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domenica 27 maggio 2018

Storia di uno stato in trappola

“La libertà non consiste tanto nel fare la propria volontà quanto nel non essere sottomessi a quella altrui.” – Jean-Jacques Rousseau

Al mondo, lo sappiamo bene, ancora oggi una gran parte dei moderni stati-nazione controlla e veicola a sé numerose minoranze etniche e linguistiche. I media internazionali, attraverso la carta stampata e la comunicazione web, ci narrano quotidianamente episodi di ribellione e di guerriglia in molti di questi stati, la maggior parte dei quali vengono però brutalmente repressi dal regime al potere. La storia è piena di episodi del genere che potremmo rapidamente citare: dalle famose Guerre Giudaiche ai confini dell’Impero Romano nel 66 d.C. alle ribellioni dei nativi americani nel XVII e XVIII secolo, passando poi per i numerosi casi di genocidio: dal genocidio della minoranza armena nei primi anni del 900 ad opera dei soldati turchi, al più famoso olocausto degli ebrei in Germania sotto il nazismo, dall’odio interetnico tra Hutu e Tutsi che comportò il genocidio in Ruanda del 1994, a quelli attualmente in corso, come ad esempio il sempre attuale conflitto tra Palestina ed Israele o il nuovo bombardamento delle città e delle minoranze curde in Siria ad opera (nuovamente) della Turchia moderna di Erdogan.


Abbiamo elencato forse lo 0,1% dei massacri e dei genocidi avvenuti nella storia contro popoli e minoranze non riconosciute all’interno della maggior parte di regni e stati-nazione ma in questo articolo l’attenzione verrà posta su una particolarissima minoranza etnica ancora oggi esistente e che, per questioni politiche ed economiche, i media internazionali si rifiutano di affrontare e analizzare nei loro quotidiani report geopolitici. Stiamo parlando del popolo tibetano, che nel 1959 fu vittima della fulminea ed inaspettata invasione dello stato cinese e che, ancora oggi, vive sotto continue restrizioni culturali, politiche ed economiche. Tuttavia, la storia del Tibet non fu sempre teatro di incursioni, schiavitù e sottomissioni ma anche e soprattutto una storia d’espansione, di guerra e di pace, che si intreccia col mistero della sua particolare religione, unica al mondo!


TRA STORIA E LEGGENDA:

Una antica iscrizione su pietra, datata VIII secolo d.C., ci dice molto sulle origini storiche del Tibet, un regno che affonda le sue radici nel mito. L’iscrizione recita così:

Dal bel mezzo dei sette cieli
Dalle sfere celesti, dal profondo blu
Viene il nostro re, signore degli uomini,
Figlio divino del Tibet.

Nelle leggende che tentano di ricostruire la storia del misterioso Regno del Tibet, la più bella e importante sembrerebbe essere quella che vede il primo grande sovrano unificatore di tutti i clan locali semi-nomadi essere venuto dal cielo, dalle sacre montagne, da sempre simbolo di unione tra umanità e forze sovrannaturali. Prima dell’arrivo del leggendario re del Tibet, la società era infatti divisa in famiglie mentre la storia veniva suddivisa in epoche a seconda delle scoperte effettuate (caccia, fuoco, pastorizia, utensili, decorazioni, ecc). Si trattava di una società semi-nomade, che non conosceva l’agricoltura e viveva allo stato primitivo. L’importanza di questa iscrizione testimonia l’evoluzione di una società primitiva in una società urbana e moderna. Molto probabilmente giunto in Tibet da uno dei grandi stati limitrofi del Magadha indiano o del Kosala, leggenda vuole che il primo grande sovrano tibetano fosse uno straniero. Questa necessità di riunire tutte le famiglie sotto un unico re super partes fu colta al volo dal giovane Nyatri Tsenpo, portatore di diversità, di valori nuovi e sconosciuti, accettati da un popolo di pastori come simbolo di sapienza e di valori unici. Fu così che venne inaugurata la dinastia dei Sette Troni.

Importante, nella storia leggendaria del Tibet, sarà anche l’avvento della scrittura ad opera dei monaci buddhisti. “Il Segreto” fu il primo testo importato in Tibet, nessuno ne conosceva il significato, ma fu subito considerato un oggetto superiore, quasi divino. Nonostante l’assidua penetrazione di saggi, asceti e monaci buddhisti indiani, il Tibet non abbandonò velocemente la propria tradizione pagana, legata alla religiosità sciamana denominata bonpo. Il rapporto con elementi naturali e fantastici, orchi e demoni, stregonerie e sacrifici era ancora strettissimo in quella che fino al IX secolo d.C. è da considerarsi ancora una società molto arcaica per quel che riguarda istituzioni e modelli sociali. Il buddhismo però, complice il primo re che lo accettò chiamato Trison Detsen, si infiltrerà nella primitiva religione tibetana sia imponendo la propria visione del mondo ma anche adattandosi e assorbendo culti magici e sciamanici...

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