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mercoledì 27 giugno 2018

La scissione di Palazzo Barberini

I rapporti tra USA e URSS si aggravarono nel corso del 1946 e, progressivamente anche in Italia, iniziarono a sentirsi le ripercussioni della Guerra Fredda e la conseguente divisione in zone geografiche di influenza. In Italia l’unione dei partiti antifascisti rifletteva sul piano interno l’alleanza internazionale tra i paesi che avevano combattuto il nazismo. In questa situazione particolare, le ripercussioni maggiori, oltre alla fine del governo tripartito, si ebbero nel Psiup, un partito che faceva da cerniera nella maggioranza, che componeva il governo tripartito formato dalla Dc, dal Pci e dal Psiup. Le tensioni internazionali contribuirono in breve tempo al deterioramento dei rapporti fra i partiti filoccidentali e filosovietici, costringendo il Psiup ad una scelta di campo.


Oltre alla situazione internazionale il Psiup aveva dei problemi interni: infatti già dalla sua fondazione era nato da diverse correnti che si organizzarono attraverso riviste di dibattito fin dai primi mesi del dopoguerra. Alcune di esse provenivano da tradizioni socialiste dell’Italia prefascista come “Quarto stato” , rivista che negli anni prefascisti era stata diretta da Pietro Nenni e Carlo Rosselli, altre invece ,si erano formate da tradizioni diverse.

I due punti percentuali in più che il Psiup aveva ottenuto rispetto al Pci nelle elezioni del 2 giugno 1946 non rispecchiavano una maggiore vitalità politica. Il Psiup era un partito diviso al suo interno; infatti, era nato nel 1943 dalla confluenza tra il Psi e Mup di Lelio Basso. In quella fase erano già emerse due tendenze: quella maggioritaria che voleva un' alleanza organica con i comunisti e una minoritaria socialdemocratica che aveva idee molto chiare sulla natura totalitaria dell’Urss. Il risultato del 2 giugno riempì di orgoglio i socialisti, tanto che Saragat propose per l’organo ufficiale l’ “Avanti!” il titolo: “Grande vittoria socialista”, ma venne rifiutato da Nenni in quanto poteva irritare i comunisti poiché considerato poco untario.Contro questa scelta di campo del Psiup, e l’annullamento di ogni ruolo autonomo del partito socialista rispetto al Pci, nella rinata democrazia italiana, si levò Giuseppe Saragat.
Questa scelta. di campo favorì nella seconda metà del 1946, un aumento delle polemiche all’interno del Partito socialista di unità proletaria, che scavò un solco profondo tra le diverse correnti.
Queste tensioni politiche ebbero ripercussioni dirette sull’organizzazione del partito, infatti gli entusiasmi in seguito al 2 giugno del 1946 svanirono, lasciando posto alle spinte centrifughe che portarono molti militanti a lasciare le sezioni. Questa crisi del partito ebbe delle ripercussioni anche sulle elezioni amministrative del novembre del 1946, tanto da determinare il ridimensionamento del Psiup.


Il clima interno al partito era diventato insostenibile e, ormai, tutti i maggiori esponenti concordavano sulla necessità di trovare una soluzione anche se estrema. I fattori che portarono a questa situazione furono sia organizzativi che politici fino a portare la direzione del Psiup alla decisione di convocare un Congresso straordinario. Le correnti favorevoli all’alleanza con il Pci si unirono in un’unica mozione guidata da Basso e Nenni, mentre le altre due correnti autonomiste quella guidata da Saragat e del movimento giovanile presentarono due mozioni diverse concordando però su un’azione comune. Nel dicembre del 1946 i congressi locali si svolsero in un clima di scontro frontale e, a fine dicembre, le assemblee locali diedero un netto vantaggio alla mozione di Nenni e alle correnti di sinistra con oltre il 65 % dei delegati.

La mozione di Nenni e Basso si dimostrò meglio organizzata di quella di Saragat e in questo clima la corrente di Saragat iniziò a pensare all’ipotesi più estrema quella della scissione per evitare una sopraffazione delle correnti di sinistra. L’idea della scissione del Psiup era così diffusa, che il 31 dicembre del 1946 Nenni concludeva il suo diario con questa nota: « Siamo a pochi giorni dal congresso di Roma e il successo si delinea ormai sicuro con margine del 65 o 70 per cento di vantaggio. Per il grande lottatore che io sono è un bel successo, ma c’è l’ombra della scissione e mentirei a me stesso se non confidassi almeno a questo foglio che sono stanco e l’amarezza prevale sulla gioia».

Il 9 gennaio del 1947 in un clima infuocato con i delegati che contestavano e impedivano agli oratori di compiere i loro interventi, si aprì alla Città universitaria di Roma il XXV Congresso del Partito socialista . In questa situazione si consumò la scissione, Saragat dopo un discorso durissimo abbandonò il congresso per riunirsi con alcuni suoi seguaci a Palazzo Barberini, dove fondò il Partito socialista dei lavoratori italiani. I dirigenti che erano rimasti nella Città universitaria decisero di chiamarsi nuovamente con il nome di Psi e Lelio Basso venne eletto segretario.
Con questa scissione il socialismo italiano si trovò diviso in due partiti, questo determinò una perdita di forza rispetto allele elezioni del 2 giugno 1946 data in cui era diventato secondo partito nel Paese
Nel suo diario Pietro Nenni sintetizzava così la situazione: «Cosa è stato per me il 1946? Nella vita pubblica l’anno dell’avvento della Repubblica. Nella vita del partito un anno duro, di aspre lotte, di tensione continua, di battaglia su molteplici fronti. Comunque un anno di grossi successi oltre che di grosse difficoltà che si chiude con attacchi violenti della destra socialista e della destra borghese contro di me.»


Di: Sunil Sbalchiero

Fonti:
G. Bedeschi, La prima repubblica, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2013
M. Donno, Socialisti democratici, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009
P. Mattera, Storia del Psi, Carocci, Roma 2010
P. Nenni, Tempo di guerra Fredda . Diari 1943-1956, Sugarco edizioni, 1981
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