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lunedì 18 giugno 2018

Abdolkarim Soroush: il Lutero dell'Islam

La storia dei pensatori arabi è, rispetto a quel che si pensa comunemente, assai ricca di spunti di riflessione e di pensatori stessi. Essa, per tutto il 900, risulta essere il centro della diatriba che vede opporsi il modello di pensiero scientifico (tipico dell'Occidente) alle normative islamiche tradizionali, basate sulla giurisprudenza classica del testo sacro: il Corano. All'interno di questa folta schiera di pensatori contemporanei, uno in particolare merita la nostra attenzione: si tratta di Abdolkarim Soroush, considerato da molti come il Lutero dell’Islam. Tale soprannome risulta essere assai interessante per capire fin da subito l'ideologia che lo contraddistingue. Infatti, la strumentazione filosofica gli è servita per argomentare un discorso fortemente riformista sull’Islam, essenzialmente basato su tre nodi cruciali: il problema della conoscenza, la secolarizzazione del testo sacro e la rivendicazione di libertà e democrazia.

Nato nel 1945 a Teheran, un anno cruciale per la storia mondiale, si trasferisce ben presto a Londra dove ottiene un dottorato in filosofia della scienza, all'interno del quale formula le sue teorie innovative sulla religione islamica. Il testo coranico (cioè la religione stessa) rimane per Soroush invariabile, mentre deve essere la conoscenza che si ha di esso a mutare (quindi l’interpretazione, che egli considera essenzialmente un fattore umano, quindi storico).


La conoscenza religiosa quindi è al centro del pensiero riformista di Soroush e deve essere storicizzata dall’uomo, mentre il nucleo dogmatico/religioso della rivelazione rimane immutabile. IL pensatore iraniano avanza diverse metodi di secolarizzazione: 1) sottoporre ogni questione a critica 2) contrastare il dominio della metafisica 3) escludere la religione dall’attività legislativa 4) legittimare i governi su base popolare. Tale processo di secolarizzazione viene posto da Soroush come la ragione fondamentale dello sviluppo socioeconomico dell’Occidente. Essa non è altro che la scientificizzazione e la razionalizzazione del pensiero. La religione deve quindi essere ridotta al "foro interiore" del credente e quindi separata dal "foro pubblico" proprio perché essa, nel mondo islamico, viene considerata una libera scelta e non dovrebbe essere così vincolante per il credente.

La religione islamica, con Soroush, perde il suo carattere pervasivo nella vita quotidiana ed è proprio questo a fare di Soroush l'interpretere e lo studioso di religione più ideologicamente vicino a quel riformismo che in Europa viene ancora oggi paragonato a Lutero, perno dello scisma religioso ancora oggi presente nel Cristianesimo. Soroush non parla mai di shari’a ma di fiqh, cioè dell’elaborazione positiva ed umana dei principi della shar’ia (la legge religiosa divina iscritta nel Corano per mano di Dio). Egli critica inoltre il sistema di governo del suo paese: l'Iran. Essendo la stessa Repubblica Iraniana uno stato teocratico in cui la religione riveste un'importanza fondamentale nel "foro pubblico" (così chiamato da Soroush) è comprensibile l'aspra critica dell'autore.


Soroush individua alcuni obiettivi del riformatore religioso per eccellenza: riabilitare il pensiero religioso, correggere le storture, denunciare gli empi e ri-orientare la religione verso la sua essenza. L’autore si pone inoltre la questione dell’armonizzazione tra religione e democrazia ed individua due presupposti: l’armonia della ragione e della fede non rappresentano che due diverse valenze della conoscenza umana. Vengono esclusi tutti i governi che possano rivendicare una qualifica di islamicità: dal governo giurisprudenziale (fiqhi) basato sulla shari’a, ai fragili governi basati sulla consultazione (shura), del consenso (ijma) e del patto tra governanti e governati (bay’a). L’armonizzazione tra religione e democrazia dipende per Soroush dal fatto che condividono alcuni valori comuni: dai diritti umani alla tolleranza, dalla moralità alla libertà di fede e di opinione e anche a quella di essere irreligiosi.

Un modo nuovo ed alternativo, all'interno del panorama ideologico dei pensatori arabi contemporanei, di interpretare la religione islamica in un mondo contemporaneo, dove essa fatica a modernizzarsi e si scontra inevitabilmente con il suo passato, fatto di incomprensioni, versetti mal interpretati o male attualizzati. Proprio per questo il Lutero islamico ha cercato, attraverso un'ideologia di conciliazione tra due mondi completamente opposti, di ridare luce al testo coranico attraverso una migliore e moderna interpretazione di carattere prettamente storico, ma allo stesso tempo senza sminuirne i contenuti e il senso universalistico del suo messaggio divino. Una democrazia religiosa e tollerante, dove c'è spazio per tutti e dove nessuno utilizza il sacro per scopi personali, manipolazioni di governo e divisioni sociali.


Di: Claudio Pira

Fonti:
M. Campanini, Il pensiero islamico contemporaneo, Il Mulino, Bologna, 2016
G. Filoramo, Islam, Laterza, 1999

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