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lunedì 26 novembre 2018

Il dimenticato Museo Storico della Comunicazione di Roma

Un aspetto talvolta ingiustamente sottovalutato, nel panorama della ricerca storiografica, è il valore dei migliaia di modi e tecniche di comunicazione che il genere umano ha sviluppato nel corso dei millenni che lo hanno visto protagonista della sua storia. Una caratteristica così tipicamente umana come quella comunicativa dovrebbe riacquistare la centralità che gli spetta e uscire dalla nicchia alla quale forse, è stata relegata in certi ambienti. Come avrebbe fatto la civiltà umana a svilupparsi senza comunicazione? Città , regni, imperi e nazioni poi hanno trionfato anche grazie all’alternarsi di nuovi metodi e strumenti comunicativi.

 Ricostruzione dell'ufficio postale del Granducato di Parma, Piacenza e Guastalla del 1861
Il Museo Storico della Comunicazione di Roma, in quest’ambito è una vera perla situata nel quartiere Eur. Inaugurato nel 1982 e facente parte del Ministero dello Sviluppo Economico è unico nel suo genere su tutto il territorio italiano. Accedendo al museo, si possono visitare più di tre kilometri di esposizione d’oggetti legati alla comunicazione come i primi telefoni, telegrafi, mappe, televisori e centinaia di strumenti tecnologici e pre-moderni. L’esposizione conta più di tremila reperti e quattromila documenti risalenti al Regno d’Italia e agli stati preunitari.

Il percorso nel museo si svolge in maniera lineare cronologicamente , accompagnati da una guida che spiega passò passo l’evoluzione della comunicazione nella storia. Anche per questo, è possibile intraprendere il percorso solo su prenotazione. Nonostante ciò, l’ingresso è completamente gratuito. Partendo dai sistemi postali dell’antichità, viene illustrata come le reti postali che servivano per le comunicazioni istituzionali dell’impero o del regno nel mondo antico non erano accessibili a tutti i cittadini, ma solo ai funzionari governativi. I cittadini infatti, dovevano affidarsi a mercanti o sacerdoti che viaggiando, potevano recapitare una lettera in un determinato luogo.
In epoca medievale, nacquero i primi servizi postali che oggi potremmo definire come privati dato che svolgevano servizi di trasporto della corrispondenza non solo per conto di Stati, Regni e Imperi ma anche per normali cittadini. La famiglia Tasso da cui nascerà anche il famoso scrittore Torquato Tasso, ad esempio, istituì uno dei servizi postali più importanti d’Europa.


L’esposizione continua con l’invenzione del francobollo dell’inglese Rowland Hill e al suo rivoluzionario impatto che permise un controllo maggiore sul pagamento delle imposte della corrispondenza e un servizio più efficiente.  Al francobollo e alla filatelia per giunta, è dedicata un’ingente parte del museo che raccoglie una vasta collezione di francobolli originali con molti bozzetti della maggior parte degli Stati del mondo e persino di molte ex colonie europee. Come è noto d’altronde, molti francobolli sono vere e proprie opere d’arte prodotte da artisti di fama internazionale, ciò quindi aggiunge anche del valore strettamente artistico alla mostra.

All’interno del vasto repertorio del museo , trova spazio anche una sezione dedicata ad Antonio Meucci, l’inventore del telefono. Alcuni membri del personale della struttura hanno uno specifico interesse per la figura di questo inventore italiano e sapranno intrattenere i visitatori con un’esaustiva panoramica sull’infausta vita e carriera del Meucci.

Anche a Guglielmo Marconi del resto, è dedicata un’ampia sezione nella quale viene ben approfondito il suo lavoro e le sue ricerche sulle onde elettromagnetiche che hanno portato allo sviluppo della radio e sul ruolo che questa ha avuto negli anni.

Il museo si rivela essere un vero e proprio gioiello che merita certamente molte più visite di quelle che già riceve, quindi, chiunque si trovi a Roma dovrebbe sicuramente visitarlo e scoprire o riscoprire una parte importante del nostro passato che ci definisce in quanto essere umani che hanno un costante bisogno di comunicare, attività arrivata all’apogeo nella nostra contemporaneità e che proprio per questo richiederebbe un’attenzione maggiore.


Di: Cristiano Rimessi

Fonti:
Visita guidata al Museo Storico della Comunicazione di Roma
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