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martedì 30 ottobre 2018

Weber e le chiare origini del capitalismo moderno

Perché alcuni popoli e nazioni hanno raggiunto la fase di produzione industriale e tipicamente capitalistica ed altri no? Come mai essa invece si affermò a partire dai paesi del nord Europa, piccoli ed in costante lotta tra di loro, schiacciati dal peso delle altre potenze europee e non in enormi continenti come l'Asia o l'Africa? A venire in nostro aiuto, seppur alienando dalla sua tesi gran parte delle problematiche economiche, etiche e politiche/sociali di altre popolazioni, è Max Weber: importante storico e sociologo della seconda metà del 1800.

La tesi di Weber, riassunta nel suo saggio "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", si basa sull’analisi del carattere prevalentemente protestante della proprietà capitalistica. Egli vuole dimostrare che lo sviluppo della società occidentale abbia avuto un percorso unico rispetto a quello delle altre civiltà e l’unicità dello sviluppo occidentale sarebbe derivata dall’elemento della razionalità tipica dei protestanti, causa della mentalità economica successiva: il cosiddetto razionalismo economico. Weber non vuole negare lo sviluppo alternativo delle altre civiltà mondiali o la loro mancata evoluzione, in quanto è ben consapevole che esistettero metodi pre-capitalistici anche in Cina o in India, ma tuttavia mancava ad essi un particolare aspetto che si ritrova solo nella civiltà occidentale: quello dell’ethos razionalistico, ovvero un modo di vivere sobrio, privo di vizi tipico della svolta protestante. Egli vuole quindi evidenziare una caratteristica tipicamente occidentale del metodo di produzione capitalistico, ovvero che solo negli stati del nord Europa - e poi nelle colonie americane puritane - si sia imposto come ethos il modello razionale, influenzando non solo la condotta morale ma anche ogni altro aspetto e manifestazione culturale della nostra società (istituzioni, scienza, ecc).


Weber vuole proporre quindi un’analisi empirica e quanto più scientificamente valida per comprendere come l’originalità dell’etica razionalistica occidentale si sia affermata partendo dall’influsso della religione. Essa infatti per il sociologo, non fu un ostacolo ma un elemento propedeutico allo sviluppo della razionalità capitalistica, ed è questo aspetto che rende il capitalismo moderno occidentale un fenomeno unico nel suo genere.

Weber nel suo saggio evidenzia anzitutto che il vecchio protestantesimo di Lutero, Calvino, Knox aveva pochissimo a che fare con quello che noi oggi chiamiamo “progresso”, proprio perché ostile a moltissimi aspetti della vita moderna. È quindi errato pensare che il cattolicesimo favorisca una mentalità più spirituale ed il protestantesimo più materialistica: spirito di umiltà e morigeratezza sposano in tutte le sfaccettature il mondo protestante, che trovano una connessione ed una regolamentazione tra etica religiosa e razionalismo economico. La vocazione protestante al lavoro quindi non deve ricondurre in alcun modo ad uno spirito materialistico.

Egli ripropone un interessante testo di Benjamin Franklin per farci comprendere che ciò che caratterizza il capitalismo moderno è appunto l’etica dell’autovalorizzazione e dell’accrescimento del proprio capitale fine a sé stesso, senza perdite e senza sprechi. Le attività lucrative devono essere fini a sé stesse e non atte a soddisfare dei bisogni o dei vizi personali. Onestà, dovere professionale e moderazione sono virtù ed obblighi morali insiti nell’etica razionalistica, ed è proprio questa particolare etica che Weber fa derivare dalla religione protestante. L’idea di accumulare denaro attraverso la propria abilità e vocazione professionale senza spenderlo in vizi e lussuria denota che l’uomo pone al centro della sua esistenza l’attività lucrativa, sovvertendo l’ordine naturale ("si lavora per vivere in si vive per lavorare"). La felicità protestante deriverebbe essenzialmente dall’auto-soddisfazione del compiere il proprio dovere su questa terra. Weber utilizza il termine “Beruf” per descrivere la vocazione lavorativa in senso religioso, al fine di giungere ad un capitalismo privo della sete cieca di guadagno. La concezione luterana del Beruf significava che adempiere al proprio dovere nell’ambito lavorativo fosse la miglior realizzazione della persona stessa. L’unico modo di essere graditi a Dio non sta nel sorpassare la moralità intramondana con l’ascesi monacale, tipica invece del mondo cattolico, ma esclusivamente adempiere ai doveri intramondani, - facendoci promotori di una nuova ascesi all'interno della società - quali risultano dalla posizione occupata nella propria vita. La Riforma stessa ebbe come funzione principale dapprima di accrescere il peso morale ed il premio religioso per il lavoro intramondano, per una professione pulita, scrupolosa e regolare. Il ruolo del Beruf si andrà poi successivamente modificando. Esso non è semplicemente comprensibile come risultato strutturale ma è riconducibile ad un lungo processo educativo.


Ma a quale tipo di protestantesimo fa riferimento Weber? Qual è allora il punto di svolta che ha permesso all'uomo moderno di avviarsi lungo la strada del capitalismo? La peculiarità di esso, secondo lo storico e sociologo, si individuerebbe in un ramo ben preciso, ovvero nell’influsso psicologico calvinista. Quindi non il protestantesimo nella sua totalità ha contribuito a questo sviluppo ma alcune sue forme ascetiche: calvinismo in primis, pietismo, metodismo e battisti poi, hanno elaborato una dottrina alla cui base ci fosse un’etica metodica e da seguire rigorosamente. La predestinazione degli eletti - o elezione per grazia - svolse un ruolo fondamentale nei paesi calvinisti e futuri paesi capitalistici. Per Calvino gli uomini esistono in funzione di Dio, sono il mezzo per cui Dio si serve. Ed è per questo che lo scopo dell’uomo per la confessione calvinista è la glorificazione di Dio nel mondo, non la salvezza del singolo. Il perfetto cristiano, eseguendo i comandamenti, adempie a questo ordine, ma Dio richiede l’opera sociale continua del cristiano (diversamente dal cattolicesimo), pretendendo la conformazione cristiana della vita. Il lavoro sociale del calvinista è quindi continuo e in funzione solo della gloria di Dio: da ciò ne deriva quindi che anche il lavoro professionale sia al servizio di Dio. Proprio perché l’amore per il prossimo è solo al servizio di Dio e si esprime solo con l’adempimento dei propri doveri, il lavoro assume un’importanza fondamentale: esso appare come un servizio per la razionalizzazione del mondo, al fine di promuovere la grazia di Dio. Qui sta la fonte del carattere utilitaristico dell’etica calvinista.

Tuttavia, come può essere consapevole il singolo della propria salvezza? Nella dottrina calvinista nessuno può essere certo di essere annoverato nella cerchia ristretta degli eletti. La risposta non può essere cercata nella ragione, perché Dio è imperscrutabile, ma solo attraverso una condotta pratica - e quindi lavorativa - esemplare. Solo se l'agire dei credenti nel mondo è produttivo significa che si farà parte probabilmente della cerchia dei salvati. Il superamento del luteranesimo consiste proprio in ciò: non più l’unione con Dio, ma esserne il suo strumento per raggiungere la grazia. Anche il cattolicesimo, ci fa notare Weber, sviluppò tematiche affini, tuttavia rimase chiuso in un ascetismo monacale, mentre il mondo protestante trasportò nella società tale pensiero ascetico. "Aiutati che Dio ti aiuta" potrebbe essere il motto per il perfetto calvinista, il quale crea la propria beatitudine giorno per giorno, non accumulando prestigio per singole e sporadiche opere meritorie, bensì attraverso un autocontrollo sistematico che lo porta ogni giorno a fare la scelta razionalmente più giusta, secondo le direttive religiose calviniste.


Ciò che la morale protestante veramente condanna è quindi l’adagiarsi nel possesso, il godimento della ricchezza e l’ozio, deviando da una vita retta. È solo l’agire che comporta l’acquisizione di grazia e l’ozio, così come la perdita di tempo, sono fermamente condannati. Le skills, ovvero le specializzazioni del proprio lavoro, consentono un’elevazione qualitativa del proprio Beruf, considerate il massimo utile da poter raggiungere. La vita professionale deve quindi essere sempre un esercizio ascetico delle proprie virtù, che si esprimono nella cura e nella costanza della propria professione.

Bisogna considerare e tenere sempre presente che per Weber la logica religiosa calvinista sarà solo uno dei tanti input storici che permetteranno la creazione, solo successivamente alla vera e propria razionalizzazione di pensiero, della logica di produttività capitalistica. Tuttavia, senza l’utilizzo di un razionalismo procedurale nell’azione produttiva, il moderno capitalismo sarebbe stato inconcepibile per Weber. Ed è proprio svincolandosi dal tradizionalismo religioso attraverso una profonda frattura ideologica innescata dalla Riforma che si giungerà al futuro ragionamento produttivo. Non avventurieri, speculatori o uomini dalle idee geniali apriranno la strada al moderno capitalismo, bensì persone comuni, educate alla dura scuola di vita religiosa, riflessivi e ponderosi ma soprattutto sobri e costanti nell'accumulare e reinvestire denaro divennero i primi grandi finanzieri e commercianti, con intuizioni semplici ma rigorosamente razionali.

Weber tuttavia è consapevole che il suo studio costituisce solo la punta dell'iceberg delle innumerevoli ricerche che dovranno essere svolte prima di poter arrivare a scoprire veramente cause e conseguenze dirette della nascita del capitalismo moderno. Egli infatti ci parla dettagliatamente delle origini del capitalismo di oggi solo dal punto di vista etico e religioso, tralasciando mutamenti economici, politici e militari dei popoli che attraversarono queste ed altre fasi. Egli non analizza, ad esempio, la logica confuciana cinese, che porterà (seppur da prospettive completamente diverse) ad una strutturazione sociale collettivistica, oggi principale motore dell'economia mondiale. Weber, insomma, ci offre un punto di partenza. Ci fornisce quella che noi oggi potremmo chiamare una "fonte bibliografica" essenziale per poter analizzare il complesso e mutevole capitalismo moderno, consapevole delle critiche e delle conseguenze che il suo saggio avrebbe potuto generare.


Di: Claudio Pira

Fonti:
Max Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, BUR Rizzoli, 2016.
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