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giovedì 9 agosto 2018

Claudette Colvin: la Rosa Parks che non conosciamo

Tutti conosciamo la storia di Rosa Parks, la sarta afroamericana che nel dicembre 1955, a Montgomery (Alabama), tornando a casa dal lavoro in autobus, si rifiutò di far sedere un passeggero bianco nei posti loro riservati e il cui gesto di protesta darà il là alla grande battaglia per i diritti civili, combattuta in prima linea dagli afroamericani, quali i celeberrimi Martin Luther King e Malcolm X. La vicenda sollecitò la fuoriuscita di quelle tensioni sociali che soggiacevano da troppo e lungo tempo, specialmente nel sud degli Stati Uniti, terra dove la discriminazione razziale aveva raggiunto livelli persecutori.


Rosa Parks ha fatto sicuramente la storia; ha cambiato la visione di tanti afroamericani, costretti alla sottomissione, portandoli ad informarsi e a lottare per i propri diritti, portando alla rinascita di una intera categoria sociale che, da quel momento, si è vista (almeno costituzionalmente, nella vita quotidiana sarà un processo ancora più lungo) garantire per la prima volta il diritto alla cittadinanza con tutti i privilegi politici e non che ne derivano.

La protesta di Rosa Parks non è stata comunque l’unica attiva nel Paese, solo la più celebre. Per questo è essenziale ricordare anche la storia di un’altra donna che, ben nove mesi prima, ha reagito al clima discriminatorio della capitale dell’Alabama, contribuendo a cambiare radicalmente gli eventi futuri. Il suo nome è Claudette Colvin.

Quindicenne residente in uno dei quartieri più poveri di Montgomery, Claudette, ancora studentessa, utilizza spesso i mezzi pubblici per la classica spola casa-scuola. Gli utenti di colore del servizio di trasporto locale non sono nuovi ad atti discriminatori: sono infatti frequenti vessazioni, insulti e aggressioni fisiche; vi è proprio una legge che permette la segregazione razziale a bordo degli autobus nello stato dell’Alabama - gli autobus hanno in pratica posti riservati ai bianchi e ai neri.

È il 2 marzo 1955, Claudette sta tornando a casa dopo una faticosa giornata scolastica, si trova sull’autobus e si siede in uno dei sedili liberi della “zona colorata”. Il  mezzo su cui si trova Claudette è pieno e la regola vigente prevede che, in questa situazione tipo, l’autista può obbligare i passeggeri neri a restare in piedi, riservando i sedili anche della zona colorata ai passeggeri bianchi.
Nuova fermata: sale una donna bianca, e l’autista, come di consuetudine, chiede a Claudette di lasciare libero il posto. L’adolescente però conosce bene i suoi diritti garantiti dalla Costituzione - fa infatti parte del NAACP, National Association for the Advancement of Colored People e del Movimento per i diritti civili nella sua scuola – e si rifiuta categoricamente. Dopo alcune insistenze e senza risultato, l’autista, di fronte alle resistenze della ragazza, decide di contattare la polizia locale che invia immediatamente una volante sul posto: due agenti la trascinano fuori dal mezzo e l’arrestano, dietro le proteste e le grida della giovane che continua ad urlare “It’s my constitutional right!”.


Da questo momento in poi la situazione si complica per l’adolescente. L’arresto porta inevitabilmente al processo con l’accusa di aver violato la legge sulla segregazione,  di aver compito un’aggressione a danno dei due poliziotti e di disturbo della quiete pubblica. Il giudice le sconterà tutti i capi di accusa, tranne quello di aggressione, nonostante molti testimoni giurarono che non vi era stato alcun tipo di colluttazione, anzi: l’aggressione fisica e verbale era stata compiuta piuttosto dalle due guardie ai danni della giovane. La storia giudiziaria di Claudette non si conclude con l’archiviazione del suo caso: nel 1956 sarà infatti una delle cinque querelanti nel processo Browder contro Gayle, che si concluderà con la storica valutazione - pronunciata dalla Corte suprema degli Stati Uniti d’America - come anticostituzionale della legge di segregazione a bordo degli autobus in Alabama, obbligando lo Stato, nel dicembre dello stesso anno, alla sua abrogazione.

Claudette ha cambiato la legge di uno degli stati più razzisti su suolo statunitense: perché quindi non viene ricordata? Perché conosciamo l’episodio di Rosa Parks e non il suo? La domanda trova purtroppo risposta nell’appetibilità mediatica. La giovane adolescente non poteva essere icona per gli adulti - come invece lo sarà Parks - in primis, causa la sua giovane età, ma non solo. La Comunità Nera di Montgomery aveva bisogno di un leader per poter iniziare la protesta, una persona pacata e sicura di ciò che stava facendo e di che cosa avrebbe affrontato. Claudette non era niente di tutto ciò; viene ricordata infatti come una ragazza chiacchierona ed esuberante e inoltre, la giovane - secondo la sua versione raccontata nel celebre saggio di Philip Hoose - sarebbe anche stata messa da parte a causa del fatto che rimase incinta, molto giovane, di un uomo più anziano – un atto screditante per una ragazza dell’epoca.

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Solo recentemente la sua memoria è stata riportata alla luce, in quanto importante testimonianza della battaglia condotta da tutte le donne e uomini afroamericani per la liberazione dalla prigionia sociale cui sono stati costretti, sin dal principio, nella storia degli Stati Uniti.

Per i più curiosi, a questo link Claudette - Police è possibile reperire il documento redatto dalla Polizia di Montgomery all’arresto della giovane.
Consigliamo, infine, la visione di questa breve intervista del 2016 rilasciata dalla protagonista stessa della vicenda, Claudette, oggi una (quasi) ottantenne, che ha dedicato tutta la sua vita alla causa dei diritti civili.




Di: Simona Amadori

Fonti:
Frederick C. Harris, The Price of the Ticket, New York, Oxford University Press, 2016
Randolph Hohle, Black Citizenship and Authenticity in the Civil Rights Movement, New York, Routledge, 2013
Philip Hoose, Claudette Colvin: Twice Toward Justice, Turtleback, (manca luogo di edizione ), 2010
Robin D. G. Kelley, Earl Lewis (edited by), To make our World anew: a History of African Americans from 1880, Vol. II, New York, Oxford University Press, 2005
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