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domenica 8 aprile 2018

Ada Lovelace, una programmatrice vittoriana

Ben appurato è che il femminile sia (purtroppo) una categoria nella storia e nella storiografia, una sezione di queste, un percorso a parte il quale si incrocia a volte con quello ufficiale androcentrico. In campo tecnologico, ad esempio, tutti conoscono i big dell’informatica del XX secolo, come Bill Gates, Steve Jobs - ogni giorno siamo circondati dai loro prodotti che hanno già modificato i nostri stili di vita inesorabilmente. Ma quanti sanno che i due celeberrimi imprenditori devono le loro milionarie attività ad una donna del XIX secolo?


Per questo è importante e interessante raccontare la storia di Augusta Ada Byron, la prima programmatrice dei nostri tempi. Nasce il 10 dicembre 1815 a Londra e già il cognome le conferisce uno stato di celebrità, ma non solo: è l’unica figlia legittima di George Gordon Byron - meglio conosciuto come Lord Byron - poeta ed esponente del Romanticismo inglese; ma è anche figlia di Anne Isabella Milbanke, detta Annabella, donna di una immensa cultura ed estremamente affascinata dalla matematica, in cui eccelle particolarmente. Il matrimonio tra i due è destinato a durare molto poco, le divergenze sono enormi e l’arrivo di una figlia non giova: Ada perde contatti con suo padre ad appena un mese di vita, il quale non rivendicò mai la patria potestas nei suoi confronti. L’unica figura genitoriale rimastale, la madre, la educa al calcolo e alle scienze con costanza, nonostante le importanti crisi di salute che colpiscono la giovane Ada sin dall’infanzia. Obiettivo principale di Annabella era allontanare il più possibile la figlia dalla strada poetica percorsa dal padre e, con l’ausilio di eccellenti insegnati, quali Mary Somerville e William Frend – rispettivamente matematica e clericale/scrittore scientifico – Ada acquisisce destrezza nella materia scientifica. Forse è stato un bene deviare il percorso scolastico della figlia: Ada, infatti, si dimostra molto portata per la matematica, disciplina in cui eccellerà particolarmente, stonando con l’epoca, quella vittoriana, che relegava spesso le donne allo studio delle scienze umanistiche. Influenzata anche dal matematico Augustus de Morgan, dal 1832, Ada intraprende lo studio anche accademico della disciplina e solo all’età di diciotto anni, può già vantare enormi risultati.


Il 1833 fu un anno particolare per la giovane, una svolta, promossa dall’incontro con l’ingegnere e matematico Charles Babbage, durante un ricevimento organizzato da Sommerville. La collaborazione tra i due si farà sempre più stressa, nonostante il matrimonio di Ada con William King, Conte di Lovelace  (di cui prenderà il cognome, acquisendo anche il titolo nobiliare di Contessa). Lo sposalizio non cambia le sue abitudini e Ada continua i suoi studi e ricerche al fianco del fidato Babbage, uomo eccentrico, con una mente sublime e inventore della Macchina Differenziale, capace di automatizzare gli step meccanici implicati nel processo di calcolo. L’amicizia la porta ad avvicinarsi allo studio dei calcoli automatici grazie proprio all’invenzione di Babbage, il quale chiese l’aiuto della fresca mente di Ada per costruire un’altra invenzione importante per la storia dell’umanità, la Macchina Analitica, prototipo di un primo calcolatore programmabile. Il fascino per il mondo dei numeri promuove molte nuove amicizie ad Ada, in particolare con l’italiano Luigi Federico Menabrea.


Babbage era stato invitato al Congresso degli scienziati italiani, tenutosi a Torino del 1840, e qui conobbe il giovane ingegnere, grande ammiratore dalle sue macchine e dal suo lavoro. Di ritorno nel Regno Unito, Babbage chiede a Lovelace di tradurre articoli e saggi dell’italiano, in particolare il testo di Menabrea Notions sur la machine analytique de Charles Babbage, dal francese all’inglese. Da questo momento si avvia una fitta e produttiva corrispondenza tra la studiosa e il matematico italiano, che spesso le chiede di aggiungere sue note personali alla traduzione, dei commenti e delle migliorie. Nel 1843 Lovelace pubblica il suo articolo con le note relative al testo di Menarea, in cui spiega il funzionamento della Macchina Analitica come strumento programmabile e al contempo ne prefigura anche le funzioni future, vicine al concetto di intelligenza artificiale. La matematica infatti afferma anche la possibilità che la Macchina Analitica sarebbe diventata, con l’evolversi e l’aggiunta di miglioramenti, uno strumento essenziale per l’umanità.
Così Ada scriveva in quegli anni: «Consentendo al meccanismo di combinare tra loro simboli generali in successioni di varietà ed estensione illimitate, viene stabilito un legame unificante tra le operazioni della materia e i processi mentali della branca più astratta della scienza matematica. Viene sviluppato un linguaggio nuovo, vasto e potente per gli usi futuri dell'analisi, in cui esprimere le sue verità, sicché esse possono avere applicazione pratica più rapida e precisa per i fini dell'umanità di quanto non abbiano permesso i mezzi finora in nostro possesso». Una nota particolare dell’articolo, la “Nota G” è degna di estrema attenzione: questa è corredata di un algoritmo che permette di calcolare i numeri di Bernouilli - una successione di numeri razionali - senza dover conteggiare tutti quelli ad essi precedenti.


Questo algoritmo è ad oggi considerato il primo software della storia: la sua estrema importanza nel campo della programmazione informatica, non è dovuta solo alla valenza computazionale, ma anche perché, grazie ad esso, viene sancito un indissolubile legame tra la Matematica e l’Informatica, specchio di tutte le invenzioni future. Questo è un chiaro esempio di che brillante mente fosse Lovelace, l'Incantatrice dei Numeri - così definita dallo stesso Babbage - che purtroppo morirà precocemente nel 1852, causa un cancro uterino, all’età di 36 anni, lasciando una memoria di inestimabile valore per l’umanità, ma che, fino agli anni ’70 del ‘900, non le viene riconosciuta. Per oltre un secolo non è mai stata citata nei testi accademici e non; le remore ad affidare una merito così grande ad una donna erano ancora molto sentite. Nel 1979, finalmente un cambiamento: in suo onore, il nome ADA viene utilizzato per designare un importante linguaggio di programmazione del Dipartimento della Difesa statunitense. Da questo momento in poi Lovelace ritorna ufficialmente nella storia ufficiale dell’informatica. Al suo lavoro, alla sua intelligenza e alla sua lungimiranza dobbiamo oggi la possibilità di poter usare i nostri tanto amati e indispensabili strumenti informatici.


Di: Simona Amadori

Fonti:
Corrado Bonfanti, Giuseppe O. Longo, Ada Byron e la Macchina Analitica, in “Mondo Digitale”, No. 26, giugno 2008, AICA – Associazione italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico
Silvio Hénin, Ada Lovelace (1815-1852) , in “Mondo Digitale”, anno XIV, No. 57, Aprile 2015, AICA – Associazione italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico
Eugene Eric Kim, Betty Alexandra Toole, Ada and the first computer, in “Scientific America”, Vol. 280, No. 5, May 1999
Martina Pennisi, Marta Serafini, Donne che amano la tecnologia, RCS Media Group, Milano, 2015

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