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mercoledì 24 ottobre 2018

La repubblica di Užice: il primo stato liberato dal Nazismo

Forgotten Countries, le chiamano gli anglofoni – tradotto: nazioni dimenticate. Riscoprire questi vecchi stati e indagare le cause che hanno portato alla loro estinzione, è oggi una questione storica che affascina molti studiosi contemporanei. La storia di queste nazioni si intreccia infatti con gli assetti geopolitici a loro contemporanei, fatti di guerre, conquiste e da tutto ciò che è in grado di cambiare lo scacchiere.

Il XX secolo specialmente è stato un periodo storico in continua evoluzione che ha portato alla nascita e alla morte, anche in brevi lassi di tempo, di nazioni e stati, importanti in quel determinato frangente. Nel secondo conflitto mondiale assistiamo infatti alla nascita della Repubblica di Užice, sita nei Balcani nell’attuale Serbia.

Come mai è stata tanto importante da meritare una pagina della storia? La Repubblica di Užice nasce ufficialmente nel 1941, in piena Seconda Guerra Mondiale, in quella regione martoriata, ormai da più di un anno, dalle operazioni nazi-fasciste. Come in Italia o nei Paesi Baltici, anche nella futura Jugoslavia, sorsero i primi movimenti partigiani che tentarono, spesso con successo, la liberazione delle loro terre dagli invasori teutonici.
 


La prima città ad essere liberata su territorio serbo fu proprio Užice e i suoi territori circostanti, dove si stanziarono i movimenti di liberazione nazionale. Il caos che attraversava tutti i Balcani necessitava di un punto fermo, un punto di raccolta e di accoglienza per i numerosi uomini e donne che desideravano la fine del conflitto e la cacciata dei nazisti, così i partigiani – il 24 settembre 1941 - proclamarono Užice capitale del primo stato liberato in Europa della Seconda Guerra Mondiale: la Repubblica di Užice. 

L’istituzionalizzazione del nuovo Stato avvenne con l’insediamento del Comitato Popolare di Liberazione, il movimento antifascista di ispirazione comunista che salirà in carica ufficialmente il 7 ottobre del 1941. Lo  slogan utilizzato dal Comitato - Lotta, Libertà e Pane - infuse una certa speranza nella popolazione stremata: queste tre parole furono i capisaldi della politica della Repubblica, che si organizzò con programmi e iniziative indirizzate alle sue genti estremamente affamate.

Un mese più tardi la Repubblica si dotò anche di un organo completamente politico, il Comitato Nazionale di Liberazione con a capo Petar Stambolić – futuro Presidente della Jugoslavia dopo la morte di Tito – e Dragojlo Dudić – insignito del titolo di Eroe di Guerra della Jugoslavia post-mortem. La Repubblica utilizzò tutte le forze possibili per smorzare l’avanzata nazista, installando anche la prima fabbrica in Europa per la produzione di armi “partigiane” – sempre armi, ma finalizzate all’esclusivo rifornimento dei propri.


In una Europa schiacciata e in pugno alle forze naziste, il segnale che diede Užice fu molto forte; un messaggio di speranza e di ribellione, che probabilmente convinse molti altri soggetti europei ad imbracciare le armi. Užice inoltre dimostrava proprio quello che i nazisti additavano come impossibile nella loro politica imperialista: la fratellanza tra diverse genti, tra differenti religioni, costumi e usanze.

I propositi, quindi, furono certamente più che nobili, ma i partigiani comunisti dovettero ben presto fare i conti con la supremazia politica e militare tedesca che non lasciò scampo alla neonata Repubblica. I nazisti applicarono lo stesso metodo utilizzato più volte in altre zone europee per sottomettere la popolazione, ovvero rappresaglie e stragi sistematiche per fucilazione di molti civili, che portarono inevitabilmente – nel novembre 1941 - al loro stanziamento anche in quelle zone che qualche mese prima erano state liberate.


Dopo 67 giorni dalla sua nascita, il 30 novembre 1941 l’esperienza della Repubblica di Užice si concluse, senza dare possibilità di replica ai partigiani rimasti, tra cui Tito, che trovarono rifugio sulle montagne. La reclusione forzata servì loro per escogitare nuove tattiche per stanare i tedeschi nell’immediato futuro con operazioni che si dimostrarono vincenti per la liberazione della futura Jugoslavia.

In questo filmato datato 1961, si possono visionare le commemorazioni nel Ventennale della Repubblica celebrate dallo stesso Tito.





Di: Simona Amadori

Fonti:
(a cura di) Rolf Petri, Balcani, Europa, violenza, politica e memoria, in Quaderni della Fondazione Venezia per la Ricerca sulla Pace, Torino, Giappichelli Editore, 2017
Stefano Bianchini, La questione jugoslava, Firenze, Giunti Casterman, 1999
Gino Bambara, La guerra di liberazione nazionale in Jugoslavia (1941-1943), Milano, Ugo Mursia Editore, 2011
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