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giovedì 7 giugno 2018

Il rapporto tra magia e cristianesimo

Nella concezione di magia altomedievale sono convenute commistioni culturali estranee al sentire dell’epoca che convergono e divergono nel registro emotivo-comunicativo collettivo, creando un organigramma eterogeneo.

Il metodo di ricerca è biunivoco e è formato dall’apporto metodologico sia del ramo medievalista che del ramo etno-antropologico. In seno a questo connubio risiede una netta differenza nei contenuti e nei contributi. L’impostazione etnologica parte da una comunità, organizzata e limitata, nell’alveo di un “presente storico”, mentre i medievalisti oppongono come presupposto metodologico un campo di ricerca che si dirama su un’area geografica vasta, dominata da gruppi sociali differenti, con diacronie. Nell’ambito semantico, la magia viene decodificata come: “conoscenza di riti capaci di asservire alla volontà dell’uomo forze non fisiche, soggiacenti alla natura e tali da dominarla”. L’individuo attraverso l’azione magica acquisisce la facoltà di indirizzare le sue potenzialità e i suoi fini, padroneggiando la loro estrinsecazione in seno alla realtà naturale.


Si ponga l’esempio del credente che mediante la preghiera mira al conseguimento di quanto espresso nella formula dialettica, abituale e consona, assemblando tale procedura al rituale magico. Ciò rivela come il limes sia fragile, corruttibile.

L’ambito cognitivo in seno a questo aspetto è quello latino, celtico, germanico, esulando il mondo geco e slavo. Roma risulta caput mundi nell’antro di pratiche magiche, oltre che di dialettiche religiose. Il cristianesimo dona un apporto decisivo alle influenze magiche, ne cambia i connotati, dal neoplatonismo alla sublimazione del paganesimo. Il binomio angeli e demoni e la netta consapevolezza di una frattura in seno al mondo magico comportano un rimodellamento della materia ad opera della matrice cristiana. Il registro delle forze naturali viene assoldato come mercenario della superstizione, svilendo il comparto greco-romano che ne usufruiva.
Con l’accezione agostiniana (De civitate Dei) la magia viene identificata con ciò che è diabolico. L’equazione pagani-diavoli trova la sua diretta espressione.
E’ in atto un processo di scristianizzazione di tali procedure rituali. Il cristianesimo si pone come il baluardo dell’antimagico, nonostante ne serbi la struttura anch’esso. Dalle invocazioni “pro impetranda pluvie” alle cerimonie confacenti il giudizio divino, lo spettro magico cristiano agisce coscientemente, a dimostrazione dell’ineluttabilità del sentire comune. Questo accoglimento della mentalità magica in seno al motus cristiano provoca uno sdoganamento e un rafforzamento della stessa, identificato come una necessità insita nella natura stessa dell’uomo.
Un netto spartiacque che fa confluire nel settore diabolico la superstizione, spettro di forze demoniache, insite in manifestazioni di realtà naturali e di vicende quotidiane.

Fonti che attestano la rientranza del comparto magico sono il De correctione rusticorum di Martino di Braga, alcune prediche di Cesareo di Arles, Etymologiae di Isidoro di Siviglia, testi di Rabano Mauro e Incmaro di Reims. La definizione di magia oscilla tra due aspetti: prassi rituale, vettore dell’ignoranza, (denominata superstizione); manifestazione del diabolico e del divino.


La prima intesa nella sua matrice primitivista, come supporto ad azioni elementari, diventa emanazione diretta della finalità proposta.
Un esempio riportato dalla tradizione celtico-germanica, dal Corrector, è l’usanza di dare da mangiare al marito il pesce per accrescerne le doti virili e il sentimento nei confronti della moglie. Di seguito vengono riportati riti propiziatori per legare e attrarre il compagno o, al contrario per allontanarlo e indebolirlo. Uno suggestivo narra di come la donna unga il proprio corpo con il miele e si rotoli su un piano dove sono posti dei chicchi di grano. Dopo aver raccolto i chicchi rimasti attaccati, questi vengono macinati con un processo inverso al consueto; con la farina ottenuta viene composto un pane dato in pasto al marito, infaustamente, per causargli danno.
La stretta connessione tra magia e simbolismo è il focus del sentire altomedievale, ove il potere immaginifico e il sentore apotropaico convivono. Il cristianesimo gioca il ruolo di collante di tali ramificazioni intellettuali, dagli accenti primitivi a un registro allegorico maturo. La dottrina cristiana seppure avversa a un sistema cognitivo, tale quello magico, risente degli echi e stanzia un suo mutamento e avvaloramento, estinguendo il fuoco della superstizione, alimentando la dialettica divino-diabolico, con tutte le sfumature del credibile.


Di: Costanza Marana

Fonti:
Simboli e simbologia nell'alto Medioevo. Atti (dal 3 al 9 aprile 1975), Fondazione CISAM, Spoleto, 1976
Il ramo d'oro. Studio della magia e della religione, James George Frazer, Bollati Boringhieri, Torino, 2012
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