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domenica 13 maggio 2018

Il Medio Evo nell’America Centromeridionale

Il mondo delle civiltà precolombiane è difficile da conoscere, sia per la scarsezza delle fonti sia per le distruzioni operate dai conquistadores. Già dal IX secolo, la civiltà dei Maya del Centro America presentava segni di debolezza e decadenza, tanto da permettere ai vicini Toltechi di invadere il territorio partendo dalla città di Tula, capitale, nello stato di Hidalgo a nord della Città del Messico. I Toltechi erano una popolazione di lingua nahua e si insediarono presso il golfo del Messico attorno al IX secolo, invadendo diverse civiltà: gli Huaxtechi, i Tonoachi, gli Olmechi, i Mixtechi, gli Zapotechi. La leggenda narra che Topilzin, il supremo sacerdote del Quetzaòatl, scappò da Tula arrivando fino a toccare i Mixtechi, che erano insediati presso il territorio degli Aztechi.


Tra le loro conquiste, spicca quella della città Maya di Chichén Itzà: vi portarono cultura, architettura e arti tolteche, tra cui la tecnica della navigazione. I Maya erano un popolo pacifico e tale invasione li prese alla sprovvista. Alla base dell’economia avevano l’agricoltura intensiva che, considerato il territorio della penisola che unisce America Settentrionale e Meridionale, gli permetteva di sfruttare ogni zolla di terra disponibile, con una resa dignitosa. Adoperavano ancora utensili primitivi e rozzi e le colture erano principalmente mais, cotone, fave, fagioli e cacao. Una grande importanza viene rivestito dal cacao, poiché adoperato come moneta di scambio: adoperato anche per pagare i tributi, ottanta chicchi sono sufficienti per acquistare un martello.

Sembra forse una notizia banale e di poco conto, letta dagli uomini del XXI secolo, ma non è così. Il cacao si decompone e pertanto va adoperato immediatamente per le spese ed i tributi, onde evitare che non sia più una moneta valida. Questo comporta la mancanza del concetto di capitalizzazione nel mondo Maya: non potendo conservare la moneta corrente, la ricchezza era sempre in circolo e mancavano problematiche di tipo squisitamente sociale, come la differenza tra ricchi e poveri, fatta eccezione per la casta sacerdotale, privilegiata come all’interno della società tolteca.

L’alimentazione è prevalentemente leggera: si consumano cereali e legumi, poca carne e i tacchini sono considerati una prelibatezza. Tra la cacciagione si trova, nei documenti, il cervo virginiano – Odocoileus virginianus – molto diffuso nelle foreste di conifere presenti nell’area sub-messicana, mentre nelle pianure si cacciano spesso il coniglio selvatico e le anatre. Oltre a questo, è da sottolineare che sulle tavole dei Maya medievali compaiono spesso pesce, salamandre, rane, molluschi e crostacei, rendendo così l’alimentazione estremamente variegata.


I Maya passano però alla storia come grandi astronomi: a loro appartiene il computo del tempo nel calendario maya e l’uso dei numeri. In questo senso anticipano di quasi due secoli l’Occidente cristiano, adoperando in matematica anche il numero zero, non ancora conosciuto nel bacino mediterraneo, dove sarà portato dalla civiltà araba. Le loro cifre sono ordinate dal basso verso l’alto, con le unità in fondo, le ventine – adoperavano il calcolo ventesimale – appena sopra e in cima le quattro centinaia, le otto miglia e così via. Il segno dello zero è una conchiglia chiusa, mentre gli altri 19 segni sono tratti dai bestiari a loro noti, benché spesso siano adoperati due punti per l’uno e delle sbarre per il numero cinque. Tra le scienze, oltre alla nota astronomia, spicca la medicina, che successivamente stupirà gli stessi conquistadores spagnoli: si tratta dei prodromi dell’omeopatia attuale. Molto vicina anche alla naturopatia, adopera circa un centinaio di piante o poco più per curare ferite, gangrene, dolori articolari, emicranie, punture di insetti, applicando i decotti sia umidi che secchi, a seconda dell’effetto che si voleva ottenere e considerando anche la gravità della malattia. Si curano in tal modo addirittura la febbre e la gotta, con la controindicazione di forti allucinazioni, utili però a far svanire il dolore.

Un altro aspetto curioso di questa civiltà ben progredita rispetto i tempi, è la lavorazione dei colori. I Maya riescono ad ottenere cromie assolutamente strepitose, come indaco, azzurro, acquamarina, sempre coadiuvati dalla ricchezza di informazioni che avevano delle piante e dei minerali, nonché dei molluschi: da alcune conchiglie ottengono cocciniglia e porpora; dalla beidellite - un minerale argilloso monoclino del gruppo delle smectiti, di colore bianco, grigio o rosso e dalla lucentezza vitrea, un fillosilicato di alluminio, calcio e sodio con ossidrili e molecole d’acqua, il cui nome deriva dalla località di Beidell del Colorado – ottengono un azzurro molto brillante, il cosiddetto “azzurro maya”.

Infine, i Maya sono noti per la lavorazione del caucciù e della gomma, adoperati in molteplici prodotti. Vengono confezionate delle sfere per il gioco della pelota, l’antenato del calcio; suole per i sandali; mantelle impermeabili; bitume. Si tratta dunque di una civiltà decisamente all’avanguardia, se si considera che tali scoperte e innovazioni tecniche, artistiche, scientifiche si hanno attorno al X secolo. Sono dunque un popolo da ricordare non solo per il calendario e le piramidi tanto studiate, bensì anche per una tecnica e degli studi stupefacenti, non dimenticando tuttavia l’arretratezza dei sacrifici umani tuttavia presenti.


Di: Anna Maria Vantini

Fonti:

M. Longhena, Antico Messico. Storia e cultura dei Maya, degli Aztechi e di altri popoli precolombiani, White Star, Savona, 2014
J. E. Thompson, A. Guaraldo (a cura di), La civiltà Maya, ET Storia, Bologna, 2014
M. Apple Kunow, Maya Medicine: Traditional Healing in Yucatàn, University of New Mexico, New Mexico, 2003
P. Golinelli, Un millennio fa. Storia globale del pieno Medioevo, Mursia Editore, Milano, 2015 - A. Aimi, Raphael Tunesi, L’arte Maya, Giunti editore, Milano, 2014

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