Ultimi Post

sabato 5 maggio 2018

Lo stile narrativo nel campo storiografico

“Non si può sperare di cogliere il carattere esatto e la giusta significazione di certi fatti storici, se questi, oltrechè nei documenti e nelle relazioni autentiche, non si rintracciano ancora nelle finzioni cui diedero origine” Arturo Graf

Il registro storiografico merita diversi approcci stilistici. Si può passare da uno stilema saggistico a uno più prettamente scientifico, da un piglio spiccatamente cronachistico a uno descrittivo-narrativo.

Il focus è come si possono porgere i contenuti? Ogni storico deve creare e obliterare il suo stile, anche con versatilità. Exempla memorabili, come lo scrittore fiammingo Huizinga (1872-1945), immergono il lettore in un ibrido tra storiografia e letteratura, in cui il suo modus nobilita e stigmatizza un imprinting originale, unico che deputa il suo “Autunno nel Medioevo” un’opera d’arte in toto. Le Goff, compagno d’avventura, segue un costrutto più lineare, asciutto, ove l’ossatura concettuale si staglia in modo scientifico. Scansiona l’assetto medievale in tutti i suoi aspetti, dall’immaginifico, al sacro, al sociale, all’iconografico.


Se dovessi pensare ove tutto ebbe inizio, sovviene subito Pirenne, come un capostipite. Un progenitore che ha sapientemente assemblato il canone manualistico a quello critico. E mentre cita ossequiosamente tutto la panoplia delle popolazioni barbariche, si abbandona a chiose come “la nota passionalità dei Carolingi”, che assecondando il loro “ardore” mutano gli scenari storici. Dalla visione d’insieme di Villari al “particularismo” di Vidotto, Saitta focalizza uno dei più completi ritratti di Martin Lutero e Calvino, cogliendo la loro contradditoria sensibilità, e analizzando la loro psicologia nel profondo, creando un sofisticato quadro introspettivo degli stessi. Todeschini predilige uno stile cronachistico, allacciandosi anche a altri riferimenti di stampo letterario.

La sua indagine sugli infames li qualifica da ogni punto di vista, elencando tutto lo spettro di attività conniventi con la qualifica deteriore umana secondo la logica del tempo. Sottile il limes presente tra apporto storico e antropologico in Bloch, che con la sua teoria della traccia solca un punto di tangenza tra i due filoni e ottempera a un’etica condivisa.


Già settario dall’intitolazione: “Quattrocento bolognese. L’agonia del libero comune”, costituisce un esempio di testo tipico degli anni 30-40 del Novecento. Scritto da Sebastiano Sani che illustra la contesa tra Bologna e il Papato nel primo Rinascimento, colorendone la cronologia con aneddoti locali. Lo stile è prezioso, altisonante, ridondante a tratti, incalzante, come se dirigesse anche le emozioni da parte del lettore. Semplice nella narrazione, non esule da alcune ingenuità nei riferimenti, ma che garantisce un efficace quadro delle vicende narrate. Ad esempio quando papa Martino V dimostra l’intenzione di resa ai Bolognesi, dà l’assenso anche al Reggimento Popolare.

"…Costituì gli anziani il vessillifero ed il Popolo amministratori in nome suo e della Chiesa, si disse perfino disposto a rinnovare in perpetuo la concessione di Bonifazio IX. Troppa generosità! Infatti, una glossa del compromesso diceva, che tutte queste belle cose avevano valore ed effetto solo in apsentia sanctissimi domini Pape”.

E sotto Sani argomenta sarcasticamente come i bolognesi chiusero le porte in faccia a Martino V quando volle entrare in città, visto il senso, nemmeno troppo celato, della suddetta glossa.
Un altro aneddoto dal registro descrittivo è l’episodio che ha come protagonista un domenicano.

Un altro sant’uomo si offerse per togliere il Papa dall’imbarazzo

Corradino Bornati, appellato quale uno tra gli accoliti più insigni per pietà sacerdotale dall’ordine illustre, decide di partire allo sbaraglio da Firenze, ove è relegato il Papa, su una giumenta con una pertica in mano, infra le cedole della scomunica contro il Canetoli e gli altri interdetti Bolognesi. Appena giunto sfida la plebaglia asserragliata e con “eloquenza aggressiva” libra la più fiera delle rampogne contro la piazza in fermento. Ovviamente viene catapultato giù dal cavallo e trascinato in prigione. Il punto è lo stile, la modalità utilizzata per snocciolare la vicenda. Lo scrittore veicola l’immaginazione del lettore, senza nulla togliere alla causticità dell’evento. L’apparato aggettivale corroborante decora, arricchendo la narrazione, trasportando subito chi legge nella verità dell’atmosfera dell’epoca.

La realtà è spesso ridicola nei suoi personaggi, accenti. E la storia è il grande universo anche delle piccolezze e bassezze che hanno caratterizzato l’assetto umano. Il microcosmo narrativo è fondamentale per dare fruibilità, immediatezza, e soprattutto autenticità al registro storiografico. E’ inscindibile, a detta di grandi storici come Morghen e Le Goff, che hanno attinto al sacro e al profano dell’universo della memoria.


Di: Costanza Marana

Fonti:

Johan Huizinga, Autunno nel Medioevo, Rizzoli, Milano, 1997
Henri Pirenne, Storia d'Europa : dalle invasioni al XVI secolo, Sansoni, Firenze, 1973
Armando Saitta, Guida critica alla storia moderna, Laterza, Bari, 1994
Jacques Le Goff, L’immaginario medievale, Laterza, Bari, 1990
Sebastiano Sani, L'agonia del libero comune: quattrocento bolognese, Cappelli, Bologna, 1933
Arturo Graf, Roma nella memoria e nelle immaginazioni del Medio Evo, Chiantore, Torino, 1923
______________________________________________

Condividi questo articolo:

Posta un commento

 
Back To Top
Copyright © 2014-2018 Riscrivere la Storia. Designed by OddThemes | Distributed By Gooyaabi Templates