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giovedì 6 dicembre 2018

La campagna di Russia e le esperienze degli italiani


Quale fu il contributo dell'esercito italiano all'Operazione Barbarossa? Cercheremo di dare un risposta a questo interrogativo, poiché si tratta di una domanda ricca di suggestioni che ricadono sul piano politico e culturale.

Innanzitutto, è necessaria una breve premessa di contestualizzazione. Siamo nel mezzo della seconda guerra mondiale, nel momento in cui la Germania, guidata da Adolf Hitler, è ormai entrata in controllo di gran parte dell'Europa centrale e settentrionale. Il Belgio, l'Olanda, la Francia, i Paesi scandinavi.

Sostanzialmente sono rimaste due Nazioni a combattere contro la Wehrmacht tedesca: da un lato, la Gran Bretagna, contro cui verrà avviata la campagna militare denominata Leone Marino e che sfrutta la precedente divisione territoriale della Francia; dall'altro, l'Unione Sovietica, l'ex alleata contro cui verrà organizzata l'Operazione Barbarossa, che copre il periodo tra l'estate 1941 e il gennaio 1943.
Entrambe falliscono, per una serie di cause, contesti e finalità diversi.

Tuttavia, l'Italia, in virtù del suo stato di alleato della Germania, partecipa alla campagna di Russia e darà un contributo importante all'Operazione Barbarossa. Nel 1941, infatti, viene costituito il CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia), posto sotto il controllo del generale Giovanni Messe, il quale aveva già avuto esperienze di comando nella seconda metà degli anni '30 in Etiopia e durante la seconda guerra mondiale in Albania e Grecia.
Nel 1942, il CSIR sarà incorporato nell'ARMIR (ARMata Italiana in Russia), che gestirà le operazioni militari fino al gennaio dell'anno successivo, quando la situazione crollerà precipitosamente sul fronte di Stalingrado.

Torniamo al quesito iniziale. Quale fu il contributo dell'Italia alla campagna di Russia? Gli storici discutono ancora a livello quantitativo, ma sembra plausibile l'idea che partirono circa 230.000 uomini e che ci furono circa 84.000 tra morti e dispersi. In ogni caso, per comprendere le dinamiche di questo fenomeno vi consigliamo la visione del film "I girasoli", diretto da Vittorio de Sica nel 1970 con Sophia Loren e Marcello Mastroianni.

Chi partecipò all'Operazione Barbarossa?
Uno dei più famosi è senza dubbio Mario Rigori Stern, scrittore-soldato che fu presente durante gli scontri a fuoco con l'esercito sovietico e che scrisse una serie di testi molto intensi in merito alla sua esperienza: "Il sergente nella neve", pubblicato nel 1953, e "Ritorno sul Don", edito vent'anni dopo e all'interno del quale l'autore torna sui luoghi di guerra provando sconforto nel vederli ormai irriconoscibili.

Tino Petrelli, fotografo illustre e collaboratore di numerose riviste culturali, fu in Russia tra il gennaio e il luglio 1942, ma questo breve periodo passato sotto le armi lo segnò in maniera inequivocabile e, al ritorno in Italia, entrerà nelle file della Repubblica Sociale. Nuto Revelli, scrittore e ufficiale degli Alpini, partecipò all'Operazione Barbarossa nel 1941, ma dopo l'8 settembre decise di aderire al movimento partigiano e di entrare nelle forze cuneesi di Giustizia e Libertà.

Infine, personaggio illustre per la Chiesa cattolica (da cui sarà nominato beato), Carlo Gnocchi, educatore e cappellano militare, che partecipa alla seconda guerra mondiale in diversi teatri: prima in Albania e, successivamente, in Russia, dove entra a far parte della divisione Tridentina.

Fonti:

- "I girasoli" (V. De Sica, 1970).
- BOCCA G., Storia d'Italia nella guerra fascista: 1940-43, Mondadori, Milano 1966.
- RIGORI STERN M., Ritorno sul Don, Einaudi, 2005.
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