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mercoledì 7 febbraio 2018

Sono tornato: il film che non ti aspetti

Sono tornato è il nuovo film dalla regia di Luca Miniero, libero remake di Lui è tornato. Benito Mussolini , inutile ricordare chi è stato, si ritrova catapultato nel 2017. La guerra è stata persa , l’Italia è cambiata molto da quel lontano 1945, ma lui è ancora qui e si autoconvince che sia stata la provvidenza a riportarlo in vita per affidargli una missione: riconquistare il bel paese. Per farlo, gira il paese, parla con le persone, si fa conoscere e ri-conoscere. Appare in programmi televisivi  di tutti i tipi e viene colpito dai suoi scandali. Ma tra un richiamo agli eventi storici e l’altro cosa cerca di dire questo film? Chi era Mussolini e chi sarebbe oggi se si ritrovasse veramente di nuovo in Italia?


Il film affronta con coraggio tematiche politiche e storiche senza paura di uscire dai binari del politically correct , prende a schiaffi lo spettatore, lo fa ridere di Mussolini come se fosse un personaggio comico e simpatico e probabilmente in più di qualche occasione lo fa essere persino d’accordo con il vecchio Duce rendendone la figura addirittura attraente e interessante per il charme di maschio mediterraneo che esercita sulle donne. Eppure, oltre a ciò, il film ci mette in guardia in maniera persino più esplicita di quanto non abbia fatto il suo corrispettivo tedesco in Lui è tornato, complice il fatto che in Italia la situazione potrebbe essere anche assai  peggiore. Il successo di Benito Mussolini come politico, come capo carismatico che si fa applaudire dalle masse e come dittatore è dovuto dal declino che vive la democrazia e dalla progressiva perdita di fiducia che le persone hanno nella stessa.


D’altronde, l’autoritarismo e il populismo si nutrono come avvoltoi dalla carcassa morta del sistema democratico. Che questo sistema sia deceduto è ripetuto esplicitamente nel film e la dimostrazione viene dallo stesso, quando la telecamera che opera in stile documentaristico, riprende decine di persone comuni fare il saluto fascista a Roma e parlare in toni razzisti ed estremisti senza nessuna vergogna e preoccupazione. In fondo è proprio quando le persone si sentono deluse da un meccanismo che non funziona più che cominciano a pensare se cambiarlo, preoccupandosi solamente del cambiamento senza riflettere su cosa vadano incontro.

Nel secolo scorso come oggi, la storia può ripetersi. Sembra una frase fatta e forse lo sarà anche ma è quanto di più veritiero ci sia. Sono tornato manda un forte messaggio al popolo italiano, lo avverte di non abbassare la guardia, di non farsi imbrogliare e mettere nel sacco da chi è un abile manovratore. Al contempo stesso però , lascia una nota pessimista al suo spettatore che esce dalla sala con la sensazione di essere in pericolo perché rivede negli atteggiamenti dei personaggi del film quello che succede intorno a lui e è normale dato che i personaggi del film sono persone comuni che realmente hanno detto quelle cose e che realmente le dicono. C’è però un barlume di speranza costituita dal personaggio di Canaletti in questa nera visione del presente. Il sempliciotto regista interpretato da Frank Matano, si rende conto di ciò che succede e prova ad agire. Il popolo italiano è così diviso in tre: chi applaude il Duce credendolo un comico o credendo veramente in ciò che dice, chi tenta di fermalo e chi invece lo sfrutta abilmente per il proprio arrivismo come fa il personaggio di Katia Bellini.


“Il problema di questo popolo è la memoria” , dice Mussolini in una scena del film. Il popolo italiano effettivamente ha la memoria corta e arriverebbe a perdonare un Dux che si ripresenta dopo tanti anni dicendosi pentito, dicendosi pronto a ricominciare e a ricostruirsi una nuova identità, tirando anche un’ennesima frecciatina alla condizione politica italiana. Eppure non si dovrebbe mai dimenticare il passato, tantomeno provare una damnatio memoriae, ma imparare a convivere con esso prendendone atto perché esso vive in ogni italiano, è parte della storia italiana e dell’identità stessa degli italiani a cui si deve rapportarsi ogni qualvolta la democrazia comincia a  scricchiolare sotto le martellate dell’intolleranza.



Un altro problema  che il film mette in luce è sicuramente quello dell’integrazione degli stranieri in un momento storico nel quale il dibattito politico è saturo di questi argomenti. La delicatissima questione è trascinata avanti per tutto il tempo, quasi a fare da sfondo a tutta la vicenda. Non manca nemmeno l’occasione  per ricordare il rastrellamento nel ghetto ebraico in una delle scene più toccanti del film.

Insomma, Sono tornato è politicamente impegnato molto più di quello che ci si aspetterebbe da una commedia italiana. Porta lo spettatore alla riflessione e lo lascia con l’amaro in bocca concludendo con un finale non solo aperto ma anche realistico. Non è un finale tipicamente cinematografico dove la narrazione si conclude anzi, rimane aperta e disegna un quadro forse pessimistico e inquietante che vuole essere un monito per tutti: la fiamma dell’odio è sempre pronta ad essere alimentata, basta un attimo.


Di: Cristiano Rimessi

Fonti:
Sono tornato, regia di Luca Miniero.
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