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Il commercio triangolare: breve storia della Tratta Atlantica

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Il commercio triangolare, fu uno dei più grandi traffici mercantili, sviluppatosi nelle acque dell’Oceano Atlantico tra il XVI e il XIX secolo e avente come poli tre continenti: Europa, Africa e America. Esso era gestito unicamente dai principali stati europei dell'epoca: Gran Bretagna, Spagna e Portogallo. Tale "commercio" riguardò allo stesso modo merci di diverso tipo, che all'epoca spaziavano dai semplici manufatti di metallo alle armi, dai tessuti alle spezie, dai prodotti agricoli e minerari agli schiavi, questi ultimi considerati uno dei prodotti più pregiati dell'intero traffico in questione.

Anche chiamata Tratta Atlantica, se ci si riferisce più specificatamente al traffico degli schiavi, prevedeva tale commercio solamente nell'area dell'Oceano Atlantico, ma non era ovviamente l'unica del periodo sopracitato, come spesso si tende a pensare. Esistettero infatti al contempo ben tre tratte schiavistiche e mercantili molto importanti nella storia umana. Ad affiancare il commercio triangolare, troviamo la Tratta Trans-Sahariana e la Tratta dell'Oceano Indiano, due importanti traffici mercantili gestiti in primis da regni arabi, omani e indiani.

Un aspetto molto importante da considerare è che tutte e tre le tratte avevano molte affinità per quel che riguarda i prodotti scambiati: se per esempio nella Tratta Atlantica a dominare erano soprattutto gli schiavi africani maschi da impiegare nelle piantagioni americane, oppure l'oro, il cotone o il tabacco, nelle altre tratte a dominare erano gli schiavi africani di sesso femminile o i bambini da vendere nei ricchi stati islamici, l'avorio, i chiodi di garofano e le spezie, che avevano per l'epoca lo stesso valore delle merci commerciate nell'Oceano Atlantico. La particolarità della Tratta Atlantica fu nei suoi numeri, estremamente più alti e in un lasso di tempo assai inferiore alle altre due grandi tratte schiavistiche/mercantili, già ampiamente diffuse prima dell'arrivo degli europei.

Risulta per tale motivo molto interessante constatare quanto sia fallace la visione stereotipata di oggi che vede nell'arrivo degli europei l'inizio delle tratte schiavistiche e della schiavitù in Africa, già regolarmente praticata da secoli nel continente, in cui gli schiavi venivano venduti e scambiati nelle altre tratte citate. Questo fu infatti uno dei motivi principali per cui l'accettazione del commercio degli schiavi con i colonialisti europei fu da subito ben visto dai sovrani africani locali, i quali per arricchirsi o aumentare il proprio prestigio, non ci pensarono due volte a intrattenere proficui scambi commerciali con gli europei, soprattutto quando in cambio di uomini e donne venivano proposte armi, tessuti e manufatti.

Occupandoci più nello specifico della Tratta Atlantica, ovvero del commercio triangolare, risulta semplice dare uno sguardo ad una carta geografica molto schematica, che ben riassume la portata e la quantità di merce scambiata tra i tre continenti coinvolti. Tale traffico si suddivideva infatti in tre precise tappe:





La prima tappa consisteva nel passaggio dall’Europa all’Africa, dove gli schiavi venivano barattati con prodotti europei, come oggetti di cuoio, oggetti in vetro, armi, alcol e tessuti. L'acquisto degli schiavi dalle tribù locali era monopolio esclusivo portoghese.


La seconda tappa vedeva il passaggio dall’Africa all’America, dove gli schiavi trasportati dalle navi venivano venduti nelle Antille, in Brasile e nelle colonie inglesi in Nord America, dove venivano obbligati a lavorare nelle piantagioni, nelle haciende spagnole o in case di ricchi proprietari terrieri. Spesso però essi vennero impiegati anche nelle miniere del Sud America, soprattutto in Perù (Oro e argento) e Cile (Rame).

La terza tappa prevedeva, una volta avvenuta la vendita degli schiavi, il ritorno delle navi dall’America all’Europa, con le stive cariche di prodotti tropicali tra cui caucciù, avorio, tabacco, cotone, zucchero, caffè, legni preziosi e metalli rari.

Joseph Ki-Zerbo

La tratta dei neri segnò l’inizio di una decelerazione, di un ristagno e di un arresto della storia africana. Attraverso questo evento l’Africa venne inglobata nel sistema dell’economia mondiale nel suo sviluppo; tramite la collaborazione di mercanti, militari e missionari l’economia africana perse la propria vocazione di risposta ai bisogni africani.

La tratta dei neri spostò altrove le finalità dell’economia africana sfruttandola strutturalmente; l’economia africana iniziò a lavorare per il beneficio esclusivo dell’economia europea attraverso il meccanismo del “commercio triangolare”.

Questo fenomeno, spiega Joseph Ki-Zerbo (1922-2006) politico e storico burkinabè, causò lo spostamento del continente; si parla, infatti, di un numero di persone che va dai venti ai cento milioni tra quelle giunte in America, quelle uccise nel corso della guerra di cattura e quelle morte durante il Middle passage.

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Il fenomeno della tratta atlantica degli schiavi durò diversi secoli e coinvolse gli uomini più robusti e vigorosi, i giovani e le donne più sane; la tratta si manifestò dunque come una grande emorragia della popolazione africana.

Secondo Angelo Turco, docente di geografia e specialista dell’Africa, la popolazione africana tra il 1600 e il 1900 crollò dal 10% al 30%. Ovviamente, una probabile causa di questo calo potrebbe essere dovuta anche all’arrivo delle malattie dall’Europa e non solo dalla schiavitù.

La guerra di cattura dei neri provocò a lungo andare una guerra permanente tra i regni della costa, dal Golfo di Guinea fino all’Angola, coinvolgendo anche i regni più interni. A quei tempi, coloro che erano conosciuti come “I re della costa”, erano artefici di razzie e collaboravano ovviamente con i negrieri. Vi furono molti casi però in cui le potenze coloniali cercarono di aggirare le autorità locali o di sostituirvisi, attraverso l'inganno o attraverso la forza. Famoso è il caso della lotta dei portoghesi contro la regina Nzinga Mbandi dell'Angola, oppure la conversione cristiana del re del Kongo Mani Sunda in Alfonso I.

Meno noti sono invece i viscidi tentativi dei famosi "merchant princes", i principi mercanti, ovvero schiavi che in qualche modo riuscirono ad ottenere la libertà nelle colonie americane e, ritornando in Africa, collaborarono con i negrieri e anzi sfruttarono la tratta schiavistica per arricchirsi, costruendosi ricchi fortini e aumentando la propria popolarità su una popolazione povera e sottomessa ai più potenti. La storia di John Cabess, un giovane mercante di schiavi di origine ghanese divenuto in breve tempo uno dei più grandi commercianti africani di sempre ne è un chiaro esempio a tal proposito.


Ogni volta che cresceva la domanda di un determinato prodotto, i profitti dei signori della costa, collaboratori dei negrieri, aumentavano. Sarebbe continuato, o addirittura nato, lo spostamento coatto di tutta quella gente dall’Africa se i cosìddetti “re della costa” si fossero opposti ai popoli “invasori”? L’Africa si sarebbe impoverita se non vi fossero sbarcati gli europei? Ad oggi, purtroppo, nessuno può dirlo, proprio per il semplice fatto che nella storia non possono esistere né se né ma, ma solo, appunto, fatti. E sta a noi studiarli, documentarli e conservarli per evitare che in futuro eventi spiacevoli ed errori del passato possano verificarsi nuovamente.

Il commercio triangolare fu dunque un processo di inclusione-esclusione, una delle grandi tratte mercantili dell'età moderna, sorta nei secoli della schiavitù e alimentata grazie e soprattutto con la massiccia penetrazione e la dominazione coloniale.

Di: RLS Staff

Fonti:
Web

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