nazionale. Il secondo atto avvenne il 23 novembre con l’annuncio da parte di Mussolini il 23 novembre del 1918 di un Fascio per la costituente che doveva realizzare un mondo nuovo e criticava fortemente i “vecchi” partiti.

L’atto che portò alla nascita dei fasci italiani di combattimento avvenne il 23 Marzo del 1919 in una sala messa a disposizione dall’Alleanza industriale e commerciale in piazza San Sepolcro a Milano e quelli che vi parteciparono presero il nome di sansepolcristi. Erano circa una cinquantina gli aderenti e altre cento-duecento persone, confluite da tutta Italia a quella riunione, ma negli anni successivi quando la qualifica di sansepolcrista diede dei vantaggi cospicui, furono molti quelli che riuscirono a far aggiungere alla lista il loro nome.


L’assemblea non ebbe molto successo, infatti fu si e no menzionata dalla stampa nazionale e parteciparono persone di diverso orientamento politico: futuristi, anarchici, comunisti, sindacalisti, repubblicani, cattolici e liberali.

Quasi nessuno dei presenti aveva idee chiare degli obbiettivi che doveva porsi il movimento, nemmeno lo stesso Mussolini aveva chiaro un programma politico. Egli cercava in questo periodo di mettere insieme un movimento composito, per lasciarsi aperte più possibilità di agire. In ogni caso, il neonato movimento cercava di dare vita ad un nuovo atteggiamento verso la politica, diversamente da come si era espressa nel periodo dello stato liberale.

Fin dall’inizio era composto da due anime: una più di rinnovamento, libertaria, sindacalista e l’altra nazionalista e sovversiva, composta dagli arditi e i membri dei reparti d’assalto.

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Le prime idee e proposte politiche emersero tra maggio e giugno ed erano centrali gli ideali del fascio milanese che aveva una forte componente futurista.

Questi primi fascisti erano anticlericali, pensavano che si dovesse mettere fine alla monarchia, avversavano qualsiasi tipo di dittatura e di potere arbitrario: si trattava cioè di un fascismo che si rifaceva ad ideali libertari (secondo Mussolini è la distinzione tra fascismo e socialismo). Altri punti del programma del fascismo del 1919 erano la nazionalizzazione dell’industria degli armamenti, un minimo salariale fissato per legge, l’abolizione del senato, il voto alle donne ed il decentramento amministrativo. Quindi tutte le proposte erano di ideali libertari, futuristi, di rinnovamento e sindacaliste.


Tuttavia, quasi tutte queste proposte negli anni successivi furono abbandonate quando non rappresentarono più per Mussolini le migliori possibilità per arrivare al potere.

Questa forza rinnovatrice rimase però  nel fascismo, ma tale movimento andò scemando  nel corso della storia del partito e regime fascista dal marzo 1919 all’aprile 1945 e rimase solo nella sinistra fascista, che comunque andò persa durante il primo periodo dittatoriale.


Di: Francesco Sunil Sbalchiero

Fonti:

R. J.B. Bosworth, L’Italia di Mussolini 1914-1945, Mondadori 2014
D. M. Smith, Mussolini, Rizzoli 1981
R. De Felice, Intervista sul fascismo ( a cura di M. A. Ledeen), Laterza 1975
S. Lupo, Il fascismo, Donzelli 2000
F. Germinario, Fascismo 1919, BFS edizioni  2011
R. J.B. Bosworth, Mussolini. Un dittatore italiano , Mondadori 2013 R. Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, Il Mulino, 2012

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