Ultimi Post

domenica 29 luglio 2018

Dal paroliberismo al rumorismo: L’avvento del Futurismo

“Marciare non marcire” è stato il monito belligerante della poetica futurista che investì tutti i campi artistici dalla pittura, alla letteratura, alla musica, al teatro, fotografia, cinema. Il sovvertire la retorica e andare oltre il limite dei confini sensoriali rivoluzionò l’habitus artistico, contestualizzandolo in un’ideologia politica interventista.


Un’eterogeneità delle manifestazioni artistiche dove la libertà e il dinamismo regnavano sovrani. Una contaminazione tra i vari generi stilistici come nel caso delle “parolelibere”, delle poesie grafiche, ibride tra scritto e figurativo. Una rivoluzione della sintassi, una volontà di innovazione e di sovversione degli schemi consolidati letterari. Marinetti sosteneva l’epurazione di orpelli linguistici quali aggettivi, avverbi, punteggiatura, utilizzare i verbi solo all’infinito, e “creare parole in libertà”. L’intento era di produrre un nuovo formulario comunicativo, in antitesi a quello tradizionale stagnante, che desse un’impressione di enfasi nell’utilizzarlo.


Frasi che suonavano come precetti, assiomi, nella loro linearità sintattica. “In aeroplano, seduto sul cilindro della benzina, scaldato il ventre dalla testa dell’aviatore, io sentii l’inanità ridicola della vecchia sintassi ereditata da Omero”. Eliminare la metrica tradizionale e portare lo stendardo del “verso libero”. Lo stesso sperimentalismo e desiderio di varcare la frontiera stilistica fu adottato nel campo della musica. Francesco Balilla Pratella con il suo manifesto sdoganerà gli studi musicali dalle costrizioni della retorica estetica. L’incentivo era di dare libero sfogo alla pura fantasia, avulso da dogmi consolidati.


Con maggior ardore e determinatezza questa linea di pensiero fu accolta e approfondita da Luigi Russolo. Costui operò una vera e propria rivoluzione. Realizzò degli strumenti musicali mai esistiti prima, con la conseguente produzione di sonorità sconosciute finora. La complessità della società comportava un cambiamento nel sentire e percepire gli stimoli sensoriali, in questo caso auditivi. Russolo asseriva: “Ci avviciniamo così sempre più al suono-rumore”. Classificava tra suoni e vibrazioni accidentali e suoni creati artificialmente dall’uomo. L’apologia di Russolo del rumore, come suono con la stessa meritocrazia delle altre sonorità consolidate, era basato proprio sul principio che questo richiama alla vita in quanto ne è una pura espressione. L’artista divideva sei famiglie principali di rumori: rombi, fischi, bisbigli, stridori, percussioni e voci. Seguivano i sottoinsiemi come nel caso dei rombi: boati, tonfi ecc. Attraverso la creazione degli “intonarumori”, del rumorarmonio”, dell’arco enarmonico, fornirà l’orchestra futurista degli strumenti per riprodurre e amplificare le sonorità. Il pragmatismo e la concretezza insite nell’ideologia futurista erano delle muse che ispiravano l’arte al reale. Tutto il mondo circostante, dai bagliori luminosi, alle forze centripete, ai fragori rumorosi, costituiva arte, o comunque terreno fertile da cui attingere per creare arte.


Di: Costanza Marana


Fonti:
Futurismo. La prima Avanguardia, Claudia Salaris, Firenze, Giunti Editore, 2009
Le due avanguardie. Dal Futurismo alla Pop art, Maurizio Calvesi, Bari, Laterza, 2008
______________________________________________

Condividi questo articolo:

Posta un commento

 
Back To Top
Copyright © 2014-2018 Riscrivere la Storia. Designed by OddThemes | Distributed By Gooyaabi Templates