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sabato 6 ottobre 2018

Lo sbarco in Normandia: chi lo voleva e chi lo temeva?

Il D-Day  è passato alla storia come il giorno dello sbarco degli alleati in Normandia durante la seconda guerra mondiale. Nonostante l’acronimo fosse stato già utilizzato in altri contesti militari e disegnasse ogni tipo di operazione bellica d’ingente portata, la fama dello sbarco sul suolo francese ha monopolizzato il nome inducendo chiunque a pensare immediatamente al 6 giugno del 1944 quando gli USA e il Regno Unito, in uno sforzo congiunto,  sbarcarono in Normandia con lo scopo di liberare la Francia dall’occupazione tedesca.

Seppure è comunemente  nota e ampiamente ricordata la vittoria alleata sulle potenze dell’asse, proiettandosi indietro nel tempo in quei infausti giorni il risultato della partita tra Terzo Reich e forze alleate non era affatto scontato. Oggi, il momento dello sbarco è stato rappresentato da molti media e in numerosi modi. Partendo dalla letteratura di settore con la pubblicazione del libro di Cornelius Ryan, “The longest day” , al cinema con la famosa pellicola di Spielberg “Salvate il soldato Ryan” e persino dal mondo videoludico con “Call of Duty WW2” , lo sbarco è entrato nell’immaginario collettivo come gloriosa impresa americana ma ci potrebbero essere alcuni particolari non sufficientemente noti dai più riguardo come si arrivò alla formulazione dell’operazione Neptune.

Lo sbarco in un fotogramma del videogioco Call of Duty
Quando la Francia capitolò nel 1940 e gli inglesi dovettero ritirarsi nella famosa fuga da Dunkerque, nacque immediatamente l’intenzione di un invasione anfibia sul suolo tedesco ma questa non si poté realizzare per mancanza di forze effettive da scagliare contro un nemico ben preparato militarmente come la Germania che aveva sbaragliato ogni tipo di resistenza sul continente europeo. Solo quando Hitler decise di invadere la Russia , sguarnendo in questo modo parte delle truppe stanziate in Europa occidentale, nel  tardo 1941 venne formulato un vero e proprio piano chiamato Roundup per una vera ed effettiva operazione di sbarco. Eppure Winston Churchill, primo ministro inglese, ancora temeva di poter fallire per mancanza di mezzi e truppe adeguati all’impresa mentre d’altro canto, gli Stati Uniti entrati in guerra alla fine del 1941, premevano per l’operazione di sbarco, convinti di poter vincere combinando gli sforzi insieme all’Unione Sovietica che da parte sua, necessitava urgentemente l’apertura di un secondo fronte in Europa. Nonostante nel corso della guerra gli USA riuscirono ad impiegare una forza bellica notevole c’è da ricordare come nel solo 1939 l’esercito statunitense non contava più di 190.000 uomini e solo nel 1942, alla vigilia della sua entrata in guerra raggiunse 1.600.000. Nello stesso momento, la Germania aveva più di 3.760.000 uomini divisi in 270 divisioni mentre la Gran Bretagna non ne contava più di 35.

Ciò nonostante, Roosvelt, il presidente degli Stati Uniti continuò ad insistere per un’operazione di sbarco arrivando a minacciare anche di desistere nello sconfiggere prima la Germania per concentrarsi contro il Giappone. Churchill d’altra parte, temeva una possibile operazione anche in virtù del fallimento della manovra anfibia a Gallipoli contro gli Ottomani durante il primo conflitto mondiale e di cui aveva parte della colpa. Nel frattempo però, gli Alleati si occuparono di sbarcare in nord Africa per combattere lì, su un terreno non completamente occupato dalle forze tedesche. La strategia di Churchill quindi di guadagnare tempo ebbe proseguimento nelle operazioni in Sicilia e poi ad Anzio, dove gli anglo-americani riuscirono a riportare varie vittorie.


Un primo tentativo di attraversamento della manica fu compiuto nel porto francese di Dieppe nel 1942 dove la maggior parte dei soldati alleati e principalmente canadesi furono facilmente sconfitti e respinti verso l’Inghilterra.  Ma il tempo scorreva e gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica non potevano più attendere e mentre Stalin e Roosvelt insistevano, alla fine, durante la conferenza di Tehran nel 1943, Churchill si vide costretto ad accettare l’organizzazione dell’operazione nella primavera del 1944 che slittò in estate per esigenze organizzative.

Considerando le forze in campo da ambo le parti, l’esito dell’operazione era un vero e proprio azzardo che nessun genio militare avrebbe dato per scontato e nonostante l’esitazione di Churchill possa sembrare oggi eccessiva, forse fu in realtà decisiva per permettere soprattutto agli statunitensi di colmare quel mostruoso gap di uomini e mezzi che la Germania aveva guadagnato, risultando infine in una storica battaglia che difficilmente verrà sradicata dalle memorie comuni ma che forse bisognerebbe ricordare e valutare con queste e addirittura più considerazioni per non rischiare di guardare al passato con il cinico occhio del presente che inevitabilmente talvolta, tende a rileggere ogni evento accaduto come un’inevitabile sequenza destinata ad avere un unico esito perché di altri non poteva averne.


Di: Cristiano Rimessi

Fonti:
Operation neptune 1944, D-Day's seaborne armada, Ken Ford, Osprey Pubblishing 2014
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