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venerdì 13 aprile 2018

Un sogno irlandese: La storia di Constance Markiewicz, comandante dell’IRA (1868-1927)

Marta Petrusewicz è storica e professoressa presso l’Università della Calabria e alla City University di New York. Nel 1998 pubblica con la casa editrice romana Manifestolibri Un sogno irlandese – la storia di Constance Markiewicz, comandante dell’IRA (1868 -1927).


Il testo ripercorre le tappe più importanti della splendida e avventurosa vita di Costance Markiewicz, la Contessa più famosa d’Irlanda, tra i promotori della Easter Rising del 1916, che ha messo a ferro e fuoco le strade di Dublino per una intera settimana. Petrusewicz si concentra particolarmente sulla biografia della donna - prima eletta in Parlamento e Ministro del lavoro - giocando sul rapporto con la sorella con cui condivide molte passioni, tra cui il teatro in lingua gaelica. Pittrice e intellettuale, intorno alla donna gravitano artisti e poeti di grande calibro, come William Butler Yeats.

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Ma Markiewicz sin dalla giovinezza è attiva moltissimo anche nel sociale: la questione irlandese è evidentemente calda a inizio ‘900, causa la Grande Carestia, che tra il 1845 e il 1846, causò la morte di ben un milione e mezzo di persone, costringendo molti irlandesi ad emigrare. La storica intreccia la storia della Contessa alle questioni nazionali legate ai giorni dell’Insurrezione di Pasqua, evento spartiacque nella storia irlandese, a cui Markiewicz partecipò attivamente, in prima linea, costituendo un commando formato esclusivamente da donne: il Cumman na mBan.


Il carattere energico della Contessa delineato egregiamente da Petrusewicz ci presenta una donna indipendentista, repubblicana, femminista, giovanilista e socialista sino alla fine dei suoi giorni. Così infatti la descrive: «Costance intimidiva molti uomini, […] la sua preminenza politica e la sua promiscuità sessuale, per gli uomini irlandesi aveva troppi tratti da virago. Parlava a voce alta, un po’ stridula, carica dei toni arroganti dell’Ascendancy. Era troppo alta, troppo snella e slanciata. Faceva sport, sparava meglio degli uomini, andava in bicicletta, si era persino comprata quell’automobile Ford che riparava da sola. All’insurrezione andò in pantaloni.» [1]

https://www.spreaker.com/user/riscriverelastoria


Come si evince la storica è estremamente affascinata dalla figura di Markiewicz: come da lei riportato nella prefazione, l’incontro con questa donna avvenne puramente per caso, durante lo studio di una generica storia generale dell’età contemporanea. Incantata da questa, Petrusewicz scriverà di lei solo più avanti, durante la preparazione del 60° compleanno dell’attivista polacco Kuron, la cui storia attiva e travagliata – in parte – le ricordava quella della Contessa. Il testo è estremamente scorrevole, di facile comprensione anche ai novizi, ma anche sofisticato e tendente a travolgere nella lettura. Viene descritta una favola moderna, un bellissimo esempio di emancipazione femminile, una lotta per l’indipendenza di una nazione, bistrattata e abbandonata dal Regno Unito.


Constance Markiewicz rappresenta quell’inarrestabile necessità di sentirsi legittimati come soggetti politici, come soggetti pensanti, con ambizioni, desideri e anche delusioni, divenendo eroina della lotta irlandese, fonte di ispirazione per molti uomini, e soprattutto donne, che all’alba dei Troubles hanno ripercorso il suo stesso cammino, per la liberazione dell’Irlanda. Con questo testo possiamo cogliere, quindi, il nesso tra due generazioni, le cui esigenze sono state tanto simili da presentare la stessa risposta violenta.
Parlare di donne come Constance Markiewicz, oggi, è più importante che mai, e grazie a Petrusewicz è possibile innamorarsi di una figura storica di altissimo spessore che ispirerà fiducia nel futuro a tutti quelli che leggeranno le sue gesta.


Di: Simona Amadori
Fonti:
[1] Marta Petrusewicz, Un sogno irlandese, Roma, Manifestolibri, 1998, p.53
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