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venerdì 21 settembre 2018

Il Processo di Norimberga tra accusa e difesa

Il Processo di Norimberga si tenne tra il novembre 1945 e l'ottobre 1946 nel tribunale della città tedesca per giudicare i crimini nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Tuttavia, nel corso degli anni è sorto un filone della storiografia occidentale che ha cercato di risolvere alcune questioni legate a questo evento: fu un processo legittimo e corretto? Si bilanciò il rapporto tra accusa e difesa? Furono tenute in considerazione le garanzie di base?


Dopo oltre settant'anni è possibile fare il punto della situazione. Il Tribunale di Norimberga era composto, nel dettaglio, da quattro membri e da quattro sostituti, di modo che fossero presenti due giudici per ciascuna potenza alleata: Lord Geoffrey Lawrence (Gran Bretagna), l'ex procuratore generale Francis Biddle (Usa), il professor Donnedieu de Vabres (Francia), il maggior generale Nikitchenko (Unione sovietica).

Non era consentito indossare distintivi militari, né gli Alleati riconoscevano i gradi tedeschi, perché, in caso contrario, avrebbero dovuto attenersi alla convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra, i quali, pertanto, non avrebbero potuto essere tenuti in isolamento.

All'interno del processo è possibile distinguere due gruppi di imputati: l'uno rappresentato dallo Stato maggiore tedesco; l'altro dai ventiquattro imputati, tra cui i principali erano senza dubbio l'ex Reichsmarschall Hermann Göring - designato fin dal 1939 come possibile successore di Hitler, fino all'arresto per alto tradimento - e il ministro degli Esteri Joachim von Ribbentrop.

Tuttavia, ciò che emerge da uno studio analitico su quello che successe nelle aule del Tribunale di Norimberga tra il 1945 e il 1946 è un sostanziale sbilanciamento dei poteri a favore dell'accusa. In teoria, entrambe le parti - sia l'accusa sia la difesa - dovrebbero perseguire un unico scopo, e cioè scoprire la verità. In questo caso, gli imputati tedeschi furono posti in una condizione di enorme svantaggio.

Si possono elencare alcuni esempi. In primo luogo, non fu concessa pari possibilità di esaminare la documentazione relativa al processo, perché tutto il materiale era stato affidato agli Alleati.

I documenti erano affidati agli Alleati, e nonostante la Corte ordinasse ripetutamente all'accusa di renderli disponibili alla difesa, quando gli avvocati tedeschi cercavano di acquisirli, si sentivano dire che prima dovevano rendere noto ciò che volevano; dal momento che non esistevano indici né altri sistemi per conoscere il contenuto di particolari documenti, raramente essi sapevano cosa chiedere.


Un secondo aspetto rilevante è rappresentato dall'impossibilità di interrogare i testimoni sulle operazioni militari alleate durante il conflitto oppure sui tentativi da parte degli inglesi e dei francesi per convincere l'Unione sovietica ad unirsi alla Grande alleanza.

Inoltre, i procuratori tedeschi non poterono preparare nel dettaglio la difesa fino al momento in cui furono informati delle accuse che li riguardavano; ciò avvenne solamente il 18 e il 19 ottobre: gli avvocati ebbero quindi un mese per prepararsi, dato che le istanze dovevano essere presentate entro l'inizio della discussione, prevista per il 20 novembre 1945.

Infine, è necessario prendere in considerazione tutta una serie di aspetti che coinvolgevano direttamente le forze alleate, in particolare l'Unione sovietica, nei loro rapporti politici e diplomatici con il Terzo Reich.

Il procuratore capo sovietico, generale Rudenko, poté controinterrogare Hans Fritzsche sull'«aggressione tedesca alla Polonia», ma Fritzsche non ebbe il permesso di entrare nei dettagli di un argomento noto a tutti i membri della Corte: il fatto che l'attacco era stato reso possibile, e il suo successo assicurato, dalla firma del patto di non aggressione tra Hitler e Stalin, con le clausole segrete che spartivano la Polonia tra l'Unione sovietica e la Germania.


Di: Guglielmo Motta

Fonte:
Davidson E., Gli imputati di Norimberga. La vera storia dei ventidue fedelissimi di Hitler processati per crimini contro l'umanità, Newton Compton Editori, Roma 2007.
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