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venerdì 30 marzo 2018

L'emblematico governo di Amintore Fanfani

Fanfani fino al 1954 non aveva avuto incarichi importanti di partito all’interno della Dc, la sua concezione della politica lo rendeva più un uomo di governo, egli infatti vedeva nel modo di governare uno dei punti di forza di De Gasperi. Diventerà l’uomo di punta del gruppo di Cronache Sociali all’interno dei governi De Gasperi.

Giuramento dei ministri dell'VIII governo De Gasperi a cui il parlamento nega la fiducia

Con la fine del gruppo di “Cronache Sociali” e il ritiro dalla politica attiva di Dossetti avvenuta nel 1951, si avvicinò alla corrente di Iniziativa Democratica di cui sarà uno dei principali esponenti al governo ricoprendo il ruolo di ministro dell’Interno. In questo ruolo condusse l’operazione contro Attilio Piccioni, una delle figure che avrebbero potuto contrastarlo, dopo la fine politica di De Gasperi con le elezioni del 7 Giugno 1953. Tuttavia nel settembre del 53 De Gasperi venne eletto segretario politico della Dc in sostituzione di Gonella, egli accettò questo difficile incarico con molte esitazioni, viste le sue già precarie condizioni di salute e il tentativo difficile di un equilibrio interno alla Dc, come emerse per il voto della sua elezione, dove ci furono 22 schede bianche che provenivano probabilmente dalla vecchia guardia del Dc. Visto il suo avvicinarsi alle posizioni della corrente di Iniziativa democratica, come negli anni precedenti, il suo principale obbiettivo fu l’unità del partito come si può vedere dalla nomina di Giuseppe Spataro come vice segretario e dall’elezione di alcune figure alla direzione centrale,composta da membri sia della vecchia classe dirigente come Tupini e Scelba sia della nuova generazione come Scalfaro e Moro.

Con le elezioni del 7 giugno 1953 si aprì la lunga crisi del centrismo e si alternarono per diversi anni governi molto deboli, in quanto non era scattato il premio di maggioranza previsto dalla “legge truffa”. A nulla valse il tentativo di formare un governo monocolore di De Gasperi che sperava nell’astensione dei partiti laici, che però erano stati scottati più della Dc dal negativo risultato elettorale; Saragat desiderava esplicitamente il superamento della formula centrista e il dialogo con i socialisti, ma i tempi non erano ancora maturi per questo. Anche l’apertura ai monarchici auspicata da Civiltà Cattolica non ebbe successo. Fallito il tentativo di De Gasperi,venne dato l’incarico di formare un nuovo governo a Piccioni, che rappresentava all’interno della Dc la continuità con il vecchio Partito Popolare, egli propose di cercare nuovamente, senza alcun successo, l’astensione dei monarchici coinvolgendo nel governo uomini della Destra della Dc come Spataro e Togni. Ebbe più fortuna il tentativo di Pella che ricevette il voto favorevole dei liberali, dei repubblicani e anche dei monarchici, mentre si astennero socialdemocratici e missini. Fanfani restò al governo nonostante il tentativo di estrometterlo da parte di Pella, perché era considerato troppo di sinistra, dato che le scelte economiche di Fanfani nei governi De Gasperi erano molto vicine a Dossetti. Anche il governo Pella cadrà presto perché era stato proposto dal Presidente della Repubblica Einaudi e la Dc sembrava solo subire questa decisione. Questo governo tenne posizioni molto coraggiose come il sostegno del ritorno di Trieste all’Italia, ma la comunità internazionale guardava con diffidenza queste iniziative. Le cause della caduta di questo governo sono da ricercarsi nell’emergere e affermarsi in modo sempre più evidente della corrente di Iniziativa democratica che in pochi anni dai gruppi giovanili passò al controllo del partito e nel 1953 ai gruppi parlamentari.

Negli stessi mesi all’interno della Dc si stava cercando di capire chi avrebbe potuto essere il successore di De Gasperi; in quella fase Fanfani emerse come il Roberspierre della Dc, infatti dalla posizione di Ministro degli Interni riuscì ad indirizzare le indagini per il caso Montesi verso il figlio di Piccioni, in modo da deliggitimare il padre Attilio Piccioni, l’unico che potesse contendere per capacità politica ed esperienza la successione a De Gasperi di Fanfani. Un primo segnale di dissenso contro il governo Pella può essere colto nell’o.d.g. della direzione della Democrazia Cristiana del 10 dicembre 1953, in cui veniva espresso il rammarico per la rottura delle trattative tra Governo e organizzazioni sindacali. Un duro colpo lo diede Scelba in un discorso pronunciato a Novara il 12 dicembre 1953 in cui sostenne che il Governo era incapace di risolvere la questione di Trieste e auspicava un ritorno al quadripartito. De Gasperi il 17 dicembre 1953 pubblicò un articolo sul settimanale “La Discussione” in cui definì il governo Pella un “governo amico”.

Governo Pella

La crisi fu decisa da Iniziativa democratica, che propose un rimpasto ministeriale voluto da De Gasperi per far cadere il governo. Pella, che colse l’occasione del rimpasto per avvicinare il governo alla Dc,designando come ministri Piccioni agli Esteri e Braschi alle Poste, per sostituire Panetti, e anche per cercare un sostegno stabile dei monarchici, promettendo la sostituzione del ministro dell’agricoltura Rocco Salomone, che portava avanti la riforma agraria con Aldisio contrario alla riforma e più conservatore. Questa scelta non fu gradita sia da Iniziativa Democratica sia da De Gasperi. Si venne a creare nuovamente un conflitto tra il partito e il Presidente del Consiglio, soprattutto dopo che il 5 gennaio 1954 i gruppi parlamentari si erano espressi a favore del rimpasto, sostenendo che il titolare all’Agricoltura dovesse rimanere Salomone. In questa fase successe un singolare incidente: la RAI fece ascoltare a migliaia di radioascoltatori una conversazione via ponte radio tra Andreotti e De Gasperi nella quale questi definiva Aldisio “un incivile”. Pella si dimise e quindi spettò ormai alla corrente di maggioranza “Iniziativa democratica” che controllava metà direzione del partito, scegliere il successore alla presidenza del Consiglio dei ministri.

Il 7 Gennaio 1954 Fanfani ricevette l’incarico di formare il nuovo governo dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, il segretario della Dc De Gasperi si espresse con parole positive riguardo all’incarico a Fanfani, sia in una lettera privata sia in un discorso ai gruppi parlamentari. Tuttavia il Governo non ottenne la fiducia dal Parlamento; questo portò Fanfani a cambiare la strategia politica e dedicarsi quindi al partito. Fanfani dopo questo fallimento non si depresse come successe in seguito in altri momenti difficili della sua lunga vita politica. In seguito a questa mancata fiducia decise di dedicarsi al partito puntando alla segreteria, l’elezione alla segreteria avvenne durante il V° Congresso che si svolse il 26-29 giugno 1954 a Napoli in cui ci fu il passaggio tra De Gasperi e Fanfani . Questo fu l’ultimo Congresso per il leader trentino che morì il 19 agosto 1954.


Video del V congresso della Democrazia Cristiana:



Di: Sunil Sbalchiero

Fonti: G. Galli, Storia della D.C., Laterza, Roma-Bari, 1978
G. Tamburrano, Storia e cronaca del centro-sinistra, Bur, Milano, 1990
F. Malgeri, L’Italia democristiana, Gangemi, Roma, V.
La Russa, Amintore Fanfani, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2006
G. Galli, Fanfani, Feltrinelli, Milano, 1975
L. Radi, La Dc da De Gasperi a Fanfani, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2005
F. Malgeri, La stagione del centrismo, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2002
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