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giovedì 8 novembre 2018

Giovanna e Filippo: il matrimonio che consegnò la Spagna agli Asburgo

Il 20 ottobre del 1496 la città di Lier era agghindata a festa, con archi e fiori, le vetrate dei palazzi risplendevano al sole, musiche e spettacoli echeggiavano per le strade. Era da circa 15 anni, dalla morte dell'amata duchessa Maria di Borgogna, che i Paesi Bassi non organizzavano un evento così spettacolare. I drappi neri erano stati levati, per celebrare un matrimonio che avrebbe cambiato il destino dell'Europa.

Lo sposo appariva fiero e raggiante nel salutare gli illustri ospiti, percorrendo la chiesa di Saint Gommaire; la bellezza della giovane sposa era resa ancora più angelica dal contrasto tra le candide perle ad ornamento dell’esile collo e i capelli corvini che ricadevano sulle spalle. Sono Giovanna di Trastamara e Filippo d’Asburgo, duca di Borgogna.


Giovanna, che all'epoca aveva 19 anni, era la terzogenita dei Re cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona, mentre Filippo, che di anni ne aveva 23, era il primogenito ed unico maschio dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo. I re spagnoli, com'era in uso nelle casate reali, avevano pianificato il futuro delle loro quattro figlie, maritandole in tutta Europa (Portogallo, Inghilterra e Paesi Bassi), ma il progetto più ambizioso era stato quello di unire la loro famiglia a quella dell'Imperatore, tramite un doppio matrimonio; i loro figli, Giovanni e Giovanna avrebbero sposato gli eredi degli Asburgo, Margherita e Filippo. Lo scopo era consolidare l'intesa politica e commerciale: la Spagna già da anni riforniva con la sua lana l'industria tessile fiamminga, e da parte sua Massimiliano sperava di trarre profitti dalle colonie spagnole nel Nuovo Mondo. Inoltre la loro unione era volta ad emarginare il loro comune nemico, la Francia.

L'amore in questi matrimoni di stato non era affatto richiesto, perciò sorprese il forte affiatamento che nacque tra i due giovani. Partita dalla Spagna con una sontuosa flotta, Giovanna era giunta a settembre ad Anversa, per poi recarsi a Brabante, in un convento, in attesa della celebrazione. Lì, il 18 ottobre, era stata raggiunta inaspettatamente da Filippo, desiderosa di vederla; detto “Il Bello”, egli si presentava agli occhi di Giovanna come un giovane fiero, muscoloso, biondo e con gli occhi chiari (anche se aveva pochi denti e non superava la futura sposa in altezza). Secondo le cronache fiamminghe i due chiesero di essere subito uniti in matrimonio, per ritirarsi in una luna di miele anticipata. Giovanna, educata alla rigidità della corte spagnola, si sentì per la prima volta libera e amata. Si lasciò inghiottire dal suo paese d'adozione, dai piaceri del matrimonio e dall'euforica corte di Bruxelles. Presto però arrivarono le prime delusioni e dolori. Filippo appena poté fece allontanare il personale spagnolo della moglie, affidandola a dame fiamminghe.


Giovanna trovava difficile coniugare la nuova realtà, lussuosa e frivola, con la severa educazione religiosa impartitela dalla madre. Si sentiva insicura e a disagio, alternava momenti di isteria a giorni di totale silenzio, che la resero ancora più invisa alla nuova corte. Questi atteggiamenti stancarono il duca, poco propenso alla comprensione. Finita la passione iniziale, Filippo cercava altrove il suo piacere, soprattutto durante le gravidanze della duchessa (6 in 10 anni di matrimonio), e non perdeva occasione per schernire la moglie davanti ai dignitari di corte. A rendere ancora più tesi i rapporti tra i due coniugi, oltre alla gelosia di lei, furono i continui lutti che colpirono la famiglia di Giovanna.

Nel 1497 morì suo fratello Giovanni, l'erede al trono di Spagna. Il 24 agosto del 1498 fu la volta della sorella maggiore Isabella, spirata un'ora dopo aver dato alla luce l'erede al trono di Portogallo. La nascita del nipote Michele accese una nuova speranza nei Re Cattolici, che l'avevano nominato loro successore sui troni di Castiglia e D'aragona. Il piccolo però sopravvisse solo un paio d'anni e la sua morte rese Giovanna l'unica erede dei suoi genitori. E' il luglio del 1500, e solo pochi mesi prima, il 24 febbraio i duchi avevano accolto il loro primo maschio, colui sul cui impero non sarebbe mai tramontato il sole. Grazie al matrimonio dei suoi genitori, Carlo di Gand era l'erede dei possedimenti delle casate tra le più importante d’Europa: Austria, Borgogna e Fiandre, ducato di Milano, il Regno di Napoli, Castiglia e Aragona, e non ultimi, i territori del Nuovo Mondo. Dopo la morte della Isabella, Filippo si riavvicinò alla moglie, ma solo per toglierle il legittimo diritto di regnare. La scomparsa improvvisa del marito nel 1506 gettò la giovane regina nella disperazione; il padre ne approfittò facendola rinchiudere nel Castello di Tordesillas insieme alla figlia appena nata, Caterina. Il motivo? Una malattia mentale che la rendeva incapace di regnare, e che la consegnò alla storia come “La pazza”. Quando morì Ferdinando nel 1516, Carlo, divenuto re di Spagna riconfermò la reclusione della madre.


I recenti studi sostengono che la pazzia di Giovanna fosse in realtà una forzatura di comodo, usata per estrometterla dal potere. Prima suo marito, poi suo padre ed infine suo figlio, nessuno di loro si fece alcuno scrupolo nell'isolare una donna sana ma fragile, per 46 anni. Quello che è storicamente certo è che Carlo V concentrò nelle sue mani domini che comprendevano mezza Europa continentale e l’America centro-settentrionale. Dopo la sua abdicazione, nacque il ramo degli Asburgo di Spagna, per distinguerlo da quello d’Austria. Per oltre due secoli una sola famiglia tenne in mano le pedine dello scacchiere politico-economico Europeo.


Di: Gaia Del Riccio

Fonti:
Edgarda Ferri, Giovanna la pazza, Mondadori,1997.
Karl Brandi, Carlo V, Einaudi, 1937
Karl Hillebrand, Un enigma della storia, Sellerio, 1986.
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