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sabato 1 dicembre 2018

Le Botteghe dell'Illuminazione: La gabbia di Pound. Le prigioni di un poeta libero.


Interessante opera introspettiva sulla figura di Pound, scritta da Piero Sanavio, antropologo, giornalista e traduttore di Ezra Pound. 

Sanavio analizza l’Ezra Pound uomo, il libro è frutto di una lunga serie di incontri che l’autore poté avere con il poeta americano durante il suo processo e dopo la fine di questo ed il suo internamento, durato ben tredici anni presso il manicomio criminale di Saint Elizabeth.


Il saggio sfiora lievemente il coinvolgimento di Pound con il regime repubblichino, perché la vera missione dell’autore è parlare dell’uomo dietro il poeta, dell’uomo dietro il “politico”, della vittima, del prigioniero politico del proprio stato.

Possiamo così seguire la dura odissea del poeta nei campi di prigionia americani di Pisa, dove era stato deportato a causa di un suo coinvolgimento con il regime fascista. Pound stava scontando con la prigionia il fatto di aver parlato su Radio Roma con un proprio programma per convincere gli americani che la guerra che stavano combattendo contro l’Italia era sbagliata. Ezra argomentava come i suoi connazionali erano stati ingannati e che si erano schierati con il grande capitale, con gli usurai, che erano coloro che avrebbero tratto maggior guadagno dalla guerra.

Il ritratto che appare del poeta e sopratutto dell’uomo è toccante. Chiuso in una gabbia soffrendo il sole e la pioggia, in precarie condizioni igieniche e di salute, umiliato dai soldati e costretto a defecare all’aperto. È affascinante seguire la prigionia di Ezra all’interno del “gulag” di Pisa, dove il poeta tra le mille angherie e privazioni costruisce la poetica del suo capolavoro. I Canti Pisani, vengono composti a mente, ripetendoli tra se e se per ore per non perderli e poi riuscendo a farli trascrivere a macchina addirittura giorni dopo grazie all’aiuto di qualche infermiera.


Rientrato negli USA Pound sarà processato per alto tradimento, ma gli verrà evitata l’esecuzione capitale solo perché ritenuto incapace di intendere e di volere e quindi internato per anni in un manicomio criminale. Qui il poeta si isola dal mondo, se ne allontana perché il mondo non lo ha capito, il mondo lo ha tradito e rinchiuso li dentro. Decide quindi di accogliere solo chi vuole in fugaci o lunghe chiacchierate e colloqui dove parla di poesia, arte e di tutto ciò che sente. Parla spesso del passato e dei torti che è stato costretto a subire da un governo che giudica corrotto. Il ritratto del poeta è quello di un uomo ferito, ma ancora forte, testardo e ancora convinto di non essere stato capito. La lunga prigionia sarà però anche occasione per perfezionare i propri scritti e per poter parlare a lungo con un circolo di adepti che si verrà a creare attorno alla sua figura, una cerchia cosmopolita che gli permetteva di poter passare dall’inglese all’italiano durante le sue lunghe discussioni o invettive contro i governi di Truman e Roosvelt da lui definiti liberticidi.


L’autore ci sottolinea come siano in molti ad essere concordi nel definire geniale e visionaria la sua poetica e che sia stato un vero e proprio furto il fatto che non fosse stato insignito del premio Nobel. Johannes Edfelt infatti riuscì a candidarlo per il premio Nobel, ma visto il suo passato coinvolgimento con il fascismo venne escluso dalla contesa. Non venne tuttavia lasciato solo durante i suoi anni di detenzione al Saint Elizabeth, qui gli facevano spesso visita e compagnia molti scrittori ed artisti americani, tra questi Thomas Eliot, William Carlos Williams ed Ernest Hemingway.

Sanabrio concorda con la visione che vede la sua straordinaria poetica messa da parte perché si era avvicinato al fascismo, sottolineando però che Pound pur avendo simpatie per il fascismo non era di certo antisemita, aveva aderito alla RSI e il connubio con il Duce, figura che comunque ammirava, era stato forse più un modo per poter esporre le proprie idee in radio. Ezra era rimasto affascinato dall’impianto corporativistico fascista e vedeva negli speculatori e nel grande capitale i veri nemici dell’uomo libero. Vedeva in loro i veri artefici della guerra mondiale, coloro che avrebbero guadagnato nella corsa agli armamenti e successivamente nella ricostruzione. Ma le sue simpatie per il fascismo passavano sicuramente in secondo piano rispetto alla propria indipendenza e libertà che aveva sempre coltivato sopra ogni cosa.


All’interno del libro sono presenti alcune fotografie che ci restituiscono un Pound sempre più invecchiato e provato prima dalla prigionia e poi dall’isolamento. Infatti quando venne finalmente liberato, grazie alle pressioni di colleghi e amici, si ritirò in Italia, lontano da quel mondo americano che lo aveva denigrato e richiuso per aver espresso liberamente il proprio pensiero. Forse è proprio questo il contrasto più sottolineato dall’autore, gli USA, terra delle libertà ed esportatrici della stessa nel mondo, costrinsero alla prigionia e all’internamento uno dei propri più grandi poeti perché aveva deciso di schierarsi contro il governo e la mentalità dominante. Sicuramente gli ultimi quattordici anni di vita di Pound, seppur vissuti in libertà in Italia, furono fortemente segnati dall’internamento che aveva scavato profonde ferite nell’uomo che Sanavio ci restituisce come in preda alla depressione e problemi psicotici.

Consigliato per: Consigliato per chi ha già conosciuto il poeta Ezra Pound, magari leggendo i Canti pisani o altre sue opere poetiche e vuole scoprire l’uomo che gli si celava dietro, vedendolo in un momento di difficoltà e sofferenza durante la prigionia, momento nel quale provato nel corpo il poeta si trincera all’interno del proprio spirito per non perdere la coscienza di se. Momento che lo mette fortemente alla prova ma dal quale scaturirà la sua poetica.


Di: Ludovico Scaglione


Fonti: Piero Sanavio, La gabbia di Pound. Fazi Editore, Roma, 2005. Pagine XIII + 191, [ISBN 8881125757]
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